Non un iota e neppure un apice

17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5)

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Un Iota. La parola Iota, o yod -’- è il nome per la lettera Ebraica corrispondente più o meno alla nostra vocale “i”. Si tratta della più piccola lettera dell’alfabeto Ebraico.

Un Apice. Le lettere Ebree erano scritte con piccoli puntini o punte (come le lettere Shin o Sin) che servivano per distinguere una lettera da un’altra.  Perciò cambiando un piccolo punto di una lettera si poteva cambiare il significato di una parola distruggendo così il senso del discorso. Quindi i Giudei erano estremamente cauti nello scriverle e consideravano un piccolo cambiamento o omissione una ragione valida per distruggere il completo manoscritto quando trascrivevano il Vecchio Testamento. L’espressione “neppure un iota, o un solo apice della legge passerà” è divenuta proverbiale significando che nemmeno la più piccola parte della Legge può essere distrutta.

Viviamo in un paese, lo sappiamo, dove si discute continuamente di giustizia. A torto ed a ragione, ma se ne discute tanto. Da diversi punti di vista: la lungaggine dei processi, l’inadeguatezza delle pene, la mancata certezza del diritto, le sentenze “creative” di una magistratura che tende sempre più spesso a sostituirsi al legislatore ed alla politica…

Se ne discute tanto, forse troppo. Troppo secondo me, che credo che all’uomo sia impossibile una, come si dice, “giustizia giusta”. La nostra giustizia, non mi riferisco più al qui ed ora, all’hic et nunc dei latini, dai tempi della Bibbia non è altro che una mal riuscita caricatura dell’unica vera giustizia che è quella di Dio.

Mi vengono in mente tanti brani biblici, per primo quello di Susanna e dei vecchioni (Daniele 13, testo apocrifo per le Bibbie Riformate). Lì la giustizia alla fine viene corretta, ma per un intervento extra processuale che ribalta la sentenza di morte (sentenza ingiusta, emessa, come spesso capita nei tribunali umani, badando alla maggior rispettabilità ed al censo degli anziani, alla donna che da vittima di violenza viene trasformata in imputata, ecc…) ma l’andamento del processo è quello che è.

La giustizia nei tribunali umani, in quelli degli scribi e farisei di cui parla Gesù al termine del brano, non è uguale per tutti. E lo si vedrà, chiaramente, proprio nel caso del Cristo, ucciso sull’onda dell’indignazione popolare di una folla sobillata e provocata, si ,ma alla consueta ricerca di un capro espiatorio come spesso sono le folle umane. Assassini veri in libertà e incolpevoli sulla Croce.

Si discute anche, oggi, dei crocifissi nelle aule di tribunale. Personalmente li vedo come dei moniti al giudice ed ai giurati. Ricordati che non sei Dio. Ricordati che per quanto sforzo ci metti mai lo sarai. Cerca di evitare casi come questo della Croce, il caso “sommo” di mala giustizia.

Non so quanto siano efficaci in verità, in una società scristianizzata quale la nostra, dove “cristiano” è spesso una etichetta vuota di contenuto, di cui ci si ricorda al momento del censimento (se l’Italia contasse davvero il 90 per cento di cristiani veri, rinati, trasformati, sarebbe un paese completamente diverso da quello che è!) o quando ci si sposa, si muore o si deve far ricevere un sacramento ai figli, se si è anche nominalmente cattolici (parola che significa “universale”, aperti ad una salvezza offerta a tutti, ma vaglielo un po’ a dire a tanti).

Non so, grazie a Dio, è proprio il caso di dirlo, ho avuto poco a che fare con le aule dei tribunali, se ancora si giuri sulla Bibbia. Altra pratica ormai solo tradizionale, visto che, pur essendo la Bibbia, il primo, più diffuso, più tradotto e più stampato libro di ogni tempo di gente che la conosce davvero non ce n’è più tanta.

Fatto sta che Gesù dice nella Bibbia espressamente di non giurare su nulla, neppure su un capello del nostro capo, perchè non abbiamo potere reale neppure su quello.

Figuriamoci se possiamo aver potere sulla Parola di Dio, se possiamo tirarla dalla nostra parte come se fosse una banale coperta.

Certo è nella Bibbia che si trovano le dieci parole, i dieci comandamenti, le norme etiche fondamentali su cui si basano tutte le società umane. Ma trovatene una, una sola delle dieci, che da qualche parte del mondo sia davvero rispettata, onorata, considerata intangibile ed indiscutibile.

Trovatene una che sia davvero un valore non negoziabile, come piace dire oggi. Neppure il non uccidere lo è, il “Nessuno tocchi Caino” è di Dio, non certo dell’uomo, pronto, quando fa comodo, a crearsi il Caino di turno, da uccidere con tutti i discendenti, figli, nipoti e chi più ne ha più ne metta. L’esatto opposto di quanto fa Dio nella Genesi con l’uccisore del fratello Abele, considerato “nulla” come il suo nome.

Allora, tornando al Vangelo proposto per l’ascolto, la preghiera e la lettura di oggi, Gesù dice di non essere venuto ad abolire la Legge, perchè questa ancora non è pienamente rispettata, nè i profeti, perchè questi continuano a venire ignorati, disprezzati ed uccisi oggi come allora (non ci dice nulla il numero di martiri cristiani, altissimo, di questi tempi?!?).

Neppure uno iota od un apice! Altro che le mille e più chiese apostate che invece di avere la Sola Scrittura come loro unico principio fondante, come sarebbe scritto anche nelle loro Confessioni di Fede, nel Credo di riferimento, continuano a selezionarne brani da classificare come buoni, altri come cattivi, altri come obsoleti, in base a criteri definiti scientifici, esegetici o che dir si voglia.

Si badi, studiare la Scrittura, nei testi originali, quando, e come meglio si può, è cosa buona e giusta, e chi scrive lo ha fatto. E cosa buona e giusta studiare greco, ebraico, aramaico, avere il testo masoretico, la Settanta, il Nestle-Aland ultima edizione sul proprio tavolino, oltre che nella propria biblioteca. Ma tutti questi sono strumenti, non è la Scrittura! Non è la Parola di Dio.

La Parola di Dio va prima di tutto amata, perchè le persone si amano, si ascoltano, e allora ti parlano, e tu scopri il vero te stesso in loro. Discutevo di questo ieri con una maestra della scuola di mia figlia. L’incontro con la Parola di Dio va visto come l’incontro con la Persona del Cristo, con la Persona del Figlio. Prima che tu legga la Scrittura è lei che legge te! Prima che tu capisca quello che la Scrittura vuole dirti, è lei che capisce te, ti perdona, viene incontro al tuo disagio, al tuo peccato.

Esattamente come fa una persona che ti ama davvero. E la Parola di Dio ti ama davvero, ci ama davvero, mi ama davvero. E chi di noi, posto di fronte all’amore della sua vita, se lo ama veramente, vorrebbe toglierli o toglierle un pezzo, fosse solo uno iota o un apice?

Allora diceva bene il santo Girolamo, che l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. E’ vero, come è vero che non amare le Scritture è non amare Cristo, equivale a trasformarlo in una delle tante reliquie ed immaginette sacre che popolano la vetrina del nostro cuore.

Come oggi spesso di fatto è, nel supermarket del sacro in cui abbiamo trasformato la nostra, “supposta”, civiltà post-moderna.

Neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto.

Non illudetevi, non illudiamoci.

Neppure un iota o un apice.

Non sarà politicamente corretto dirlo, ma così è, se vi pare e pure se non.

Informazioni su Luca Zacchi

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