Gesù “dalla parte sbagliata del lago”?

Trasgressivo o conformista? Beh, dipende. Si può essere pure conformisti della trasgressione. In ogni caso dipende da che cosa si trasgredisce ed a che cosa ci si conforma. Il Signore Gesù, come ci mostrano i vangeli, spesso trasgrediva le convenzioni sociali del suo tempo e non raramente era occasione di scandalo. È chiaro, però, che si conformava sempre alla volontà di Dio Padre anche se questo andava contro le convenzioni. Lo vediamo nell’episodio dei vangeli di questa domenica (Luca 8:26-39) in cui Egli si reca deliberatamente “dalla parte sbagliata” del lago di Galilea e “si intromette”, incidendovi, in una società sottoposta alla pesante influenza di forze demoniache. 
Testi biblici: 1 Re 19:1-4, (5-7), 8-15a; Salmo 42 e 43; Galati 3:23-29; Luca 8:26-39

Predicazione del pastore Paolo Castellina su Luca 8,26-39 per domani, domenica 19 giugno 2016, Quinta domenica dopo Pentecoste per il Lezionario Riformato, Dodicesima domenica del Tempo Ordinario per il Lezionario Cattolico.

26 Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. 27 Quando egli fu sceso a terra, gli venne incontro un uomo della città: era posseduto da demòni e da molto tempo non indossava vestiti, non abitava in una casa, ma stava fra le tombe. 28 Appena vide Gesù, lanciò un grido, si inginocchiò davanti a lui e disse a gran voce: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi». 29 Gesù, infatti, aveva comandato allo spirito immondo di uscire da quell’uomo, di cui si era impadronito da molto tempo; e, anche quando lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, spezzava i legami, e veniva trascinato via dal demonio nei deserti. 30 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui. 31 Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso. 32 C’era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise. 33 I demòni, usciti da quell’uomo, entrarono nei porci; e quel branco si gettò a precipizio giù nel lago e affogò. 34 Coloro che li custodivano videro ciò che era avvenuto, se ne fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna. 35 La gente uscì a vedere l’accaduto; e, venuta da Gesù, trovò l’uomo, dal quale erano usciti i demòni, che sedeva ai piedi di Gesù, vestito e sano di mente; e si impaurirono. 36 Quelli che avevano visto, raccontarono loro come l’indemoniato era stato liberato. 37 L’intera popolazione della regione dei Gerasèni pregò Gesù che se ne andasse via da loro; perché erano presi da grande spavento.
Egli, salito sulla barca, se ne tornò indietro. 38 L’uomo dal quale erano usciti i demòni, lo pregava di poter restare con lui, ma Gesù lo rimandò, dicendo: 39 «Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te». Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando tutto quello che Gesù aveva fatto per lui.

(Luca 8)

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Gesù “dalla parte sbagliata del lago”?

Conformità e trasgressione

Ci sono “cose che non si fanno” perché vanno contro ciò che in una data società si considerano come corrette, accettabili, rispondenti ai valori condivisi o desiderabili. Vanno contro “la buona creanza”.  Queste regole variano molto da cultura a cultura. Oggi. per esempio, si esige che si rispettino le regole del “politicamente corretto”, cioè che si faccia molta attenzione, in quel che si dice o si fa, per “non offendere” la dignità di determinate categorie di persone rispettandone i diritti, fra cui quelli dell’uguaglianza e delle “pari opportunità” fra maschi e femmine, giovani e vecchi, sani e malati, validi ed invalidi, eterosessuali ed omosessuali, ecc. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo oggi appare quindi, per contro, politicamente scorretta (ad esempio, non si può parlare male di gay e islamici).

Nella cultura dell’antico Israele per gli ebrei tante erano le regole da rispettare, come per esempio: non si poteva parlare in pubblico con una donna oppure, per non contaminarsi, toccare una donna nel periodo delle mestruazioni, toccare del sangue, toccare un morto, entrare in casa di un non-ebreo e mettersi a tavola con lui per mangiare o anche solo attraversare una zona abitata da pagani. Per sovvenire a queste situazioni era necessario sottoporsi a riti di purificazione da eseguirsi meticolosamente.

