Essere cristiani

Thomas Manton, citato dal pastore Paolo Castellina si interroga su cosa voglia dire essere cristiani.

CHE COSA VUOL DIRE ESSERE CRISTIANI? Un tempo essere cristiani voleva dire fare parte di una popolazione, o di una famiglia, che si dice “cristiana” nel suo insieme. Oggi la nostra società è “pluralista” e, al suo interno si trovano persone che apertamente dicono di far parte di religioni diverse, oppure di non appartenere ad alcuna d’esse, dicendosi, magari, “liberi pensatori”. Essere cristiani, quindi, non è più “automatico”. Altri affermano che si è cristiani quando si appartiene ad una famiglia che per tradizione. appartiene ad una chiesa. si è stati battezzati e confermati, o quando si sostiene finanziariamente una chiesa. Aumenta, però, oggi, il numero di quelle persone che non sono state mai sottoposte, nemmeno da bambini, ad alcun rito religioso, e che non partecipano alla vita di una chiesa.

Si dice che questa sia “la fine della cristianità”, e molti se ne rammaricano con tristezza, considerandolo una delle disgrazie dei tempi moderni. Si potrebbe, però, vedere tutto questo anche in senso positivo, perché spesso, un tempo, “essere cristiani” era solo una formalità con scarse conseguenze pratiche. A che serve, infatti, dire d’essere cristiani se poi non lo si dimostra nei fatti? Vuol dire solo portare una maschera, è un’ipocrisia che non giova veramente né alla persona che la porta, né alla società, e che, soprattutto, discredita anche al nome di Cristo. L’apostolo Paolo, al riguardo d’ipocriti formalisti religiosi, afferma: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli estranei» (Romani 2:24).

E’ bene, quindi, che finisca la cristianità formale, per ricuperare un cristianesimo coerente con i principi biblici che lo definiscono, un cristianesimo fatto di forti persuasioni personali e di una vita vissuta in autentico riferimento a Cristo, coerente con ciò che Lui era, diceva e faceva. John Bunyan, a proposito di un cristianesimo formale, scrisse: “La casa di un formalista è altrettanto vuota di religione come il bianco dell’uovo è privo di sapore”, od anche: “Del fuoco dipinto sul muro non ha bisogno di carburante: è altrettanto facile alimentare una professione di fede morta e formale”  (Thomas Manton).

Nota bene. Thomas Manton era un predicatore, cristiano, riformato, puritano, vissuto tra il 1620 ed il 1677. Ma queste righe sembrano scritte oggi e per l’oggi. Perchè Thomas Manton era innamorato della Parola di Dio, e questa parla con accenti eterni. Con buona pace di chi si ostina a considerarla “superata”, essa è sopra qualsiasi creatura e qualsiasi dialettica invenzione umana…

La Parola di Dio è il carburante della fede. Senza di essa la fede, il cristianesimo, scalda come un fuoco dipinto sul muro…

Informazioni su Luca Zacchi

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