Io sono io e tu non sei… che un social network!

Facebook, il re dei social network, di quelli che adopero (gli altri sono Twitter, il mio preferito, specie da quando con Emanuela Zaccone e gli altri di Dolab School ho imparato ad usarlo al meglio, e Linkedin, dove con i consigli di Mirko Saini e di altri amici sto pian piano ma costantemente migliorando la mia comunicazione) ha due particolarità.

La prima è che è l’unico dei social network che non uso principalmente per lavoro.
La seconda è che è l’unico dei social network che a volte proprio non sopporto!

Per capirsi, non mi è mai capitato di perdere le staffe, o di inquietarmi con qualcuno sul social dell’uccellino o su quello professionale, mentre non posso dire altrettanto di quello di mr. Zuck!

Che poi per far inquietare me ce ne vuole… Vedete, nemmeno riesco a scrivere arrabbiare come mi verrebbe in mente, perchè mi torna in mente mia madre che ogni volta mi rimproverava e mi diceva che non ero un cane… Certe volte il mio autocontrollo mi spaventa. Però su Facebook alcune volte è venuto meno.

Forse è proprio per il fatto che lo uso anche per amicizia, e con gli amici, quelli veri, quelli che poi incontri a casa tua, loro, o per strada, a volte ti prendi delle libertà. Tanto poi vi mangiate una pizza assieme, o vi prendete una birra, e ci fai pace. Non sempre ma quasi. Ma forse è anche, più probabilmente questo è il mio caso, perchè Facebook in realtà è tra i social network quello così generalista, così apparentemente “semplice” che davvero ci scrivono tutti, e ci scrivono tutto ed il contrario di tutto.

Molto spesso con una faciloneria più unica che rara. Mi è capitato di postare commenti a complicate tesi teologiche ed esegetiche, discutere di antropologia culturale o sociologia dell’informazione (a volte però posto anche di cose tipo la montagna, il Subbuteo o il calcio però, non vi preoccupate per me!) e leggere risposte secche e stizzite che manco se discuti del “Capitano, c’è solo un Capitano” al Bar Sport ti rispondono con tanta sicumera!

Coperti dall’anonimato molto spesso, dal “poi se mi dice male cancello il post” (meno spesso ma capitato anche questo), o addirittura (mi è successo una sola volta per ora) dalla segnalazione per nudo della foto in cui eri al mare con tua figlia (così, per dispetto, per farti sospendere il profilo per qualche ora).

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L’ovile di Facebook – foto ripresa dal blog Ningizhzidda.Blogspot.it

Ci penso sempre parecchio comunque prima di rispondere a qualcuno su Facebook.
Tanta gente, anche tra le persone che conosco, qui ha una faccia, nella realtà un’altra.
Se su Facebook ti insulta, incontrandoti per strada fa finta di nulla.

Non vorrei però che a questo punto credeste che io penso “male” di Facebook.
Grazie ad alcune delle mie ultime letture (in particolare Facebook Netiquette di Elpidio Pezzella e Promuovi te stesso di Riccardo Scandellari) mi sono però sempre più reso conto che, come scrive Riccardo, alla fine la sfida che hai, specie nei terreni dove ti senti meno sicuro, come per me Facebook, è sempre con te stesso.
E che, pensando al lavoro di Elpidio, alla fine Facebook è uno strumento di comunicazione come un altro, e che sei tu, sempre tu, che decidi come comportarti sopra di esso. Quali dieci regole darti per muoverti correttamente su di esso.

Davanti a te ci sono sempre due vie, due scelte. Come dice il libro biblico del Deuteronomio, la benedizione e la maledizione (c. 11) la vita e il bene da una parte, la morte e il male dall’altra (c. 30).

