Frutti, non parole. Guardatevi dagli Arpagoni.

15 «Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci.

16 Li riconoscerete dai loro frutti.

Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi. 18 Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni. 19 Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco.

20 Li riconoscerete dunque dai loro frutti.

(Matteo 7)

bibbiaaperta

Li riconoscerete dunque dai loro frutti.

Il fratello Robert Cheaib, teologo, commenta così questo brano:

Quando si pensa a un falso profeta, solitamente il pensiero va a un personaggio che vive un’incoerenza vistosa tra parola e vita. È sicuramente una delle tipologie, ma è un genere facilmente “sgamabile”.
C’è, invece, un genere ancora più sottile. È il tipo di profeta che plasma la fede a immagine dei gusti del momento. È un profeta di audience che dà alla gente quello che si aspetta di sentire. È un personaggio che funge da sonnifero per le grandi aspirazioni dell’uomo.
È il tipo di profeta che vende facile contentezza perché non ha il coraggio di additare la via impegnativa della vera gioia. È uno che ti fa ripiegare sull’io, mentre la tua chiamata è quella di unirti a Dio.

Ritengo abbia ragione, la maggioranza dei falsi profeti odierni, siano anche vescovi, preti o pastori, o qualsiasi conduttore di chiesa o comunità, sono di questo tipo.

Persone che ti invitano, espressamente o più spesso indirettamente, in modo subdolo, omettendo le cose che sarebbe doveroso dire e fare per essere fedeli all’Evangelo del Signore, ad accontentarti, a non andare oltre, a non portare troppo avanti il processo di conversione della tua vita (altrimenti abbandoneresti di seguire loro e seguiresti chi devi, il Signore!).

Quelli che, dice Gesù, vengono verso di voi in vesti da pecore, sembrano bravi, buoni, di buon senso, ma sono solo mediocri. O sono apparentemente grandi parlatori e grandi teologi, ma dentro, continua Gesù, sono lupi rapaci.

Rapaci: si usa il termine greco “harpago“, che significa “uncino”, “rostro”. Conoscete sicuramente tutti la maschera di Arpagone, resa famosa da Molière, un uomo avaro ed assieme smanioso di arraffare ogni cosa per sè. Arpagone si chiamava anche quel ferro uncinato che si vede nei film di pirati, con cui si afferrava la nave da abbordare per depredarla.

Così sono i falsi profeti.

Avari della Parola di Dio, te la centellinano, o ti danno sempre la stessa, quella che non toglie o aggiunge nulla alla tua vita, quella che non ti spinge a cambiarla, che non ti fa fare passi avanti.
E vogliono trattenerti, tenersi il credente per sè, creano il loro piccolo gruppo, la loro “setta”, e cercano di convincerti che solo se rimani con loro sarai un credente vero.
Ti uncinano, appunto, usando la Parola di Dio come se fosse la loro (da falso profeta, perchè il vero profeta ti rimanda, sempre a Dio, ed alla fonte, alla Sua Parola) e sono avidi del tuo tempo e del tuo essere.

Guardatevi dai lupi Arpagoni, fuggiteli, ascoltate i veri pastori del popolo di Dio.
Quelli che, per l’appunto, sanno che il popolo è di Dio e non loro!
Quelli che sanno che è la Parola di Dio che converte e non la loro, per quanto questa possa essere ben pronunciata, ben scritta, e ricca di umana sapienza.

Li riconoscerete dunque dai loro frutti, dice il Signore. Quali sono questi frutti?

Sono quelli che derivano dal cammino di conversione, alla sequela di Cristo, che secondo la narrazione dell’evangelista Matteo, Gesù sta descrivendo nel discorso della montagna; frutti di una conversione totale della propria vita.

Una conversione totale, continua, completa delle proprie priorità (le beatitudini che sono di Dio, non certo di questo mondo!), del proprio modo di parlare e di giudicare (avete inteso che fu detto, mai io vi dico… tradotto, dicono tutti che sarebbe meglio, ma Dio ragiona ed agisce così, ed allo stesso modo dovete fare voi), un accogliere senza discutere la volontà del Padre, riversando su di Lui ogni dubbio ed umana preoccupazione.

Badando a dove l’albero della vostra esistenza mette le proprie radici. Se le mette in Dio, nella Sua Parola, darà frutti buoni (e Dio se ne glorierà. e gli altri se ne nutriranno a loro volta), se le mette altrove darà frutti cattivi (e Dio non li accetterà, e voi magari ingrasserete, sembrerete ben nutrito e benestante, ma devasterete nel profondo il fegato della vostra anima e di quella di chi, disgraziatamente, si nutrirà di voi; e finirete tagliato e gettato nel fuoco).

Nutrito e nutriente o tagliato e gettato nel fuoco?
Con il profeta di Dio o con l’Arpagone?
A noi la scelta.
Badiamo a dove mettiamo le nostre radici.

Frutti, non parole.

Parola, non parole. 

Amen, Signore, secondo la Tua volontà.

Informazioni su Luca Zacchi

http://www.lucazacchi.it - On the ancient path of God, the Holy Bible. Work in #InformationTechnology and #Communication since 1984. Project #digitalstrategy. #PlaySubbuteo since 1973
Questa voce è stata pubblicata in Fede_Cristiana. Contrassegna il permalink.