Ebbene, molte di queste regole su ciò che è accettabile e ciò che non lo è, Gesù e i Suoi discepoli spesso le trasgredivano e le contestavano, suscitando lo scandalo e la riprovazione dei “benpensanti”, gli allineati al “pensiero corretto”, o “pensiero unico”. Per quanto vi sia oggi chi vorrebbe far diventare Gesù un campione del “politicamente corretto”, Egli era una persona eminentemente libera e non si assoggettava a conformismi di qualsiasi natura, se non la conformità al volere e propositi di Dio Padre.

 

Un Gesù libero

Nel testo biblico di oggi Gesù deliberatamente si reca “dalla parte sbagliata” del lago di Galilea per entrare in una zona abitata da pagani. Lì affronta di petto un uomo che era completamente sotto il controllo di spiriti maligni. Quell’uomo “posseduto” è il simbolo dell’asservimento morale e spirituale al nemico di Dio di un’intera società che si crede libera ed autonoma, ma che, ingannata, va inesorabilmente verso la sua distruzione. Quella stessa società a cui egli appartiene non è meno “posseduta” di lui, anche se la fenomenologia è diversa. Leggiamone il testo.

Gesù guarisce l’indemoniato di Gerasa. “Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Quando egli fu sceso a terra, gli venne incontro un uomo della città: era posseduto da demòni e da molto tempo non indossava vestiti, non abitava in una casa, ma stava fra le tombe. Appena vide Gesù, lanciò un grido, si inginocchiò davanti a lui e disse a gran voce: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi». Gesù, infatti, aveva comandato allo spirito immondo di uscire da quell’uomo, di cui si era impadronito da molto tempo; e, anche quando lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, spezzava i legami, e veniva trascinato via dal demonio nei deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui. Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso. C’era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise.  demòni, usciti da quell’uomo, entrarono nei porci; e quel branco si gettò a precipizio giù nel lago e affogò. Coloro che li custodivano videro ciò che era avvenuto, se ne fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna. La gente uscì a vedere l’accaduto; e, venuta da Gesù, trovò l’uomo, dal quale erano usciti i demòni, che sedeva ai piedi di Gesù, vestito e sano di mente; e si impaurirono. Quelli che avevano visto, raccontarono loro come l’indemoniato era stato liberato. L’intera popolazione della regione dei Gerasèni pregò Gesù che se ne andasse via da loro; perché erano presi da grande spavento. Egli, salito sulla barca, se ne tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni, lo pregava di poter restare con lui, ma Gesù lo rimandò, dicendo: «Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te». Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando tutto quello che Gesù aveva fatto per lui” (Luca 8:26-39).

Gesù, dunque, va “dalla parte sbagliata del lago”, fra gente pagana, gente di “un’altra religione”, gente con “uno stile di vita diverso”, con “altri valori” (si direbbe oggi). Che fa? Li “accetta” e “li rispetta”? Va forse a fare una bella conferenza ecumenica con loro celebrando “i valori condivisi” per promuovere “pace” e “tolleranza”? No, li sfida e combatte ciò che per lui è oggettivamente un male e, rivelandone la soggezione a forze del male, libera uno di loro che poi troviamo “vestito e sano di mente”. Questo non impressiona più di quel tanto i suoi compatrioti, tant’è vero che respingono lo stesso Gesù come un “disturbatore” dello status quo. La testimonianza permanente di colui che Gesù aveva liberato, però, li renderà inescusabili.

Questo episodio, inoltre, rivela come Gesù sia, di fatto, un “interventista”. Non se ne sta, infatti, “buono buono” nel suo paese, coltivando la religiosità privatamente (in casa o “in chiesa”), ma “invade” campi che oggi si vorrebbero precludere al movimento cristiano in nome, magari, della “neutralità” e “laicità” della società. Gesù, però, non si lascia impressionare da queste pretese e la Sua opera – che piaccia loro o no – riguarda l’etica sociale, l ‘etica politica, l’economia. Gesù “si intromette”. Egli è Signore su tutta la realtà, in ogni suo aspetto. Per lui “tutto è spirituale”, perché ha radici spirituali. La divisione fra “sacro” e “profano” conviene solo a Satana per essere lasciato in pace. Ma non sarà lasciato in pace!

