Giorno del Signore

“Io sono debitore ai Greci e ai barbari, ai savi e agli ignoranti.15  Cosí, quanto a me, sono pronto ad evangelizzare anche voi che siete in Roma. 16 Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza, di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. 17 Perché la giustizia di Dio è rivelata in esso di fede in fede, come sta scritto: «Il giusto vivrà per fede»”. (Romani 1)

Ti ringraziamo o Signore, per questo grande evangelo di potenza e di giustizia, ti ringraziamo per averci dato la fede di crederlo. O Signore, ti preghiamo che se c’è qui qualcuno che non ha mai ricevuto quel vangelo, che oggi lo riceveranno per fede. Ora aiutaci a vivere da credenti, aiutaci a vivere come persone che hanno vissuto la potenza trasformatrice del vangelo, aiutaci a vivere come persone che hanno sperimentato la manifestazione della giustizia di Dio per la salvezza.

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Il Vangelo della Potenza, sermone di Joe Morecraft III (traduzione ripresa dal blog Cristoregna)

 

Il nostro testo oggi si trova in Romani 1, versi 14-17. Questo è il tema del Libro di Romani.

“Io sono debitore ai Greci e ai barbari, ai savi e agli ignoranti.15  Cosí, quanto a me, sono pronto ad evangelizzare anche voi che siete in Roma. 16 Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza, di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. 17 Perché la giustizia di Dio è rivelata in esso di fede in fede, come sta scritto: «Il giusto vivrà per fede»”.

Questo testo molto familiare fa un’affermazione spettacolare. Afferma che il vangelo predicato, il vangelo che domenica dopo domenica udite predicato nelle chiese che credono la Bibbia, che il vangelo predicato è l’onnipotente potenza di Dio efficace per la salvezza di tutti quelli che credono quel vangelo.

Il semplice vangelo predicato è l’onnipotente potenza di Dio efficace per la salvezza di chiunque crede quel vangelo. Questo è l’unico e solo vangelo che sia rilevante per la condizione del peccatore. Perché il vangelo che possa fare alcunché di bene al peccatore è il vangelo che dà la giustizia di Dio ad un peccatore.

Questo è il cuore del vangelo, eppure queste parole e questo concetto sono così estranei a molti cristiani apparentemente biblici. Lo sapete che si ode dire che il cuore del vangelo è: “Credi in Gesù e tutti i tuoi problemi saranno risolti” ma questo non è il cuore del vangelo. Il cuore del vangelo è: “La potenza di Dio dà la giustizia di Dio ai peccatori che credono” e non c’è nessun altro vangelo che possa fare alcun bene al peccatore. E tutto il libro di Romani è stato scritto per spiegare quella frase e le sue implicazioni.

La potenza di Dio conferisce la giustizia di Dio a ogni peccatore che crede quel vangelo. Il bisogno più grande dell’uomo caduto si può vedere in quest’una frase, in questa domanda: come può un peccatore essere accettato da un Dio giusto che odia ogni peccato ed è determinato a punirlo? Questo è il grande problema. Questo è il grande bisogno che ogni peccatore ha. Come può un peccatore essere accettato da Dio e incontrare il suo favore visto che Dio odia il peccato ed è determinato a distruggerlo. Il libro di Romani risponde a questa domanda.

Amo Martin Lutero. Sapete, quand’egli scrisse il suo commentario a Romani nel 1500 esso fece esplodere una bomba atomica nell’europa del Nord. Dio usò quel libro per spalancare la Bibbia in modo che la gente che fino a quel momento non era stata capace di comprenderla riuscì a vederne la forza, la potenza e la verità, e sentite cosa scrive Lutero sulla verità esposta nei versi 16 e 17.

Dice:

Non troverete mai vera pace finché non la trovate e la mantenete in questo: che Cristo prese tutti i vostri peccati su se stesso e conferisce su di voi tutta la sua giustizia.

Questo è il cuore del Libro di Romani e quel che il libro si presta a spiegare. Vediamo dunque questo testo tematico; considereremo in modo dettagliato le idee e i concetti, in particolare dei versi 16 e 17 perché queste sono le idee, i concetti e le parole che faranno capolino in questo libro volta dopo volta dopo volta. E se non sapete cosa significhino fin dal principio vi smarrirete lungo tutto il libro. Esamineremo dunque in dettaglio i versi 16 e 17 ma notate il loro contesto, lo abbiamo visto la settimana scorsa, Paolo dice: Io sono debitore a Greci e barbari, ai savi e agli ignoranti, dice: mi sento obbligato a presentare l’evangelo a persone di ogni provenienza, mi sento costretto a farlo perché so cos’ha fatto il vangelo nella mia vita. E perciò, poiché sono debitore e mi sento obbligato a predicare e insegnare l’evangelo alla gente, non vedo l’ora di arrivare fino a Roma. Mi sarà difficile, ma lo voglio, non vedo l’ora e sono pronto ad andare fino a Roma se Dio vuole che io vada là, non tengo conto del prezzo da pagare purché io possa predicare l’evangelo anche là.

