Alziamoci e camminiamo

1 Gesù, entrato in una barca, passò all’altra riva e venne nella sua città. 2 Ed ecco gli portarono un paralitico disteso sopra un letto. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, coraggio, i tuoi peccati ti sono perdonati». 3 Ed ecco alcuni scribi pensarono dentro di sé: «Costui bestemmia». 4 Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori? 5 Infatti, che cos’è più facile, dire: “I tuoi peccati ti sono perdonati” o dire: “Àlzati e cammina”? 6 Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, àlzati», disse allora al paralitico, «prendi il tuo letto e va’ a casa tua». 7 Ed egli si alzò e se ne andò a casa sua. 8 Visto ciò, la folla fu presa da timore e glorificò Dio, che aveva dato tale autorità agli uomini.

(Matteo 9)

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Visto ciò, la folla fu presa da timore e glorificò Dio, che aveva dato tale autorità agli uomini. 

Non pensiamo mai abbastanza a questo potere. Non ci soffermiamo mai abbastanza sul perdono.

Siamo simili, troppo simili, agli uomini del tempo di Gesù, a quelli che lo vedevano camminare in mezzo a loro, e si stupivano dei prodigi che egli compiva sulla fisicità dei suoi contemporanei.

Faceva vedere i ciechi, camminare gli storpi, udire i sordi… Grandi cose, certo, ma cosa c’è di più grande del perdono dei peccati?
Restituire la capacità di camminare ad un paralitico, certo, è una grande cosa. Ma non rende il paralitico migliore, e lo lascia comunque in balia di altre malattie e della morte.
Perdonare al paralitico i propri peccati invece, lo rende capace di gratitudine, lo rende riconoscente, gli apre il cuore, gli instilla nell’animo almeno il dubbio, voglio essere speranzoso, di poter fare lo stesso. Dà al paralitico, ed a ciascuno di noi, la possibilità di vivere una vita nuova, una vita diversa, con un senso più alto.

Dice Paolo che il Signore ci ha affidato la Parola della riconciliazione, ci ha riconciliati con se, attraverso la morte del Figlio, perchè noi possiamo farci a nostra volta parola di riconciliazione con chi ci è vicino, con il nostro prossimo.

L’alzarsi del paralitico deve essere il nostro rialzarci, sulla base della Parola di Dio, solo di quella, per riprendere a camminare, sulle strade della vita, in modo nuovo.

Mettiamo da parte il lettuccio delle nostre certezze, dei nostri pregiudizi, dei nostri giudizi facili e camminiamo a testa alta per andare incontro al Cristo nel fratello o nella sorella che ci troviamo dinanzi.

Preghiamo aiutati anche dalle parole di Agostino di Ippona:

Il medico c’è, è nascosto e sta dentro il cuore. Questo è il vero senso occulto della Scrittura da spiegare.
Se dunque ti trovi davanti a un malato rattrappito nelle membra e colpito da paralisi interiore, per farlo giungere al medico, apri il tetto e fa’ calar giù il paralitico, cioè fallo entrare in se stesso e svelagli ciò che sta nascosto nelle pieghe del suo cuore.
Mostragli il suo male e il medico che deve curarlo.

A chi trascura di fare ciò, avete udito quale rimprovero viene rivolto? Questo: «Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite» (Ez 34, 4). Il ferito di cui si parla qui è, come abbiamo già detto, colui che si trova come terrorizzato dalle tentazioni. La medicina da offrire in tal caso è contenuta in queste consolanti parole: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione ci darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (1 Cor 10, 13).

 

Informazioni su Luca Zacchi

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