Credenti in costruzione

Recensione pubblicata in originale sul sito ElpidioPezzella.org

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Questo testo è frutto dell’attività del Laboratorio Ministeriale, area di formazione e approfondimento biblico nato nel seno delle Chiese Evangeliche Nuova Pentecoste e da me curato. Lab Min nasce con l’intento di sopperire al fabbisogno di crescita spirituale di credenti desiderosi di contribuire all’avanzamento del Regno di Dio e alla edificazione della Chiesa. Il “pay off” (frase che racchiude l’essenza del marchio) di Lab Min è “Credenti in costruzione”: l’obiettivo è studiare, raccogliere e trasferire materiale di studio e spunti di confronto per edificare, con l’aiuto del Signore, sulla conoscenza della Parola. La vita spirituale di ogni credente è costruita, come si fa per una casa, pietra su pietra. Gesù scelse dodici discepoli e dall’inizio la sua proposta fu: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19). Disse anche loro: «Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni …» (Matteo 28:19). L’indicazione di Gesù ci ricorda che i credenti sono chiamati a diventare discepoli, mentre il ministero ad insegnare e formare discepoli. Dal canto mio, spero che questo lavoro possa andare in tale direzione, favorendo la crescita individuale, stimolando momenti di condivisione e riflessione di interi gruppi o finanche a livello comunitario. La forma scelta va proprio in questa direzione, offrendo poi nella bibliografia finale possibili ampliamenti e/o approfondimenti.

Ieri ho terminato di leggere (benedetto formato Kindle, che mi permette di leggere anche in metro, al telefono o dovunque mi trovo), questo lavoro del pastore Elpidio Pezzella che approfondisce la spiritualità che è dietro l’esperienza del Laboratorio Ministeriale (in sigla, sui social, Lab Min).

Lab Min, precisa il pastore, è un’area di formazione e approfondimento biblico nata nel seno delle Chiese Evangeliche Nuova Pentecoste con l’intento di sopperire al fabbisogno di crescita spirituale di credenti desiderosi di contribuire all’avanzamento del Regno di Dio e alla edificazione della Chiesa.

Credenti in costruzione perchè la vita spirituale di  ogni credente è costruita, come si fa con una casa, pietra su pietra.

L’autore parte dalla lettura della celebre parabola del padre misericordioso, del figlio prodigo e del figlio maggiore per far rimarcare come il Signore rivolga a tutti il suo appello a lavorare nella sua casa, nella sua chiesa, badando non soltanto a quelle che sono le responsabilità e le attività più importanti ma ad ognuna delle attività, anche le minime, che sono richieste per far più bella e giusta la casa del Padre.

Chiarito il progetto della casa, passa a definire il discepolo, indicativamente citando il titolo di un libro che dice che Discepoli non si nasce ma si diventa. Ci si interroga se le chiese contemporanee, di qualsiasi tendenza o confessione siano, oggi cerchino veramente di formare discepoli o siano invece spesso dedite ad attività, per dirla caritatevolmente come fa l’autore, “di breve respiro”, cito, mirando più ad incontrare i piaceri e le “mode” del momento che i precetti della Scrittura.

Fedeltà ed integrità sono individuate come le due caratteristiche fondamentali del discepolo. Fedeltà alla Parola, a quanto ricevuto, al mandato, alla formazione permanente e continua ed assieme integrità, robustezza nella fede, disciplina nella vita, fermezza nelle difficoltà e nelle persecuzioni.

L’attività nel discepolato, va sempre ricordato, in realtà parte dalle stesse risorse che il Signore ci rende disponibili, attinge alle infinite risorse di Dio, La Scrittura è la prima risorsa!
E l’evangelizzazione, necessaria per fare credenti, prima, e discepoli, poi, non è un qualcosa da tirar fuori, come oggi fanno tante chiese e comunità, per i tempi forti o le “settimane speciali” ma il primo compito del credente divenuto discepolo.

Perchè è possibile, sì, trovare dei credenti che non sono discepoli o non si comportano come tali. L’autore lo sottolinea, ma è la realtà delle nostre chiese e comunità la prima a mostrarcelo. Perciò chi ha fatto questo cammino, i fratelli maggiori nelle comunità, devono prendersi cura dei fratelli minori, ossia di chi è ancora ai primi passi. E si cammina insieme. I veri maestri, in educazione, sono quelli che non smettono mai di crescere, sono quelli che si auto-educano educando i loro alunni, riconoscendoli per quello che sono. Non minori da indottrinare, magari a propria immagine e somiglianza, ma minori da far crescere, ad immagine e somiglianza dell’Unico Maestro che tutti ci ha chiamato.

