Guarigioni

Guarigione del servo di un centurione
=Lu 7:1-10
5 Quando Gesù fu entrato in Capernaum, un centurione venne da lui, pregandolo e dicendo: 6 «Signore, il mio servo giace in casa paralitico e soffre moltissimo». 7 Gesù gli disse: «Io verrò e lo guarirò». 8 Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9 Perché anche io sono uomo sottoposto ad altri e ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: “Va’”, ed egli va; e a un altro: “Vieni”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo”, ed egli lo fa». 10 Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: «Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande! 11 E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12 ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridor di denti». 13 Gesù disse al centurione: «Va’ e ti sia fatto come hai creduto». E il servitore fu guarito in quella stessa ora.

Guarigione della suocera di Pietro
=(Mr 1:29-34; Lu 4:38-41)
14 Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide che la suocera di lui era a letto con la febbre; 15 ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò. Ella si alzò e si mise a servirlo.

16 Poi, venuta la sera, gli presentarono molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati, 17 affinché si adempisse quel che fu detto per bocca del profeta Isaia: «Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie».

bibbiaaperta

Scrive il fratello Robert Cheaib commentando la prima delle due guarigioni raccontate nella pericope evangelica che leggiamo oggi:

Nel centurione si manifestano due qualità interessanti della fede: umiltà e immaginazione.

Quando Gesù loda la fede di quest’uomo, non loda una capacità di fare enunciati teologici, ma loda la capacità di riconoscimento della propria indegnità del Dono.

Loda anche l’immaginazione, la capacità di vedere le realtà di Dio rispecchiate nel quotidiano, nella propria realtà. In poche parole questo vangelo ci dice che per credere bisogna riconoscersi creature e bisogna essere creativi.

Riconoscersi creature, bisognose della Parola di Dio, che è Parola di misericordia, che è Parola che vede la miseria del cuore umano e gli viene incontro.

Che è Parola che, come scrivevo ieri, nel momento stesso in cui la riconosci veramente e pienamente come tale, opera per la salvezza (E il servitore fu guarito in quella stessa ora.).

Che è Parola che non è legata a delle presunzioni di dignità, indegnità su alcuna base, è pienamente Sovrana sull’uomo e renderà a ciascuno per quanto le è stato obbedito o disobbedito («Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande! 11 E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12 ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridor di denti»).

Non sono le appartenenze razziali, di popolo, ecclesiali a definire chi è salvato e chi no, solo l’obbedienza alla Parola.

Umiltà e immaginazione sono le qualità della fede che si rivelano nella guarigione del centurione.

Umiltà e servizio sono le qualità della fede che ci si svelano nella guarigione della suocera di Pietro.

Gesù la vede malata, la tocca (sgridò la febbre aggiunge l’evangelista Luca) e la febbre la lascia. Ed ella si alza a servirlo. La guarigione della creatura non è per merito, nè per gloria della creatura, ma è perchè si manifesti la gloria di Dio. Ed il porsi, subito, immediatamente al servizio di Gesù, del Cristo, del Verbo è l’unico gesto sensato che la creatura sanata possa compiere.

Spessissimo questo torna nei racconti evangelici. I sanati che prendono a seguire Gesù, che lo servono, che prendono ad annunciarne la grandezza.

Che sia così anche per noi.

Amen.

Informazioni su Luca Zacchi

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