Of Pig and Men. Uomini e porci

28 Quando Gesù fu giunto all’altra riva, nel paese dei Gadareni, gli vennero incontro due indemoniati, usciti dai sepolcri, così furiosi, che nessuno poteva passare per quella via.
29 Ed ecco si misero a gridare:
«Che c’è fra noi e te, Figlio di Dio? Sei venuto qua prima del tempo a tormentarci?»
30 Lontano da loro c’era un gran branco di porci al pascolo.
31 E i demòni lo pregavano dicendo: «Se tu ci scacci, mandaci in quel branco di porci».
32 Egli disse loro: «Andate». Ed essi, usciti, se ne andarono nei porci; e tutto il branco si gettò a precipizio giù nel mare e perirono nell’acqua.

33 Quelli che li custodivano fuggirono e, andati nella città, raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.

34 Tutta la città uscì incontro a Gesù e, come lo videro, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

(Matteo 8)

bibbia

Rileggendo questa pericope evangelica, in cui si parla di uomini malati, posseduti dal demonio, e di porci, di maiali, mi è tornato in mente il titolo del romanzo di John Steinbeck, letto nella mia adolescenza, che parlava di Uomini e topi (Of Mice and Men, 1937).

 L’opera, pubblicata nel 1937 ed in parte ispirata all’esperienza autobiografica dell’autore (che in gioventù lavorava come lavoratore stagionale), è ambientata in California durante gli anni della Grande Depressione successiva alla crisi di Wall Street dell’ottobre del 1929. Tra i temi del romanzo ci sono l’amicizia virile, l’illusione del “sogno americano”, la solitudine e il senso del destino.

Il titolo del libro di Steinbeck prendeva spunto da un lavoro di Robert Burns (1759-1796), poeta e scrittore scozzese che racconta di un uomo che, arando un campo, scoperchia e manda in rovina il nido di un topo. Il significato è che qualsiasi piano, anche quello preparato con maggior cura, può andare in rovina. Tanto per il topo, tanto per l’uomo.

Gesù in questo racconto è il Signore della terra, che vede, scopre con la Sua sola presenza, il male che ha infettato l’uomo, lo costringe a scoprirsi, a manifestarsi. Gli uomini del racconto, rabbiosi, fuori di sè, indemoniati, reagiscono pensando di potersi comunque nascondere, se non al Signore, almeno al loro destino, e chiedono di prendere possesso del branco di porci che è lì vicino, al pascolo.

Ma non funziona. Vanno in rovina gli uomini, vanno in rovina i porci.

Uomini e porci come uomini e topi. I piani che pensano di mettere tra parentesi Dio, di ignorare il Signore, inevitabilmente vanno falliti. Così è altrettanto illusorio pensare di “distrarre” Dio nascondendosi da un altra parte, nei solchi tracciati dall’aratro, nei porci al pascolo, come nei mille vizi dell’uomo, nella lussuria sfrenata, nell’avidità di tante economie, nella ricerca dissennata del potere.

Nel romanzo di Steinbeck, un romanzo cosiddetto di formazione, tutti questi stessi elementi sono presenti. La forza incontrollabile di Lennie Small, invece che curato, fatto schiavo per lavoro, come l’amico George, il razzismo degli altri schiavi verso Crooks, l’unico di colore del gruppo, la violenza del potere esercitato di continuo dal figlio del padrone della fattoria, Curley, la lussuria della moglie di questo che provoca i braccianti del padrone, e alla fine l’epilogo. La moglie uccisa da Lennie, Lennie ucciso da George, George morto dentro…

Lennie è vissuto trattato ingiustamente, ingiustamente ucciso muore. Non cambia nulla alla fine di Uomini e topi. Tutto sembra rimanere nella stessa ingiustizia con cui è iniziato il romanzo.

Non cambia nulla nemmeno alla fine del Vangelo, di Uomini e porci. Gli uomini, invece di ammettere i propri errori, invece di cambiare vita, preferiscono eliminare Gesù, cacciandolo via. Tengono più agli animali, alla loro bestiale ricchezza, che all’Uomo.

Poi lo uccideranno, preferendogli un criminale comune. Preferendo una palese ingiustizia al dovere di vivere secondo la giustizia di Dio.

Preghiamo che la nostra fede cresca, che preferiamo Gesù, che preferiamo la Sua Parola.

Informazioni su Luca Zacchi

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