 

E poi, cominciando al verso 16 dice perché è così desideroso di predicare l’evangelo ed è perché non se ne vergogna. Io non mi vergogno del vangelo di Cristo. Perché? Perché è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. Ora, quando dice: Non mi vergogno del vangelo tenete presente il contesto simile al nostro in cui Paolo viveva, tenete presente il disprezzo per il vangelo che avevano gl’intellettuali Greci e Romani.

Tenete presente che Roma era il centro del potere del mondo e non tollerava potenze rivali. E dunque questa è una dichiarazione forte, una dichiarazione pregna di significato che Paolo pronuncia in faccia agli intellettuali che deridono il vangelo, in faccia agli agenti del potere che non tolleravano rivali Paolo dice: Io non mi vergogno del vangelo di Cristo davanti a nulla, e la leggenda dice che mentre lo tenevano per ucciderlo come martire le sue ultime parole furono ripetutamente: ‘Non mi vergogno. Non mi vergogno’.

Voi ricordate che la settimana scorsa abbiamo preso in considerazione questa parola, vergogna, e abbiamo detto che se uno si vergogna del vangelo, è segno d’incredulità. E se uno non si vergogna del vangelo, quell’assenza di vergogna è segno di vera fede.

Così, dice: Non mi vergogno del vangelo. La parola vangelo significa buona novella. Lo abbiamo già visto. È buona novella che proviene da Dio, e buona novella riguardo a Dio, questo è il modo in cui il libro di Romani comincia. E il vangelo è un messaggio, è un messaggio predicato, cosicché Paolo sta dicendo che il vangelo predicato, il messaggio del vangelo predicato, le cui fondamenta ha già spiegato sopra nei versi 2, 3 e 4, che riguardano il Signore Gesù Cristo, permettetemi di ricordarvelo:

“Come egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, riguardo a suo Figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità mediante la resurrezione dai morti: Gesú Cristo, nostro Signore”

Dice, non mi vergogno di quel messaggio, perché quel messaggio, quand’è predicato fedelmente, rivela ed applica e conferisce la potenza di Dio stesso. Dio salva persone per mezzo di quel messaggio. E per mezzo di nessun altro messaggio che non sia la buona novella del vangelo.

Non mi vergogno del vangelo di Cristo, è la potenza di Dio. Di che potenza si tratta? Cosa significa dire che è la potenza di Dio? Questa è la potenza che appartiene a Dio; è la potenza che procede da Dio, è la potenza di cui Dio si serve, è caratterizzata da qualità divine, la sola potenza che Dio possiede, di che tipo è? … È onnipotenza. L’onnipotenza è il solo tipo di potenza che Dio ha. La sola potenza che Dio ha non è qualcosa di limitato e di flebile, è potenza onnipotente. È una potenza senza limiti, una potenza che vince ogni altra potenza. Voi ricordate la testimonianza dei Salmi: “La potenza appartiene al Signore”. Perciò, ogni volta che la Bibbia attribuisce potenza al Signore, essa è qualificata da caratteristiche divine, questa è potenza illimitata, onnipotente, più grande di qualsiasi altra potenza sulla faccia della terra, o dell’universo intero; una potenza che non può essere resistita in modo ultimo, e che non può essere rovesciata.

E così, ciò che Paolo sta dicendo è: Io non mi vergogno del vangelo di Cristo esso è l’onnipotenza di Dio, l’irresistibile, invincibile, onnipotente potenza di Dio efficace per la salvezza dei credenti.

Ora questo ci porta alla parola salvezza. Non mi vergogno del vangelo di Cristo: è la potenza di Dio per la salvezza.

Quella parola: salvezza è una parola grande. Si può passare una mattina intera a parlare del significato della parola salvezza, tanto è pregna di significato. Significa un sacco di cose, salute, vittoria, liberazione, una pletora di significati. E possiede un lato negativo ed uno positivo. Per esempio, quando Paolo parla della salvezza nel libro di Romani, intende salvezza dal peccato e dalla morte. Vale a dire che per mezzo di questo vangelo siamo salvati dal peccato e dalle sue conseguenze, e siamo salvati dalla morte e dai suoi orrori.

C’è un lato positivo, non siamo solo salvati da qualcosa, ma siamo salvati per qualcosa. Siamo salvati alla vita, siamo salvati alla giustizia. Questo vangelo della salvezza è capace di salvarci dal peccato e dalla morte e di darci vita, nuova vita, vita eterna; e di farci giusti, cosicché dopo aver creduto quel vangelo noi viviamo in un modo che non siamo mai riusciti a vivere prima d’aver creduto quel vangelo.

Io non mi vergogno del vangelo di Cristo, è la potenza di Dio – per la salvezza di chiunque crede.

Questa potenza di Dio che salva peccatori per mezzo del messaggio del vangelo non opera incondizionatamente o universalmente con o in ogni persona universalmente senza alcuna eccezione. In altre parole, non c’è universalismo nel libro di Romani.

Non sta dicendo che poiché la potenza di Dio è rivelata nel vangelo tutti sono salvati, tutti hanno la vita, tutti sono salvati dalle conseguenze del peccato, che credano o no tutti hanno questa salvezza. Questo non è ciò che il testo dice. Il testo dice che questa meravigliosa salvezza è disponibile, è efficace con chiunque … crede.