 

Gesù trasgredisce il relativismo

“Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea” (26).

La regione dei Geraseni, a sud-est del lago di Galilea, era abitata prevalentemente da pagani (da non-ebrei). L’accento di Luca cade espressamente sul fatto che Gesù si fosse recato in modo deliberato, consapevole, in un territorio pagano, “di fronte alla Galilea”. La Sua è una trasgressione dell’isolazionismo degli israeliti di allora che, recandosi “all’estero”, temevano di contaminarsi.

L’opera di salvezza di Gesù si estende a tutte le genti. Gesù è stato costituito dall’unico Dio, vero e vivente, il Salvatore del mondo. Gesù, evidentemente non considerava tutte le religioni, come si vorrebbe far credere oggi, espressioni ugualmente buone e valide di spiritualità, né considerava ogni stile di vita qualcosa di accettabile “nel suo contesto”. Se l’avesse creduto non vi si sarebbe recato per sfidarle, come ha fatto. Magari avrebbe organizzato un “incontro ecumenico” per celebrare ed affermare “i valori comuni”, ma non l’ha fatto. Gesù crede e vive valori assoluti, che esistono checché ne dicano i relativisti. Oggi questo è occasione di scandalo. L’umanità, però, è una e ugualmente contaminata e rovinata da multiformi espressioni del peccato ed è chiamata ad una conversione salvifica a Dio in Cristo, il cui regno intende estendersi in ogni dove, e vi si estenderà nonostante ogni evidenza contraria, perché questo è l’eterno proposito di Dio.

Dice l’Apostolo che Dio ci ha fatto conoscere “il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra” (Efesini 1:9-10).

 

Gesù trasgredisce la pretesa dell’autonomia

“Quando egli fu sceso a terra, gli venne incontro un uomo della città: era posseduto da demòni e da molto tempo non indossava vestiti, non abitava in una casa, ma stava fra le tombe” (27).

La triste realtà di quella terra pagana si presenta a Gesù non appena approda. È una terra dove i démoni la fanno da padrone e nemmeno si nascondono sotto mentite spoglie. Non può essere diversamente là dove il Dio vero e vivente viene respinto. Ogni essere umano Lo conosce perché Dio ha lasciato tracce indelebili di Sé nella natura umana, ma la conoscenza che ha di Lui viene schiacciata e deformata mentre sono messi in piedi idoli di comodo.

Senza Dio l’essere umano non trova la libertà e l’autonomia che vorrebbe avere, ma si apre per essere posseduto da spiriti malvagi che lo corrompono moralmente e spiritualmente mirando alla sua distruzione. Quell’uomo posseduto aveva così perduto “ogni decenza” (“non indossava vestiti”) e il suo piacere è “la trasgressione”. Negata la famiglia e una normale abitazione, vive (se quella si può dire vita) all’insegna della morte (le tombe). Sembra di vedere qui le atmosfere decadenti del “romanzo gotico”[1] che si compiace e gode nelle tenebre della morte e dell’orrore, seguito oggi nei film horror oppure nella “cultura dello sballo”. Con una vita privata ormai di senso e di prospettiva, la “cultura dello sballo” è la cultura indemoniata in cui ci si perde nelle allucinazioni della droga e dell’alcool, dove “ci si distrugge di piaceri” e, privi di ogni inibizione, si vuole “provare tutto”, persino la tortura e l’omicidio “per noia”.

