I’m a social biblical coach!

Chi è il coach? E perchè oggi se ne sente tanto parlare? Una volta, forse, le cose erano più semplici da capire. Il coach era quello che ti allenava a basket, o a calcio, se volevi fare l’esotico a tutti i costi e non dire “allenatore”.

Ti dava degli esercizi da fare a casa, tutti i giorni, e ti diceva che dovevi considerarli un impegno da mantenere, se volevi fare progressi nello sport. Non ti diceva di rinnovare il committment (l’impegno) ogni giorno, ma esattamente quello intendeva.

Se non facevi gli esercizi, o trascuravi i tuoi impegni, ed eri bravo, era capace, si vedeva che lo eri, ti diceva che questo avveniva perchè non eri veramente consapevole di quello che eri chiamato a diventare. Mancavi di fiducia in te stesso, mancavi di consapevolezza. La tua mindfulness era carente, si direbbe oggi!

Ora il coach per antonomasia non è più quello di ambito sportivo (lì ora va di moda avere il personal trainer), ma quello di ambito psicologico. Lo definirei “motivatore“.

Molti coach  professionisti si definiscono così, l’ho visto avendo avuto a che fare di recente con molti testi e lavori, accademici e non, sulla materia, lavorando al progetto di restyling e riscrittura di contenuti di due siti di professionisti del settore.

Coaching, committment, mindfulness sono parole di moda.
Basta vedere gli scaffali, pieni di libri a riguardo, di una grande libreria di Roma, come è capitato al sottoscritto la scorsa settimana.
I libri sul coaching e su ciò che gli è collegato, hanno soppiantato i libri di psicologia, almeno lì dove sono andato, ed ora confinano, ad est con i libri di antropologia e sociologia, ad ovest con la sezione “Bibbia e religioni”.

Ho fatto una foto al “confine” perchè mi incuriosiva… e mi è venuta in mente, con tono scherzoso, la frase che ho messo come titolo:

I’m a social biblical coach!

In che senso, direte voi, a social biblical coach?

Nel senso che è una definizione che mette insieme in un certo ordine, oltre ai miei ambiti di attività, anche un po’ un percorso di vita personale, come si è andato e si va sempre più delineando e precisando.

Social

La passione per il social, il sociale, per l’impegno civile, per la testimonianza pubblica dei valori in cui credevo ed in cui credo è nata con me, si può dire, nel senso che l’ho appresa dai miei genitori, dalla mia maestra, dai miei catechisti quando ero bambino. L’ho portata avanti quando ero adolescente e liceale, con l’impegno nella Comunità di Sant’Egidio e nella politica vissuta a scuola.

Biblical

Non una passione generica però, ma una passione per il sociale motivata e rinforzata dalla mia fede cristiana, una fede però che, lo considero la grazia più grande che ho ricevuto, è sempre stata fondata fermamente sulla Bibbia e sui Vangeli. Mai una fede solo nel Cristo astrattamente conosciuto dalle mille teologie che pure ho studiato, nè una fede vissuta solo e soltanto come ‘fatto sociale’. Nel volontariato, come l’ho vissuto io, e negli scout la fede è sempre stata, come deve essere, legata a doppio filo alla Rivelazione.

Coach

Sociale e fede biblica trovavano e trovano la loro sintesi nell’impegno come coach, come motivatore, nei differenti ruoli avuti nella vita in questo campo, formatore (e insegnante di Sacra Scrittura e Lectio Divina) in Seminario, direttore spirituale di tanti giovani, attraverso ritiri, campi biblici, scout e non, per tanti gruppi e comunità parrocchiali, predicatore nelle chiese battiste, valdesi e metodiste, predicatore di esercizi e ritiri, sempre, immancabilmente centrati sulla Scrittura, nell’ambito cristiano romano e non solo.

In questo momento particolare della mia storia, ‘orfano’ per tanti motivi di una comunità cristiana precisa di riferimento, pure svolgo questo servizio di social biblical coach in modo preminentemente digital ma non solo, perchè, come è giusto che sia, sempre più spesso i legami che stringo attraverso la rete, tramite il mio blog, principalmente, ma anche i social network e l’attività professionale, lavorativa, svolta su di essi, si rivelano per quello che sono, persone di carne e sangue, uomini e donne concrete, compagni e compagne di cammino. Persone concrete con cui parlo, che incontro, ripeto, persone di carne e sangue.

Avere una fede biblica per me significa avere una fede incarnata; attraverso la Scrittura si ha un incontro personale con la persona di Gesù, del Figlio, un incontro personale con Dio. E quando incontri una persona come Lui, che ti trasforma la vita, ti motiva, ti istruisce, ti ammaestra, ti fa crescere, senti il bisogno impellente di farla conoscere anche agli altri. Figli, parenti, amici, chiunque incontri sul cammino. E digitale e reale sempre più si fondono…

Del resto, ci avete mai pensato? Digital non è semplicemente un sinonimo di virtuale. Digital viene da digitus, dito… Qualcosa che si tocca con mano, che si tasta, che a volte è morbido ed arrendevole, altre volte è duro e pare ostico… Ma comunque si tocca!

Mi viene in mente Tommaso, quello gli dice Gesù:

«Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». (Giovanni 20,27)

Credere è essere digital, toccare con mano la realtà della fede nella Persona del Cristo. Essere digital, aver toccato spinge ad essere social, a fare ogni sforzo per portare il Cristo agli altri. Questo si fa con la fonte della rivelazione che è la Bibbia, con una testimonianza che è biblical in parole, gesti ed opere. E questo rende coach, testimoni, formatori, motivatori per noi stessi e per i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Ed è una passione che ti prende. Guai a me se non evangelizzo, diceva Paolo (1 Corinti 9,16). Ho un fuoco da accendere sulla terra, diceva lo stesso Gesù, secondo l’evangelista Luca (12,49).

Its flames burst forth,
it is a blazing flame.
Le sue fiamme ti divorano,
è una fiamma ardente.
(Cantico 8,6)

I’m a social biblical coach! I’m happy to do it!

Sorgente: I’m a social biblical coach! | Luca Zacchi | LinkedIn

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Informazioni su Luca Zacchi

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