E che senza fede nel Signore Gesù Cristo la salvezza non è reale, non è valida, e non ha significato nella vita di una persona. Per dirlo nel modo più semplice possibile, se non credi nel Signore Gesù Cristo non sarai salvato dal peccato e dalla morte, non ti sarà data la vita, non ti sarà data giustizia, non c’è salvezza conferita o data al peccatore senza quella fede del peccatore nel Signore Gesù Cristo.

È la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. Cioè, dovunque ci sia fede, dovunque ci sia fede, lì l’onnipotenza di Dio è all’opera per la salvezza e questa è una legge senza eccezioni. Non ci sono eccezioni, chiunque crede, chiunque tu sia, qualunque cosa tu abbia fatto, per quanto orrenda sia stata la tua vita, chiunque crede nel Signore Gesù Cristo, la potenza di Dio diventa efficace nella sua vita per una salvezza completa. Senza eccezioni. Non ci sono eccezioni. Chiunque, puoi guardare qualsiasi persona sulla faccia della terra, chiunque sia, tu puoi sbucare dal nulla e dirgli o dirle: amico, amica, se tu credi nel Signore Gesù Cristo sperimenterai la potenza di Dio per la salvezza nel rimuovere i tuoi peccati, nel salvarti dalla morte, nel darti nuova vita e farti giusto. Il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede e non ci sono eccezioni.

 

Ed inoltre, nell’ultima frase dice: Del Giudeo prima e poi del Greco. Ora, questa dichiarazione non si riferisce meramente alla cronologia. Paolo non sta dicendo che il vangelo è stato offerto per prima ai Giudei, ed essi l’hanno rigettato, e allora abbiamo cominciato ad offrire il vangelo ai Gentili, cioè ai Greci, alla gente non Giudea del mondo, no, dire che il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco, significa dire che il vangelo ha una rilevanza primaria per i Giudei nella storia della redenzione e della salvezza. Furono i Giudei dell’Antico Testamento che furono scelti da Dio per essere il suo popolo speciale, per essere i ricettori di tutte le sue promesse. Furono i Giudei a cui furono affidati gli oracoli di Dio cioè la rivelazione biblica, fu dai Giudei che nacque il Messia del mondo, e per queste ragioni Gesù dice in Giovanni 4: “La salvezza vien dai Giudei”.

Perciò quella frase voleva significare che i Giudei avevano una rilevanza primaria poiché erano proprio al cuore dell’opera di Dio nel preparare il mondo per la salvezza che sarebbe venuta nel Signore Gesù. Ma aver detto questo non rende il Vangelo meno rilevante per i gentili. Giudei e Greci entrambi, sono egualmente ricettori della salvezza, ed ancora una volta, e vedete quante volte viene a galla nel primo capitolo, non c’è discriminazione razziale nel Vangelo. Non siamo salvati per la razza ma per la grazia. Non c’è discriminazione razziale nel vangelo. E quando usa la parola “greci” qui, non sta semplicemente parlando di quei “hoi polloi” che vivono nelle isole del Mar Egeo, la parola “greci” qui è applicata a tutte le razze altre da quella dei giudei. Tutti parlavano greco, tutte le razze altre dai Giudei. E il vangelo è primariamente in relazione ai Giudei, un giorno il Signore li salverà di nuovo, ma il vangelo non è meno rilevante per tutte le nazioni non giudaiche del mondo.

 

Ora, nel verso 17, vedete la ragione per cui il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza. Paolo dice nel verso 16, si vede qui la progressione, Paolo dice: non mi vergogno del vangelo perché è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e anche del greco, ed ora ci dice perché è la potenza di Dio per la salvezza, guardiamo il verso 17, “Poiché,- in esso (nel vangelo) – la giustizia di Dio è rivelata – di fede in fede, come sta scritto ‘il giusto vivrà per fede’”.

Ora, ricordate cos’abbiamo detto poco fa. Il solo vangelo, che può fare alcun bene al peccatore, è il vangelo ove la potenza di Dio rivela la giustizia di Dio al peccatore che crede. E questo è ciò che abbiamo qui, che il vangelo è la potenza di Dio perché in quel vangelo e per mezzo di quel vangelo – la giustizia di Dio – è rivelata di fede in fede- come sta scritto – il giusto vivrà per fede. Questo è un altro modo di descrivere il vangelo che ci è strano, la potenza di Dio per la salvezza nella rivelazione della giustizia di Dio al credente.

Voglio dire che questo non è il modo normale in cui le persone del 21° secolo descrivono il vangelo. Ma è il modo dell’Antico Testamento. Queste sono parole che Paolo ha tratto dall’Antico testamento. E lo vedete volta dopo volta, al costo di essere ripetitivo, che Paolo radica il suo vangelo nel Vecchio Testamento. Date un’occhiata indietro al verso 2 nel capitolo 1, Verso 1 Il Vangelo di Dio, verso 2 ch’Egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, nel Vecchio Testamento. E qui egli sta usando parole e concetti che sono state prese dall’Antico Testamento e nell’ultima parte del verso 17 citerà un verso dall’Antico Testamento per confermare il suo Vangelo e lo fa naturalmente per insegnarci che non c’è dicotomia tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non puoi dire nel Vecchio Testamento c’era un vangelo nel Nuovo ce n’è un altro, Paolo sta semplicemente dicendo: il vangelo che io predico l’ho ricevuto dall’Antico Testamento.

