Social Tree e Non Luoghi | da LinkedIn

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Un albero di tecnologie, tante tecnologie, una che richiama l’altra, una collegata all’altra. Questo riporta l’immagine di copertina e ne ho trovate tante su questo stile.

Mi hanno fatto pensare, queste immagini, alla struttura ad albero, un qualcosa che fa parte della mia professionalità come programmatore e come sistemista, assieme al diagramma di flusso e al comando tree del DOS, che ti restituiva l’albero dei contenuti di una directory o di un disco.

Cosa sarebbe l’albero di questo disegno, quello dipinto in verde nell’immagine di copertina, ed in nero nell’immagine di corredo all’articolo?
Con ogni probabilità il Network, la rete Internet, che mette tutti questi frutti tecnologici in comunicazione ed in rapporto uno con l’altro.

Un grande substrato tecnologico, che è utile, in alcuni casi necessario conoscere se sei un operatore del settore e se, oltre che usare e comprendere tutti questi diversi frutti (gustarne i diversi sapori, vedere “che vitamine hanno”, scoprire quale “fa più bene” per il tuo brand, per il tuo business o per quello dei tuoi clienti), li vuoi padroneggiare, vuoi scoprire cosa c’è sotto la buccia o dentro il nocciolo, per incrociarli l’uno con l’altro, per creare dei nuovi “ibridi”.

Se li vuoi padroneggiare, ho scritto, devi conoscere benissimo l’albero e le sue radici tecnologiche, binarie. Ma semplicemente per comprenderli, ed ancor più per usarli questi frutti, tutto questo fare e questo sapere tecnologico serve altrettanto? Serve ancora? Serve allo stesso modo?

A mio parere no. E non solo a mio parere.

Nel suo ultimo libro, “Promuovi te stesso“, Riccardo Scandellari riporta una citazione di Brian Solis, analista e futurologo digitale, da cui è partita questa riflessione:

Nel libro “The End of Business As Usual”, Solis racconta come,
per comprendere i social media,  non si debba studiare la tecnologia,
ma basarsi più sulla sociologia, sulla psicologia e sull’antropologia.

(Riccardo Scandellari, op.cit., p.111)

Sono del tutto convinto che abbia ragione, perchè sempre di più, per comprendere ed usare i social network, è assai più utile capire di dinamiche sociali, di analisi del comportamento e di non luoghi, come li chiama l’etno-antropologo Marc Augè. Perchè i ragionamenti che questo nel 1992 riferiva a centri commerciali, outlet, campi profughi, sale d’aspetto aeroportuali, a mio avviso si prestano benissimo anche ai luoghi di incontro virtuale di cui la rete è piena.

Cosa è più non luogo di una comunità virtuale o di un gruppo Facebook, di unsocial network? E quante persone conosciamo, conoscete, che fuori dalla rete ormai neppure sanno quale sia la loro vera identità, il loro vero essere? E quindi vi passano, transitano e ritransitano più e più volte al giorno, per darsi quel senso che la realtà non riesce più a restituirgli compiutamente? Il non luogo vissuto come rifugio, diceva Augè.

Il non luogo secondo Augè è precario, di transito, esattamente come il social network; basta un piccolo down e sparisci, non sei più nessuno, non ci sei più; basta una denuncia, spesso fasulla e ti sospendono il profilo. E se ti senti “qualcuno” soltanto là, la crisi è assicurata.
Sembra darti una identità il non luogo dei social network, ma è proprio come nei centri commerciali, alla fine hai il grandissimo rischio di essere un anonimo qualcuno.
Schedato, controllato, identificato fin nel dettaglio, qui come utente, lì come cliente. Ma a ben guardare, considerando che oggi la maggior parte dei social network vuole realizzare, monetizzare, fare profitti, alla fine la differenza è veramente infinitesimale, se non nulla.

A molti social oggi, come da sempre ai centri commerciali, quello che veramente interessa identificare, ciò che ti rende veramente unico, è la capacità di spesa del tuo portafoglio. Portafoglio clienti è un espressione considerata di “vecchio stampo” dei commerciali, ma in fondo la realtà è sempre quella.

Pessimista? Non direi. Realista piuttosto. Come tutti quelli che sanno, per una esperienza umana e di lavoro che spazia dal tecnologico alla formazione umana, dal governo dei sistemi informativi e delle loro dinamiche, alla guida delle comunità, sia reali che virtuali, che dietro ogni realtà, ogni luogo o non luogo, c’è sempre e soltanto un uomo.

E un uomo non può vivere delle sole apparenze di un frutto, per quanto questo possa essere bello, colorato e nutriente. Un uomo deve avere un tronco, solido, e delle radici che pescano nutrimento dove veramente questo si trova.

O i frutti finiscono, scoloriscono, avvizziscono, i portafogli si svuotano, ed il non luogo rischia di diventare non vita.

Un mio personale consiglio: formatevi, formatevi, formatevi.
E scegliete bene i vostri formatori.
Diffidate se si limitano ad insegnarvi soltanto delle tecniche, ed altrettanto se vi fanno solo e soltanto discorsi di altissimo profilo.

La vita si vive a tanti livelli, ma è una e quindi occorre che questi siano tutti in equilibrio e bilanciati.

Proprio come l’albero dell’immagine da cui sono partito.

Sorgente: Social Tree e Non Luoghi | Luca Zacchi | LinkedIn

Informazioni su Luca Zacchi

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