La “cultura dello sballo” viene descritta così: “Alcol e cocaina possono spiegare il totale annebbiamento di umanità, possono permettere di comprendere il delirio dell’omicidio ed ‘i mostri’ che lo hanno accompagnato. Ma l’aver scelto di assumere droga e cocaina per provare l’ennesimo brivido, preferendo l’adrenalina ai piaceri di una conversazione tra amici, le emozioni da sballo all’allegria ordinaria, la pianificazione di un assassinio come “svolta” ad una serata altrimenti priva di emozioni, sono scelte fatte in piena consapevolezza. (…) Le scelte, i progetti — anche quelli criminali — non maturano infatti senza un terreno di coltura, senza una visione del mondo e della vita che, in qualche modo, li rendano plausibili. Non c’è gesto deviante, come può essere anche quello di assumere alcol e cocaina, che non abbia un terreno fertile sul quale fondarsi, un terreno sul quale configurarsi addirittura come un gesto possibile. Ed è proprio da questa cintura culturale di legittimazione dell’irresponsabilità che bisogna partire. Da decenni tolleriamo, meschinamente, una cultura dello sballo e della movida infinita. Siamo indulgenti dinanzi al ‘non fare’, al ‘non scegliere’, sopportando una sindrome di vacanza illimitata che sembra coinvolgere e travolgere il tempo libero, inteso come tempo delle sensazioni e delle emozioni, magari estreme. Dentro una tale concezione trova posto il narcisismo inteso come esaltazione e gratificazione del proprio sé. Questi si annida a segno distintivo sempre meno inaccettabile, sempre meno incompatibile con una società circostante che, irresponsabilmente, addirittura lo tollera, inserendolo utilitaristicamente nei modelli mediatici di maggior successo”[2].

Il Signore Gesù non ha rispetto alcuno per questa cultura di morte che disdegna ogni regola, quelle che Dio ha stabilito per il bene della società umana. Non è una cultura “autonoma”, ma schiava di démoni.È il risultato ultimo “dell’autonomia umana” e Gesù la intende espressamente sfidare e cambiare.

 

Gesù minaccia la cultura dell’autonomia

“Appena vide Gesù, lanciò un grido, si inginocchiò davanti a lui e disse a gran voce: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi»” (28).

L’indemoniato di Gerasa “riconosce” subito Gesù per quello che è veramente. Gesù, infatti, non è “uno come gli altri”, quelli della sua gente, e lo sa benissimo. La “diversità” di Gesù lo turba profondamente, prima ancora che Gesù gli dica qualcosa. Per l’indemoniato, Gesù è di per sé stesso “una vista insopportabile” perché lo mette di fronte alla perversione della sua umanità e la denuncia. Comprende bene che fra lui e Gesù non c’è compatibilità. “Che c’è fra me e te?”, “Che vuoi?” “Che ho io a che fare con te?”, “Che vieni qui a fare? Lasciami in pace”. Gesù non gli ha ancora detto nulla, ma la vista stessa di Gesù gli è insopportabile perché è proprio la presenza del Dio Altissimo quella di cui vorrebbe liberarsi. Non c’è compatibilità fra l’Altissimo e gli abissi di bruttura e di perversione in cui i démoni hanno fatto sprofondare quell’uomo insieme alla società in cui vive. Anche per Gesù la vista di quell’uomo martoriato è intollerabile. Non si può rimanere indifferenti di fronte ad una simile umanità straziata, e Gesù agisce per liberarlo.

 

Gesù si oppone alle tirannie

“Gesù, infatti, aveva comandato allo spirito immondo di uscire da quell’uomo, di cui si era impadronito da molto tempo; e, anche quando lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, spezzava i legami, e veniva trascinato via dal demonio nei deserti” (29).

Gesù, dunque, interviene con la forza e l’autorità irresistibile della Sua Parola per comandare a quello spirito immondo di uscire da quell’uomo del quale si era impadronito.

Scacciare gli spiriti maligni da una persona o da una società non è cosa che le risorse e le forze umane possano realizzare. In questo episodio si vede come la possessione demoniaca fosse tale da rendere quell’uomo molto forte. Quando demoni si impadroniscono di un uomo o di un’intera cultura la situazione, dal punto di vista umano, sembra insormontabile come opporsi al sistema malvagio e violento delle dittature. Ci si può, anzi, ci si deve opporre alle dittature, ma il costo da sopportare spesso è altissimo. Si tratta di combattere forze non a caso mostruose e terrificanti. Blandiscono e rimunerano i loro sostenitori ma si opporranno senza pietà contro tutti coloro che vi si oppongono facendone resistenza. Le dittature quando riescono ad impadronirsi di una società, sembrano invincibili. I loro metodi vengono non a caso definiti diabolici, di un’intelligenza diabolica. La parola di Gesù (quello vero, non quello “addomesticato”), però, è potente. Essa ha il potere di comandare agli spiriti malvagi di abbandonare le loro prede, che prima trascinava “nei deserti” aridi di un’esistenza insoddisfacente (nonostante le sue pretese). Il popolo di Dio non deve farsi intimidire da queste forze, ma è chiamato a combatterle con la testimonianza di chi non intende sottomettersene e la preghiera, consapevoli degli inevitabili costi da affrontare.