Il contenuto, le parole, i concetti sono tutte parole e concetti dell’Antico testamento, ed esse, sta dicendo, sono quelle che danno forma alla mia predicazione del Vangelo nel Nuovo Testamento. Osservate alcuni versetti insieme con me, ma ciò che voglio che vediate è che quando Paolo dice che il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza perché in esso è rivelata la giustizia di Dio, voglio che vediate l’importanza che questo concetto ha nell’Antico Testamento.

Aprite la vostra Bibbia e prenderemo in considerazione sei testi diversi. Salmo 98: 1-2 , questo è il modo in cui l’Antico Testamento definisce il Vangelo, “Cantate all’Eterno un canto nuovo, perché ha fatto meraviglie; la sua destra e il suo santo braccio gli hanno ottenuto salvezza. L’Eterno ha fatto conoscere lasua salvezza e ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni”. Così, qui vedete nel vecchio Testamento una delle prime volte in cui troviamo combinati insieme le cose che troviamo nel Vangelo del libro di Romani, conoscere la salvezza e la rivelazione della giustizia di Dio.

Ora andate a Isaia 46, verso 13, il Signore dice: “Faccio avvicinare la mia giustizia, non è lontana, la mia salvezza, non tarderà. Porrò la salvezza in Sion e farò vedere la mia gloria a Israele”, dunque qui fa avvicinare la sua giustizia e quando questo avviene la sua salvezza non tarderà.

Ora andate al 51° capitolo di Isaia, 51 e versi da 4 a 8, qui ci sono diversi versetti, il Signore dice: “Prestami attenzione, o popolo mio, ascoltami, o mia nazione, perché da me procederà la legge e stabilirò il mio diritto come luce dei popoli. La mia giustizia è vicina, la mia salvezza sarà manifestata e le mie braccia giudicheranno i popoli; le isole, spereranno in me e avranno fiducia nel mio braccio. Alzate i vostri occhi al cielo e guardate la terra di sotto, perché i cieli si dilegueranno come fumo, la terra si logorerà come un vestito e similmente i suoi abitanti moriranno, ma la mia salvezza durerà per sempre e la mia giustizia non verrà mai meno. Ascoltatemi, o voi che conoscete la giustizia, o popolo, che ha nel cuore la mia legge. Non temete l’obbrobrio degli uomini, né spaventatevi dei loro oltraggi. Poiché la tignola li divorerà come un vestito e la tarma li roderà come la lana, ma la mia giustizia rimarrà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione”. Tre o quattro volte qui vediamo il concatenamento della giustizia di Dio con la salvezza.

Adesso andate al Capitolo 56 di Isaia al verso 1 – “Cosí dice l’Eterno: «Osservate il diritto e praticate la giustizia perché la mia salvezza sta per venire e la mia giustizia per essere rivelata”. Così la venuta della giustizia di Dio e la rivelazione della sua salvezza sono una e la stessa cosa.

Andate a Isaia 62 verso 1 “Per amore di Sion io non tacerò, e per amore di Gerusalemme, non mi darò riposo finché la sua giustizia non spunti come l’aurora e la sua salvezza come una fiaccola ardente”.

Ed in un ultimo testo, che è molto, molto Paolino, voglio dire pensereste che Paolo lo abbia scritto anziché Isaia, Isaia capitolo 61 verso 10, qui c’è una grande raffigurazione della giustificazione che è il tema di Romani “Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno la mia anima festeggerà nel mio DIO, perché mi ha rivestito con levesti della salvezza, mi ha coperto col manto della giustizia, come uno sposo che si mette un diadema, come una sposa che si adorna dei suoi gioielli”.
Dice qui perché io posso stare davanti a Dio, non per qualcosa che io abbia fatto, ma perché Dio mi ha rivestito con le vesti della salvezza e mi ha coperto col manto della giustizia, e su queste basi sono accettato da Dio.

 

Ora, vi ho letto tutti questi versetti per farvi vedere che il libro di Romani è modellato e istruito dal Vecchio Testamento. E il Vangelo è l’onnipotente potenza di Dio efficace per la salvezza di chiunque crede perché in quel vangelo la giustizia di Dio è rivelata alla fede in modo tale che la potenza di Dio salva quella persona a cui la giustizia di Dio è rivelata. Questo è il vangelo.

Per quanto possa essere estraneo al modo in cui noi pensiamo, questo è il vangelo.

Adesso torniamo indietro e consideriamo le parole. Quest’idea di far conoscere la salvezza, la potenza di Dio per la salvezza, e di esibire e rivelare la giustizia sono ovviamente concetti paralleli.