Per costruire il servizio cristiano (argomento nello specifico del terzo capitolo, in cui il pastore affronta la tematica della messe, molta, e degli operai, pochi, non in senso assoluto, ma nel senso di queli che affrontano davvero il lavoro dei campi!), di nuovo, occorre tornare alle fondamenta di tutto. La Scrittura e quello in cui crediamo (capitolo 4) e l’opera dello Spirito in noi (capitolo 5).

Della Scrittura ho già scritto, vi invito a leggere però con attenzione il quarto capitolo perchè è ricchissimo di domande attuali per la vita delle nostre comunità. Ne cito una come esempio.

Dietro ogni iniziativa dovremmo essere in condizioni di dare affermative risposte a domande quali: La Scrittura dov’è? Dov’è la Parola che alimenta la fede? Ogni sana realtà ecclesiale non può concepire che le attività svolte non siano incentrate sulla Scrittura; qualunque progetto deve camminare lungo il sentiero della Parola e da essa deve essere illuminato”.

Lo Spirito è protagonista del successivo, quinto capitolo, lo Spirito visto come Colui che ha iniziato l’opera della Scrittura, lo Spirito come Colui che ha ispirato  i sui autori umani, lo Spirito che continuamente è dominum et vivificantem.

L’autore quindi avvia un confronto diretto con il proprio essere pentecostali e con l’esperienza del battesimo nello Spirito che deve essere distinta dall’essere ripieni di Spirito. Lo Spirito non è qualcosa di “strano”, o un “effetto speciale” destinato a stupire chi ci osserva.

Vengono riportati i tre significati dell’essere ripieni di Spirito individuati dal pastore Mac Arthur nel suo commento alla Lettera agli Efesini.

“Il primo è riempimento come il vento che gonfia una vela e sospinge l’imbarcazione”:  anche noi dobbiamo essere come uno scafo e scivolare sull’acqua della vita sospinti dallo Spirito.

“Il secondo significato contiene l’idea di permeare”, lasciarsi coprire, preservare, essere sale che non perde il sapore.

Il terzo significato denota un controllo totale della e sulla nostra vita. La grazia di Dio ci raggiunge, ma non ci obbliga; ci conquista, ci avvolge ma non ci preserva dal male; ci allarma ma non decide per noi”.

La preghiera e lo studio, argomento del sesto capitolo, sono gli alleati del discepolo, necessari per un servizio accettabile. Preghiera che diventa studio, aggiungo io, e studio che si fa preghiera. Si prega chi si ama, e si cerca di conoscere sempre meglio chi si ama.

In questo capitolo l’autore fa spesso riferimento a Cullmann ed al suo bellissimo libro su La preghiera nel Nuovo Testamento che anche chi scrive ha avuto la fortuna, in gioventù, di conoscere, leggere e studiare.

Secondo Cullmann preghiamo spesso poco perchè manchiamo di coraggio; di tagliare con le perdite di tempo, di tagliare con le richieste inutili. Anche lui fa il paragone con l’esperienza di una relazione sentimentale vera, con il desiderio che si ha di passare più momenti possibili con il proprio compagno o la propria compagna di vita.

Così, poichè la Scrittura è il Verbo Incarnato (torniamo sempre lì!), Persona, Amato, dice Spurgeon che la preghiera è il martello che accompagna, che deve accompagnare, la lettura e la meditazione della Parola. Il martello, perchè ci scava, ci trasforma, fino a trasfigurare la nostra vita.

Attenzione a credersi arrivati, anche nella preghiera, nei modi e nei tempi di pregare! Non lo si è mai, come non si ama mai abbastanza qualcuno, figuriamoci Dio!

Nello studio, nella formazione del discepolo ad essere servo senza pretese, occorrerà, salvo ovviamente il primato della Scrittura, conoscere l’ambito in cui serviamo, i destinatari del nostro servizio, gli strumenti ed i linguaggi disponibili, su cui aggiornarsi con costanza.

La certificazione finale di tutto questo quale può essere, si chiede il capitolo conclusivo, il settimo e si risponde con la parola Fedeltà, declinata in tanti modi diversi.

Fedeltà a Dio, fedeltà al maestro, fedeltà nella chiamata, fedeltà nell’incarico affidato. Ognuno di questi aspetti richiama l’altro, ci mostra l’argomentare dell’autore, e tutti si rimandano a loro volta tra loro.

Ho trovato personalmente bellissimo uno dei paragrafi conclusivi del lavoro, ne ho fatto la mia preghiera del giorno.

Nel nostro servizio desideriamo essere avvolti dalla grazia di Dio, riempiti dell’amore di Gesù ed avere con noi la comunione, il supporto e la guida dello Spirito Santo.

Amen, Signore, che sia così anche per me.

Assistimi nel mio essere “Credente in costruzione”. Secondo la Tua volontà.

Informazioni su Luca Zacchi

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