Oggi stiamo assistendo al sorgere di una nuova tirannia, quella che, negando la distinzione di genere nelle persone, vorrebbe sovvertire del tutto gli ordinamenti creazionali. Prima blandisce con l’inganno ma è senza pietà per chiunque vi si opponga.

“Nella cultura mass-mediatica il termine è ormai egemonico e ha sostituito – anche negli studi internazionali e nelle analisi di sostegno al terzo mondo – il termine sesso. Il linguaggio recepisce velocemente i cambiamenti e il nostro caso non fa eccezione, tanto che questo nuovo significato di genere è passato all’interno delle nostre culture. La teoria del gender è una idea che sostiene la non-esistenza di una differenza biologica tra uomini e donne determinata da fattori scritti nel corpo, ma che gli uomini e le donne sono uguali da ogni punto di vista; c’è quella differenza morfologica, ma non conta niente. Invece la differenza maschile/ femminile è una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne. Se non ci fossero queste costruzioni culturali non ci sarebbero differenze tra donne e uomini e il genere umano sarebbe fatto di persone uguali. In tal modo la sessualità viene dissociata dalla personalità, non viene naturalmente connessa con la costruzione di una persona. (…)  Si è imposta la tendenza a negare le differenze. Prima l’idea era di essere uguali se cancelliamo la proprietà privata, le differenze sociali, la meritocrazia, se cancelliamo tutto. Oggi, invece, questa utopia dell’uguaglianza ha preso strade diverse: secondo la teoria del gender, l’umanità non è divisa tra maschi e femmine, ma l’umanità è fatta di individui che scelgono chi vogliono essere. Questa utopia dell’uguaglianza è anche quella che sta dietro l’eugenetica: se nessuno è malato, siamo tutti uguali, tutti sani, tutti felici. Il successo di questa omologazione è anche legato al crollo delle ideologie tradizionali, al riempimento di un vuoto dopo il crollo del muro di Berlino. Si introduce così il cambiamento di termini: parentalità invece di genitori, perché genitori sono padre e madre, invece parentalità è una parola strana; parole che cancellano la differenza sessuale e che vorrebbero dire che esistono solo dei nuclei sociali che possono assomigliare alla famiglia, indipendentemente dalla differenza sessuale”[3].

 

Gesù costringe il nemico a rivelarsi per quello che è

“Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui” (30).

Gesù identifica le malvagie forze spirituali che si sono impadronite di quell’uomo. Definire, dare un nome alle forze demoniache è il primo passo per sconfiggerle. Dobbiamo identificare chiaramente chi sia l’avversario, le sue caratteristiche, i presupposti sui quali opera. Colui che per natura è bugiardo ed omicida e astutamente vuole ingannare, può ingannare solo gli sprovveduti che non hanno discernimento. Uno dei compiti dell’apologetica cristiana è quello di costringere l’avversario a rivelare i suoi presupposti e intenzioni, quelli che vorrebbe nascondere dalla vista.

Gesù gli chiede il nome non perché non lo sappia, ma perché le forze demoniache si rivelino per quello che veramente sono senza più nascondersi e così agire su di esse con autorità.

La risposta è “legione”, termine militare latino che sta ad indicare mille uomini, un numero molto grande. Gli oppressori di quell’uomo sono innumerevoli e di varia natura. Ci si potrebbe chiedere chi sia stato quell’uomo per essere posseduto da un numero così grande di démoni. Ci si può chiedere come originalmente si sia aperto a loro tanto da richiamarne un alto numero, oppure come vi abbia originalmente reagito tanto da farli intervenire in forze.  La Palestina allora era dominata da massicce forze di occupazione romane che ne si erano inserite in ogni suo anfratto per sfruttarne le risorse sottomettendola completamente e reprimendo duramente ogni resistenza e ribellione. L’opposizione a queste forze non è nulla di meno che una guerra.