Il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza – perché in esso è rivelata la giustizia di Dio. Ora, quella parola ‘rivelata’ non significa essere manifestata alla comprensione umana, significa molto di più. Molte volte questo è il modo in cui prendiamo questa parola, se qualcosa è rivelato intendiamo significhi che Dio ha manifestato qualche verità alla comprensione umana, ma questo non è il significato della parola rivelata qui in questo testo. È una giustizia dinamicamente rivelata, con effetti salvifici, non è solo una manifestazione alla mente, ma entra nel cuore, è una rivelazione di giustizia ad un individuo che è dinamica e che perviene ad una persona con effetti salvifici e con potenza salvifica. Cosicché nel vangelo la giustizia di Dio è dinamicamente e attivamente portata a influire sulle condizioni di peccatore di una persona. Non è meramente fatta conoscere alla mente, è attiva redentivamente nella sfera del peccato e della rovina.

Qual’è il motivo per cui il solo vangelo che può fare del bene a un peccatore è quel vangelo in cui la potenza di Dio rivela la giustizia di Dio? Perché la cosa di cui un peccatore ha maggiormente bisogno è la giustizia.

Un Dio giusto accetterà solamente persone giuste e produrre giustizia è qualcosa che non rientra nelle nostre possibilità. Tutta la nostra giustizia è come panni sporchi. Tutta la giustizia che possiamo compiere nella nostra vita non è adeguata a trattare il nostro peccato e renderci accetti a Dio. E questo è il motivo per cui il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza, perché in quel vangelo e per mezzo di quel vangelo Dio rivela a noi, dinamicamente, ci conferisce e ci dà proprio quella giustizia che la sua giustizia gli richiede di richiedere.

Non ho messo insieme io questa frase, l’ho presa da Martin Lutero. Nel vangelo, Dio ti dà quella giustizia, quando credi, ti dà quella giustizia che tu devi possedere, se devi essere accettato da un Dio santo. Così, la parola ‘rivelata’ qui, ‘la giustizia di Dio è rivelata’ non è una cosa intellettuale, è una cosa dinamica che giunge con effetti salvifici.

 

E poi la parola ‘giustizia’ – poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, questa è la giustizia che risulta nella nostra salvezza. È una giustizia che procede da Dio, è una giustizia che Dio approva, è una giustizia che è utile con Dio. È una giustizia che è così intimamente collegata con Dio da avere proprietà divine, ed è caratterizzata da qualità divine una delle quali è l’assoluta e totale perfezione. Dio è la fonte e l’autore di questa giustizia e perciò non può che suscitare l’approvazione di Dio, non può che soddisfare le richieste della sua giustizia, e perciò ha valore davanti a Dio.

Questa giustizia che Dio rivela nel vangelo, negli scritti di Paolo, nel Nuovo Testamento è messa in contrasto con due cose.

È messa in contrasto con l’ingiustizia dell’uomo, è la propria ingiustizia che separa una persona da Dio e la cosa di cui ha bisogno è una giustizia con caratteristiche divine, una giustizia che è strettamente identificata con Dio, che procede da Dio cha ha valore per Dio altrimenti quella persona sarebbe persa. Così, questa grande, perfetta giustizia di Dio che ci viene accreditata quando crediamo è messa in contrasto con l’ingiustizia che marchia la nostra vita.

Ma Paolo la mette in contrasto anche con qualcos’altro: la mette in contrasto con la giustizia umana. Non è solo messa in contrasto con l’ingiustizia umana, ma è messa in contrasto con la giustizia umana. Tu non puoi fare abbastanza per renderti accettabile davanti a Dio. Puoi provare da qui fino alla fine della tua vita e fare tutto quello che puoi per renderti accettabile davanti a Dio e la tua giustizia non varrà due centesimi. Così, questa giustizia che Dio dà, quella cosa di cui un peccatore ha bisogno per essere accettato da un Dio giusto, questa giustizia che egli da è in contrasto con la nostra ingiustizia e con tutti i nostri patetici sforzi di produrre giustizia.

Dunque, il vangelo è l’onnipotente potenza di Dio per la salvezza per una ragione: la giustizia di Dio è resa manifesta in modo dinamico e salvifico per la nostra salvezza per mezzo della fede. Niente indica l’efficacia, la completezza, l’irrevocabilità della salvezza che Paolo sta cercando di stabilire e di convalidare nel Libro di Romani se non il fatto che la giustizia che Dio ci da nel vangelo è una giustizia caratterizzata da quell’assoluta perfezione che appartiene a tutto ciò che Dio è e tutto ciò che Dio fa.

Vale a dire che non ha difetti, non ha buchi, non ha lacune: C. H. Spurgeon ha detto che neanche un solo punto di cucitura nel vestito della nostra salvezza è stato cucito dalle nostre mani, altrimenti sarebbe quell’un punto che causerebbe il disfacimento di quel vestito.

Così, non c’è nulla che provi la sicurezza eterna del credente che è il ricettore della salvezza di Dio quanto questa giustizia che è caratterizzata da quella perfezione di tutto ciò che Dio è e tutto ciò che Dio fa.

 

Ora notate cosa dice. Dice: poiché in esso (cioè nel vangelo) la giustizia di Dio è rivelata – di fede in fede. Quella frase, di fede in fede, è dello stesso effetto di quella nel verso 16: di chiunque crede. Così quando dice: la giustizia di Dio è rivelata di fede in fede, è la stessa cosa che dire che il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.

