Giocare per il gusto del gioco

Articolo originale pubblicato il giorno 1 giugno 2016 sul blog del pastore Elpidio Pezzella

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Io ero presso di lui come un artefice;
ero sempre esuberante di gioia giorno dopo giorno,
mi rallegravo in ogni tempo in sua presenza;
mi rallegravo nella parte abitabile della sua terra,
trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini.

(Proverbi 8:30-31)

 Il giocare della Sapienza, descritto come essere esuberante di gioia, rallegrarsi, trovare la gioia tra i figli degli uomini, è all’inizio della Creazione secondo il capitolo 8 del libro dei Proverbi. Nota in un commento un biblista come la Bibbia non abbia alcun imbarazzo nel descrivere la Sapienza divina creatrice come una fanciulla che sta danzando, divertendosi, nell’orizzonte di quel mondo che sta fiorendo dalle sue mani. Forse Martin Lutero pensava anche a questo brano, oltre che ai tanti passi del Vangelo in cui Gesù dice di essere venuto a provocare la nostra gioia, a renderla piena, scrivendo così per descrivere la realtà ultraterrena: “Allora l’uomo giocherà col cielo e con la terra, giocherà col sole e con tutte le creature. E tutte le creature proveranno un piacere, un divertimento, un amore immenso e rideranno con te, Signore”. La beatitudine celeste è descritta come un giocare con l’Eterno, un essere felice assieme a Lui, provando piacere ed amore immenso.

Nel tempo passato e nel tempo recente, il gioco è sempre stato visto e considerato come il modo per eccellenza che hanno i piccoli, i bambini, per apprendere. Attraverso il gioco si apprendono i comportamenti, si impara a relazionarsi, si cresce nelle abilità e nelle competenze. I maestri più bravi sono sempre stati ritenuti quelli che riescono ad insegnare ai bambini facendo loro conoscere il piacere dell’imparare, insegnando attraverso il gioco, piuttosto che con il semplice indottrinamento. Perché, è senso comune, quello che si apprende in questo modo si ritiene assai più facilmente. Pensate a quanto rimane antipatico solitamente ai bambini imparare le poesie o dei testi a memoria. Ma se gli si fa impersonare un personaggio in una recita, se si trasforma il tutto in teatro, quegli stessi bambini mandano a memoria pagine e pagine di testo. Il gioco è cosa buona, gioca la Trinità, gioca la Sapienza, giocano i bambini. E a detta del Signore Gesù, occorre essere come bambini per poter entrare nel Regno. Che vuol dire questo? Che occorre essere fiduciosi come i bambini, che si affidano nel gioco, si fidano nel gioco, che accolgono i bei momenti che il gioco loro procura, senza starsi a preoccupare troppo, come facciamo noi adulti, che riempiamo tutto di regole, cavilli, eccezioni e permessi. Che ci lasciamo prendere dall’egoismo, dalla voglia di vincere, di primeggiare, di auto-affermarci. Occorre essere come bambini, cercare il benessere, il bene, lo stare bene insieme, tra noi e con Dio, e lasciare il resto. “Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto vi sarà dato in sovrappiù… Non affannatevi…”.

A me che scrivo piace tanto giocare, chi mi conosce lo sa. Mi piace giocare tanto in particolare ad un gioco di simulazione del calcio che si chiama Subbuteo, una delle tantissime forme di calcio da tavolo. Ho iniziato a giocarci che avevo dieci anni e poco più, e ancora ci gioco oggi, che gli anni si sono moltiplicati per cinque e sono andati anche avanti. Mi piace per tanti motivi, ma il primo è quello che ho detto. Giocare mi ricorda che devo essere bambino. Giocare, cercare il tempo per farlo, mi ricorda che il tempo è un dono, un regalo che mi è fatto. Giocare e, nel caso del Subbuteo, provare la gioia del bel tocco, del “girello”, del colpo d’occhio dei colori delle squadre, dei sorrisi e degli “sfottò”, mi ricorda quanto poco ci vuole, in fondo, per essere felici anche con il poco. Giocare mi ricorda che ci divertiamo e ci salviamo assieme. Che abbiamo bisogno degli altri. Giocare, e discutere per un tocco sbagliato, se è fallo o non lo è, mi ricorda che alla fine siamo tutti peccatori, tutti affidati, però, per fortuna, magari non nel Subbuteo, ma nella vita, ad un arbitro che è l’unico imparziale. Perché ci vuole bene, e non vuole che si perda nemmeno il più piccolo e sfortunato dei suoi compagni di gioco.

Certo, non è sempre facile giocare. Per il peccato di cui siamo portatori, di cui scrivevo sopra. Una tra le più vecchie squadre di calcio scozzesi e del mondo, che ho riprodotta anche a Subbuteo, il Queen’s Park, gli Spiders per gli appassionati del genere, una Juventus a strisce orizzontali, ha un motto che ho sempre trovato bellissimo ed ho fatto mio. Recita questo motto: “Ludere causa ludendi”. Che in italiano suona “Giocare per il gusto del gioco”, sapendo che è un gioco, senza dannarsi l’anima per vincere, perché nessuno può vincere sempre, e perché non siamo noi gli arbitri della nostra vita, anche se, a volte, ci piacerebbe tanto esserlo. Occorre “Ludere causa ludendi” in tutta la nostra vita, è il messaggio del gioco, e del giocare di Dio. Perché, appunto, la vita è qualcosa che ci è stato donato. Perché non ne siamo padroni, non ne siamo arbitri. Perché dobbiamo imparare a gioire di quello che abbiamo. Perché dobbiamo tendere come meglio possiamo a migliorarci nel gioco (“Del nostro meglio” era il mio motto da piccolo scout; assieme al Subbuteo lo scautismo è il luogo dove ho più imparato a giocare) ma sapendo accontentarci di quella che è la nostra debolezza.
Difatti, il “nodo vaccaio doppio” non sono mai riuscito a stringerlo bene, nemmeno quando ero un Capo Scout. Così come sono bravo a parare, a Subbuteo, ma assolutamente incapace di allestire una difesa degna di questo nome. Ed arrivo regolarmente ultimo nei nostri tornei… Perché, si dice a Subbuteo, se il dito non ce l’hai, non ce l’hai… Ma l’importante è giocare, giocare a fare del proprio meglio, e soprattutto ricordarsi chi è il nostro primo ed ultimo compagno di gioco. Giocare è fare memoria che siamo tutti debitori della Sapienza di Dio.

E mi piace chiudere riprendendo quel meraviglioso brano di Lutero che ho citato all’inizio di questo scritto. “Allora l’uomo giocherà col cielo e con la terra, giocherà col sole e con tutte le creature. E tutte le creature proveranno un piacere, un divertimento, un amore immenso e rideranno con te, Signore”. Accresci la mia fede, Signore, perché io possa giocare con Te, quando vorrai. Amen

Informazioni su Luca Zacchi

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