Il nostro testo, con l’uso dei termini che fa, allude espressamente a forze politiche e sociali.

Cristo ed il suo movimento non si astrae dalla politica e dalle questioni sociali, non dice di essere “neutrale” rispetto alla politica. Il suo regno “non è di questo mondo” non nel senso che non se ne interessa o che “riguarda l’aldilà”, ma che i principi che lo caratterizzano sono del tutto diversi da quelli che si sono imposti in questo mondo.

“È triste e spaventevole pensare che quando la società si corrompe, gran parte della chiesa di proposito si immobilizzi. Era successo durante il regime nazista in Germania dove, benché una minoranza vi si opponesse, la maggioranza riteneva più conveniente tacere e sottomettersi, o peggio esserne complice, abbagliata dalla sua propaganda e “successi”. I pericoli che provengono dall’interno della chiesa sono altrettanto seri di quelli che provengono dall’esterno. In molti casi, il pericolo dall’interno è più sinistro, perché porta la voce, il segno e, presumibilmente l’autorità della chiesa, “…anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli” (Atti 20:30). Certo, la chiesa non deve essere ingannata tanto da credere che i nostri problemi possano essere risolti solo o persino prevalentemente attraverso mezzi politici, ma la testimonianza cristiana non è “una questione privata” che non si interessi di politica. La fede cristiana riguarda ogni aspetto della vita. Tutto è “spirituale”  Civiltà sono edificate quando l’intera vita è influenzata dagli effetti fecondi dell’Evangelo che risultano in vite e stili di vita trasformati. Qui il Cristo combatte contro “legioni” intervenendo sulle motivazioni spirituali del comportamento di quell’uomo, ma non ignorando che si tratta di “legioni” e non di fantasmi…

 

Gesù ricaccia i demoni “nelle fogne” e li distrugge

“Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso. C’era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise”” (31-32).

Il termine “abisso” indica nella Scrittura il luogo dove i morti attendono il giudizio di Dio ed ospiterà anche spiriti ostili. Infatti “abisso” si riferisce al luogo dove verranno confinati il diavolo ed i suoi angeli[4]. Solo Dio può cacciare i demoni nell’abisso. È un’ulteriore indicazione che i demoni riconoscono Gesù come Dio.

I demoni appartengono “alle fogne” sporche e puzzolenti del peccato. Sono le profondità del cuore umano, generatrici di mostri, quelle in cui “sguazzano” i demoni. Gesù lo dice chiaramente: “È quello che esce dall’uomo che contamina l’uomo; perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo” (Marco 7:20-23). I démoni non amano stare in quelle profondità. Vorrebbero venirne fuori ed essere legittimati dalla società umana. Non è forse vero che oggi si vorrebbe legalizzare ogni sorta di perversione, non solo quelle legate alla sessualità, ma ogni sorta di anomia, tutto ciò che Dio condanna nella Sua Parola? La società che pretende di liberarsi dai vincoli morali posti da Dio è la società posseduta nella quale i démoni impazzano.

I demoni vogliono “visibilità”, non vogliono rimanere nelle profondità del cuore inconvertito. Chiedono allora a Gesù che “almeno” li lasci entrare nel branco dei porci, simbolo di tutte “le porcate” di cui sono capaci. I porci è quello di cui quella società fa commercio e ci guadagna. È l’industria della trasgressione di cui i démoni sono i manager e dove vi lavorano molti dipendenti guadagnandosi da vivere!

Perché Gesù dà ai demoni questo “permesso”, visto che gli animali poi vengono distrutti? Questo è un altro esempio di un miracolo che è una lezione visuale. I demoni sono distruttivi. Chi lavora per essi ne ha profitto solo fino ad un certo punto. Essi, di fatto, distruggono l’uomo, distruggono i maiali, distruggono tutto ciò che toccano. Il punto è quello di prendere molto seriamente l’influenza demoniaca come pure la potenza di Gesù contro di essa. Fa parte dell’immagine della più vasta lotta per il possesso dell’anima umana. Non vi sarebbe stato dubbio alcuno che la trasformazione di quell’uomo avesse avuto veramente luogo.