Andate a Romani 3:22. In Romani 3: 22 dice: “cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono”. Ora due volte lo dice, che la salvezza è per fede. Sta cercando di provare il punto? Vuole ripetersi per tecnica didattica? No! Sta dicendo due cose diverse. In Romani 3: 22 dice che la giustizia che Dio da, per mezzo della quale siamo salvati, è ricevuta per mezzo della fede in Cristo, e in secondo luogo che è per tutti quelli che credono. Siamo salvati per fede e chiunque ponga la sua fede in Cristo è salvato.

Guardate in Galati 3:22 – “Ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, affinché fosse data ai credenti la promessa mediante la fede di Gesú Cristo”. Così dice: questa promessa della salvezza è ricevuta per sola fede ed è data a tutti e a chiunque crede nel Signore Gesù. Così, la frase ‘da fede’ indica la verità che è solo per fede che noi diventiamo beneficiari della giustizia di Dio e della salvezza di Dio; ‘a fede’ sottolinea la verità che ogni credente è beneficiario della salvezza qualsiasi sia la sua razza o cultura o grado di fede, perché la fede porta sempre con se la giustizia giustificante di Dio. Dovunque vediate la fede salvifica lì vedrete la giustizia di Dio che porta alla salvezza la persona che crede.

Da fede a fede, dunque, è accoppiata con la parola ‘rivelata’ nel testo in modo che la giustizia è rivelata di fede in fede; vale a dire che questo vangelo è efficacemente fatto conoscere per la salvezza solamente e sempre mediante la fede. Da fede a fede significa solamente e sempre mediante la fede. Il solo modo in cui puoi sperimentare la potenza del vangelo che porta salvezza e giustizia a tuo credito é mediante la fede in Cristo solamente, e chiunque crede in Gesù, chiunque crede, sarà salvato.

Ricordo che quand’ero in seminario a metà degli anni sessanta e in qualche modo stavo giungendo ad una comprensione della predestinazione e dell’offerta gratuita del vangelo – spesso quando incontri una nuova dottrina questa sembra prendere la preminenza su altri aspetti della dottrina – e così noi ricevemmo la visita di un predicatore molto saggio che venne a darci dei consigli su come trattare la dottrina della predestinazione e la dottrina dell’offerta gratuita del vangelo, e questi disse. ‘Giovani signori, voi andate lì fuori e salvate chiunque lo voglia e voi offrite il vangelo della salvezza a chiunque vuole ricevere il Signore Gesù Cristo e Dio vi perdonerà se avrete salvato le persone sbagliate”. Ovviamente non avrete salvato le persone sbagliate, ma il punto è ben fatto.

Paolo poi fa appello al libro di Abacuc, il piccolo libro di Abacuc verso la fine del Vecchio Testamento, egli cita Abacuc 2: 4 per confermare il suo vangelo con la semplice frase “il giusto vivrà per la sua fede”, e dice: ecco cosa sto cercando di dirvi riguardo al fatto che il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza perché in esso la giustizia di Dio è rivelata di fede in fede, cosa sto cercando di dirvi, nel modo più semplice possibile è quello che Abacuc ha detto nel Vecchio Testamento: Il giusto vivrà per fede.

Ora, quando andate a casa, leggete il libro di Abacuc, e osservate quella frase nel contesto di ciò che sta accadendo nel libro di Abacuc e di cosa parla quel piccolo libro. In quel libro il punto è che la fiducia nella promessa della salvezza da parte del Signore e la totale dipendenza dalla sovranità e fedeltà di Dio come Signore e salvatore è la chiave per la vita.

Ancora una volta Dio per mezzo del profeta sta predicendo il fatto che Babilonia sta per arrivare e conquistare il popolo di Dio a motivo dei suoi peccati. Che il giudizio sta per cadere sui malvagi di Giuda per mezzo dei Babilonesi e quando quel giudizio giungerà il giusto vivrà per fede. Le persone che lo supereranno anziché perire per il giudizio di Dio e che riceveranno l’accettazione di Dio sono le persone che credono in Dio quale loro Signore e Salvatore. Questo è ciò che questa frase significa nel Libro di Abacuc.

Quando il resto del popolo d’Israele sarà distrutto dall’apostasia e dal giudizio, il credente nel Signore e nella sua promessa di salvezza sopravviverà.

Al contrario di quelli che in Giuda erano tronfi nella propria giustizia, l’umile credente non porta altro davanti a Dio che la fede. Non porta niente di proprio, perché non ha vita in se stesso, vive per sola fede. Il giusto vivrà per la sua fede nel libro di Abacuc significa che le sole persone che passeranno attraverso il giudizio e lo sfuggiranno sono quei giusti che vivono per fede.

 

Esaminiamo questa frase in Abacuc 2:4. È citata in 3 posti nel Nuovo Testamento. Sapete quali sono questi 3 Libri in cui è citata? Romani; Galati; e il terzo è Ebrei. E ogni volta che viene citata viene enfatizzata una porzione diversa di quella frase. In Romani l’enfasi è sul giusto vivrà per fede. In Galati il giusto vivrà per fede. E in Ebrei il giusto vivrà per fede.