E’ prima di tutto una scelta etica. Di etica umana: il fratello va comunque rispettato ed amato, anche se ti tratta come una pezza da piedi; al limite smetti di seguirlo e se insiste lo “allontani”, lo tratti come una persona “tossica”, si dice nel gergo social. La stessa cosa, in gergo cristiano si dice scuotere la polvere dai calzari ed andare oltre, non mancano persone con cui impiegare meglio il tuo tempo e crescere.
Non mi date del cattivo eh? Sono le precise istruzioni di Gesù ai suoi discepoli! Gesù vuole che cresciamo e convertiamo il mondo, non che ci facciamo il sangue amaro o che ce lo facciamo succhiare dalle sanguisughe!

Poi anche una scelta professionale. Ed i motivi, a ben guardare, sono gli stessi di cui sopra. Frequentando Tizio, che mi “spamma”, ovvero mi inonda di post inutili (anche di argomento vagamente biblico, sapeste quanti…), o che si limita a fare polemiche sterili e fini a se stesse, io ho modo di crescere? Nella pazienza sicuramente, o forse, ma se sono su Facebook per motivi professionali non credo proprio che questi comportamenti, solitamente subiti e basta, mi possano essere utili.

Come fare a decidere? Riccardo nel capitolo 5 del suo libro parla del cervello umano e dice che pure avendocelo bello sviluppato, spesso non è sufficiente. Perchè il cervello umano ha spesso, sempre direi, quel benedetto viziaccio di autogiustificarci, di dirci che tu sei bello e gli altri brutti, che tu alla fine hai ragione per questo, quello e quest’altro motivo! Che, insomma, tu sei tu e gli altri non sono un… niente!

Scrivo “niente” non tanto per evitare una parolaccia (pure quello però), ma anche perchè funziona così, il cervello umano, dal giorno che il Signore “inventò” il social network, chiedendo ai fratelli, Caino ed Abele, di comunicare con Lui. Il primo offrì le prime verdure che gli capitarono sotto mano, il secondo gli agnelli più belli ed il grasso. Il Signore, passatemi la battuta, diede il “Like” ad Abele e Caino non la prese affatto bene. E per essere sicuro che non potesse più collegarsi, lo uccise. Lo uccise perchè Abele per lui in quel momento era quello che significava il di lui nome: Awel in ebraico significa anche “nulla”, “niente”, “vanità” (come nel libro del Qohelet: Hewel hewelim, Vanità di vanità). Che poi lo uccise invano, perchè Chi aveva creato il social network non si spaventava di certo di un infinitesimale down! Un istante e il sangue di Abele gli parlava dal suolo…

Però nonostante tutto, nonostante anche siffatto Alto esempio, il nostro cervello peccatore cerca sempre di dirci questo, che tu sei tu e l’altro, alla fine, conta sempre meno di te. O non conta proprio. Allora cosa fare? Come fare a decidere? Chiedendo al proprio cervello un supplemento di sforza, dandogli energie supplementari. Energie che non sono semplicemente tue (o, come si dice a Roma siamo da capo a dodici); per un credente sono le energie che vengono dalla preghiera, dal richiedere il dono dello Spirito.

Per chi sui social lavora e basta, ma tutta questa fede non ce l’ha? Beh, potrebbe essere il consiglio di un amico  che sui social sta da più tempo di te, o con migliori risultati. Mai vergognarsi di chiedere aiuto. E mai disperare di riceverne. Se un influencer ti risponde, magari brevemente o con un po’ di ritardo, ma ti risponde, vale la pena di farsi attaccare l’influenza. Altrimenti, lo dice anche Riccardo nel suo libro, forse conviene passare oltre.

E chi, come me, ha fede e lavora sui social? E’ fortunato! Ed ha una marcia in più. In più gli influencer amici suoi gli rispondono pure, e lo commentano, che potrebbe volere di più?

Un Lucano, no. Un lavoro, forse! Ma in realtà ce l’ha, e poi non è questa la sede…

Vista l’ora, buonanotte!

 

Informazioni su Luca Zacchi

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