Non solo la politica, ma anche l’economia può essere cosa perversa e strumento di oppressione e di morte. Gesù colpisce un’economia basata su criteri ingiusti (immaginiamoci l’industria dello sfruttamento sessuale, prostituzione, pornografia, droga…), e questo è proprio rappresentato da quei maiali. Si tratta indubbiamente di “sporchi affari” resi tali da forze demoniache e che, comunque sono destinate al fallimento, perché ciò a cui Satana mira è solo distruzione e morte, non la prosperità. Difatti: “I demòni, usciti da quell’uomo, entrarono nei porci; e quel branco si gettò a precipizio giù nel lago e affogò” (33).

Gesù acconsente alla richiesta dei demoni, che implicava il dilazionamento dell’esecuzione dimostrando così la Sua misericordia. È così che Gesù li sopprime in questo modo simbolico, sebbene sia ancora futuro il loro giudizio finale (Apocalisse 20:1-3). È il fallimento ultimo della “industria” di Satana.

 

Gesù comanda la testimonianza

Consideriamo l’epilogo di questo racconto: “Coloro che li custodivano videro ciò che era avvenuto, se ne fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna. La gente uscì a vedere l’accaduto; e, venuta da Gesù, trovò l’uomo, dal quale erano usciti i demòni, che sedeva ai piedi di Gesù, vestito e sano di mente; e si impaurirono. Quelli che avevano visto, raccontarono loro come l’indemoniato era stato liberato. “L’intera popolazione della regione dei Gerasèni pregò Gesù che se ne andasse via da loro; perché erano presi da grande spavento. Egli, salito sulla barca, se ne tornò indietro” (34-37).

Coloro che basano la loro vita sugli “sporchi affari” approvati e promossi da potenze demoniache, si spaventano dell’attività di Dio in Gesù e, alla fine, “invitano” Gesù ad andarsene. Le loro attività commerciali non possono “certo” essere messe a rischio da Gesù, dai Suoi discepoli, dal suo movimento. Per loro è troppo inconveniente. Finché la religione non tocca la politica e se ne sta “buona buona” a pregare nei loro templi, essa può essere tollerata, ma non può essere tollerato un Gesù che metta in questione il loro modo di gestire la politica e l’economia! La religione può essere tollerata solo “in chiesa”. Che coloro a cui piace stiano lì a pregare ed a sognare, ma non li vogliamo in piazza!

Quel loro concittadino che si aggirava fra le tombe e posseduto dai loro stessi demoni, poteva loro anche andare bene. Non dava fastidio più di quel tanto al loro stile di vita. Vederlo ora lì, convertito alla via di Gesù è cosa che li spaventa. Con Gesù “si corre il rischio” che altri siano convertiti, e che “l’infezione si allarghi”. e questo per loro “non potevano permetterselo”. È così che “gentilmente” essi mettono Gesù alla porta.

Non c’è spazio nella loro società per una religione che non si sottometta ai loro principi, alle loro leggi, al loro stile di vita. “Se ti adatti puoi rimanere, altrimenti te ne puoi anche andare!”. Quante chiese moderne sono di fatto luoghi pieni di demoni, “sinagoghe di Satana”, asservite loro e che promuovono le politiche “illuminate” da Satana, l’ingannatore, il bugiardo e l’omicida. Questa è pure la sorte di chiese che un tempo erano state riformate secondo la Parola di Dio e delle quali è avvenuto quel che Gesù stesso descrive: “Quando lo spirito immondo esce da un uomo, si aggira per luoghi aridi, cercando riposo; e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, dalla quale sono uscito”; e, quando ci arriva, la trova spazzata e adorna. Allora va e prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, ed entrano ad abitarla; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima»” (Luca 11:24-26).

La testimonianza dell’ex-indemoniato, però non può ne deve tacere. È il solo che sia “demon-free”, libero da demoni, ma deve farsi sentire nella sua società, anche da solo. Egli deve far sapere che cosa Gesù gli ha fatto e perché, e la sua testimonianza dovrà rimanere “la spina nel fianco” della sua società. Saranno così inescusabili nella loro condanna e pure qualcuno, tramite quella stessa testimonianza giungerà alla fede in Cristo ed alla liberazione. Difatti:  “L’uomo dal quale erano usciti i demòni, lo pregava di poter restare con lui, ma Gesù lo rimandò, dicendo: «Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te». Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando tutto quello che Gesù aveva fatto per lui”  (38-39).