Ora, chi è questo uomo giusto? Il giusto vivrà per fede e passerà attraverso il giudizio e sfuggirà al giudizio di Dio per fede, è costui giusto perché ha fatto abbastanza opere buone da potersi definire giusto? È questo giusto designato tale da se stesso? Sono giusto perché ho fatto tutto quello che dovevo fare e perciò per fede passerò indenne attraverso il giudizio. Questo non è il significato che la parola giusto denota nel Vecchio Testamento. Leon Morris, che mi ha insegnato al seminario perché era un professore aggiunto e un buon professore, ha scritto un grande libro, e se lo puoi trovare  è un libro che vale qualsiasi cosa ti chiedano; non è lettura facile, si intitola “The Apostolic Preaching of the Cross”, e in quel libro egli dimostra che la parola giusto qui, il giusto non è chi si dichiara giusto da se, ma è colui che Dio ha dichiarato giusto. Dio ha dichiarato che la vita di quest’uomo è in armonia con la sua legge e perciò egli è salvato per fede. È giusto per fede. Ora, nel libro di Romani questo fatto è chiamato la giustificazione, e nelle prossime domeniche ci inoltreremo in questo più dettagliatamente. Ma il giusto non è uno che si è meritato di sfuggire al giudizio, è uno che Dio ha dichiarato giusto.

 

Il giusto vivrà, questo si riferisce all’ottenimento della vita eterna e allo sfuggire al giudizio di Dio sul peccato. Il giusto vivrà per fede o il giusto per fede vivrà, queste sono due traduzioni appropriate della frase. Ma vivrà significa vivere anziché perire sotto il giudizio di Dio. Vivrà perché Dio gli ha dato nuova fede, il giusto vivrà anziché perire – per fede. E questo ci porta alla parola fede. La parola fede, il giusto vivrà per fede, questa è la corretta traduzione della parola in ebraico, linguisticamente, esegeticamente e teologicamente. Il giusto vivrà per fede. E l’elemento al cuore della fede è la fiducia e la dipendenza. Il giusto vivrà per fede quale continuo affidamento in Dio quale suo Signore e Salvatore.

Quando vedete la parola fede nella Bibbia, ci sono tre elementi che la costituiscono.

Uno è la conoscenza, hai qualche comprensione, corretta comprensione di ciò che la Bibbia dice riguardo al vangelo; assenso, tu dai il tuo assenso, tu credi in ciò che leggi nel vangelo; ma devi avere il terzo elemento per avere fede salvifica, e questo è che tu hai fiducia di Dio, tu hai fiducia che Cristo è quello che dice di essere nella Bibbia, e così allora il giusto vivrà per affidamento, per fiducia in Dio, fede è la parola giusta, ma in tempi recenti, a causa del “New Perspective on Paul” ed altri, ci sono state due cattive interpretazioni di questo verso che hanno cercato di cambiare il modo in cui la chiesa ha compreso la salvezza.

Una è questa: il giusto vivrà per la sua fedeltà, intendendo quella di Dio. Il giusto vivrà non per fede, ma il giusto vivrà per la fedeltà di Dio verso di lui. Ora, questo è vero, tutto quello che abbiamo lo dobbiamo alla fedeltà di Dio malgrado il nostro peccato, ma questo non sembra essere il concetto in Abacuc 2:4. In questo verso, nel suo contesto originale Dio sta distinguendo l’orgoglioso non-credente dal credente che è accettato da Dio. Abacuc ci sta dicendo come sfuggire il giudizio di Dio che sta per precipitare su Gerusalemme attraverso i babilonesi e vivere – per fede, non per la fedeltà di Dio. Per fede in Dio.

Ma c’è un altra cattiva interpretazione che si vede in molti luoghi e che è molto problematica. È questa è la frase: il giusto vivrà per fede, questa è la traduzione accurata, vi mostrerò perché tra poco, ma questa nuova interpretazione la cambia in: il giusto vivrà per la sua fedeltà. Il giusto vivrà per la sua propria fedeltà ed obbedienza a Dio. Come potete comprendere questa visione è molto problematica, questa interpretazione contraddice il punto che Abacuc sta facendo in tutto il suo libro, vorrei che avessimo il tempo di leggere il libro di Abacuc, vi potrei mostrare che sta dicendo al popolo: voi non siete salvati, dovete guardare al di fuori di voi stessi, non siete salvati da opere che voi fate ma dalla misericordia di Dio solamente.

In secondo luogo, la frase ‘per fede’ in Ebrei 2:4 non può essere tradotta ‘per la sua propria fedeltà’ perché contraddirebbe il punto che Paolo fa in Romani 1: 17. Questo verso, come molti altri versi nel Nuovo Testamento contrappone la giustificazione per fede a qualsiasi cosa l’uomo sia e qualsiasi cosa l’uomo faccia, e tutta la sua fedeltà e tutte le sue opere.

C’è costantemente questo contrasto, siamo salvati per fede e non per cose che facciamo.

Galati 3:11 dice “Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede»”, non per la sua fedeltà, te l’ha appena detto non vivrai per la tua fedeltà.