Gesù istruisce quell’uomo a dichiarare, a rendere pubblico, che cosa Gesù aveva fatto per lui, in contrasto con le frequenti Sue istruzioni a tacere. Qui, in territorio pagano Gesù permette che nel Suo ministero venga valutato. Se vi fossero stati i rappresentanti giudei del popolo, vi sarebbe state le solite polemiche e discussioni.

L’uomo prega Gesù di permettergli di seguirlo. Il suo desiderio era ammirevole, ma Gesù ordina che il discepolo rimanga dov’è come testimonianza vivente alla potenza e persona di Gesù, almeno temporaneamente. L’uomo risponde come discepolo ubbidiente e diffonde l’Evangelo in una zona fino ad allora non raggiunta. Questo particolare è un paradigma di ciò che implichi la conversione: la responsabilità d’evangelizzare.

 

Conclusione

La società neo-pagana in cui viviamo è, di fatto, una società posseduta da una legione di demoni, e le conseguenze si vedono benissimo, anche se non sempre si manifestano in persone che “danno in escandescenze”. È una società che respinge Dio e le sue leggi morali, che pretende autonomia e dove i demoni sono sempre più arditi nel pretendere legittimazione del loro “stile di vita”. Non si tratta, però, di uno “stile di vita”, ma di uno stile di morte perché si prefiggono solo la distruzione di ciò che Dio ha creato e sistemato. Non ci riusciranno.

Il movimento cristiano in un contesto come questo deve continuare senza esserne minimamente intimidito a testimoniare che il Cristo rimane potenza di liberazione e di cambiamento, in vista del giorno in cui Egli estenderà incontrastato il Suo legittimo dominio su tutta la realtà umana. Il movimento cristiano deve essere altresì libero come il suo maestro, senza temere di essere trasgressivo. Anch’esso deve trasgredire il relativismo della “correttezza politica”, sfidare la pretesa autonomistica dell’uomo rispetto al Dio vero e vivente e continuare giustamente ad esserne una minaccia. Il movimento cristiano deve continuare ad opporsi ed a lottare contro ogni tirannia, costringendo il nemico a rivelarsi per quello che è e, nel nome di Gesù, a ricacciare i démoni nell’abisso da dove sono provenuti negando loro ogni legittimazione, in vista della loro distruzione ultima. La testimonianza di coloro che per la grazia di Dio sono stati liberati dai démoni che li opprimevano deve continuare a farsi sentire inalterata e si farà sentire respingendo la privatizzazione della fede.
Come giustamente hanno detto: “La privatizzazione della fede (…) porta con sé il rischio che [la fede cristiana], pure quando è seriamente vissuta sul piano individuale, non diventi cultura e non incida sulla società. Sottilmente si riduce la fede ad accettazione passiva che certe cose sono vere, ma senza rilevanza pratica per la vita quotidiana. Il risultato è una crescente separazione della fede dalla vita che conduce a vivere “come se Dio non esistesse”. (…) la separazione dei credenti e della fede dalla cultura, incontra il movimento del laicismo che cerca di escludere la religione dalla vita pubblica, lasciando spazio solo al relativismo. Tale visione ideologica conduce ad eguagliare verità e conoscenza e ad adottare una mentalità scientifica che, rigettando la trascendenza, nega i fondamenti della fede, rigetta la necessità di una visione morale e l’esistenza di una legge naturale. (…) è paradossale che, mentre si concede diritto di cittadinanza a ogni ideologia, venga negato il proprio ruolo nel dibattito sul bene comune soltanto [alla fede cristiana]. È questa una forma di violazione della libertà religiosa, che non è soltanto libertà di culto ma è anche libertà dei credenti di offrire la loro fede come fondamento dei principi morali che reggono la società. Per quanto riguarda la Chiesa (…) essa ha un “corpo” dentro la storia (…) per far luce sul mondo, il cui bisogno, purtroppo, è evidente a tutti”[5].

Paolo Castellina, 15 giugno 2016


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