E in ogni caso la fedeltà di vita è sempre radicata nell’affidamento della fede. Le sole persone che sono fedeli sono quelle che hanno fede nel Signore Gesù Cristo. Così, la giustificazione per obbedienza alla legge di Dio e per la nostra fedeltà è un tentativo di auto-giustificazione, per giustizia personale, e chiunque cerchi di giustificare se stesso davanti a Dio è maledetto da Dio. Ci sono molte altre buone ragioni che potremmo darvi per dirimere che la parola fede in Abacuc e in Romani 1: 17 è fede e non fedeltà. Le 55 volte che la parola greca fede è usata Nuovo Testamento significa fede nella stragrande maggioranza dei casi. Ebrei 11:1 “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”. In quei testi che contrappongono la fede alle opere la fede significa fiducia, non fedeltà alla legge.

Permettetemi di fermarmi con queste due considerazioni conclusive.

Per riassumere, quando Dio manifesta dinamicamente la sua giustizia al credente mediante il vangelo, quel credente è accettato da Dio per sempre. Da quel momento in poi, è proprio come se non avesse mai peccato e proprio come se avesse sempre obbedito tutta la legge di Dio. Questa è la tua immutabile posizione davanti a Dio. Il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza perché in esso al credente Dio rivela dinamicamente la sua giustizia che è assolutamente perfetta al posto della tua giustizia e della tua ingiustizia. E questa è la decisione del giudice dell’universo, il Quale, quando prende una decisione essa non viene mai revocata, non viene mai rovesciata. Quando Dio manifesta a te la sua giustizia per fede, da quel momento in poi quella è la base della tua posizione con Dio, Dio non ti guarda attraverso le tue debolezze e la tua ingiustizia, ma ti vede come se tu fossi rivestito, ricordate Isaia 61, come se tu fossi rivestito con vesti di giustizia, cosicché dal momento in cui hai creduto, e per tutta la tua vita, Dio ti tratta come se tu non avessi mai peccato e come se tu avessi sempre obbedito tutta la legge di Dio. E quella decisione non può mai essere cambiata da parte di Dio. E quando quella giustizia rivelata è compresa da te e ricevuta da te per fede, ha su di te un effetto tremendo, ti stimola a grata obbedienza a Dio.

Quando udite parole come: il vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede non ha importanza chi sia, cos’abbia fatto, perché quella cosa di cui abbiamo bisogno e che non possiamo produrre da noi stessi, Dio ce la da nel vangelo, ed è la sua giustizia assolutamente perfetta e i suoi doni sono irrevocabili, non saranno ripresi indietro e perciò tu sei perdonato, sei vestito di quella giustizia per tutta l’eternità e quella decisione non sarà cambiata, Questo fatto cosa ti fa se sei un credente? Mio caro, tu vuoi servire Dio, mi fa desideroso d’obbedirLo, fa che io gli voglio piacere, Se Egli vuole fare questo per me che sono un peccatore, io voglio fare qualsiasi cosa Egli voglia che io faccia.

 

In tutte le altre religioni, l’obbiettivo della religione è la rimozione della colpa, tutto quello che fai serve a rimuovere la colpa, lo si può dimostrare anche del Cattolicesimo Romano, ma tutto delle religioni pagane punta a fare sacrifici, intraprendere pellegrinaggi, dare del denaro, recitare il rosario, fare tutto ciò che la chiesa richiede in modo tale che alla fine della tua vita la colpa è stata tolta, e non vai all’inferno. E spendi tutto il tuo tempo, e tutta la tua energia, e tutta la tua vita cercando di eliminare la colpa, uscire dal purgatorio, sfuggire all’ira di Dio.

Com’è invece nel cristianesimo? La colpa è rimossa fin dall’inizio, la tua colpa è rimossa proprio nello stesso istante in cui credi nel Signore Gesù Cristo così tu non devi preoccuparti di spendere la tua vita a rimuovere la tua colpa, è già stato fatto, la questione è sistemata, il peccato è stato perdonato, la giustizia è stata accreditata, ed ora tutto questo ti libera dalla paralisi della colpa. Ti libera in modo che tu adesso puoi servire Dio, non cercare di guadagnare dei crediti con Lui nella speranza di essere infine perdonato, sei perdonato.

Ma ora, la rimozione di quella colpa per la fede nel Signore Gesù Cristo, la manifestazione della giustizia di Dio nella tua vita ti colloca in una posizione in cui puoi spendere il resto della tua vita liberamente glorificando Dio e onorando Lui.

Così, vedete questo grande vangelo di Romani 1: 16-17 non schiaccia, non ostacola l’attività etica, non spiaccica l’obbedienza, motiva la persona e stimola la persona ad agire e a vivere come Dio dichiara che Egli è.

Preghiamo.

Ti ringraziamo o Signore, per questo grande evangelo di potenza e di giustizia, ti ringraziamo per averci dato la fede di crederlo. O Signore, ti preghiamo che se c’è qui qualcuno che non ha mai ricevuto quel vangelo, che oggi lo riceveranno per fede. Ora aiutaci a vivere da credenti, aiutaci a vivere come persone che hanno vissuto la potenza trasformatrice del vangelo, aiutaci a vivere come persone che hanno sperimentato la manifestazione della giustizia di Dio per la salvezza.

Nel nome di Gesù. Amen.

Informazioni su Luca Zacchi

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