L’autenticità. Scribi e vedove

38 Nel suo insegnamento Gesù diceva: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze, 39 e avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; 40 essi che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggior condanna».

(Marco 12)

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L’autenticità è il tema della brevissima pericope, appena tre versetti, che il Vangelo ci propone oggi. Gesù rimprovera stavolta gli scribi per la loro non-autenticità.

Gli scribi amavano la Legge di Dio, la studiavano di continuo, erano interrogati nelle sinagoghe ed erano gli invitati che ognuno voleva avere nella propria casa, al proprio banchetto, perchè davano lustro a chi li aveva come commensali. Le persone amavano interrogarli ed ammiravano la sapienza e la complessità delle loro risposte.

Questo però, e per questo Gesù li rimprovera, spesso significava che spezzettavano la legge in mille e mille pezzi, e finivano per perdere di vista la verità, il senso ultimo,lo Spirito con cui veniva data ad Israele.

Così, ad esempio, divoravano le case delle vedove. Ai tempi di Gesù quella della vedova era una condizione dura. Già la vedovanza in sè era uno stato di grande dolore, di lacerazione interiore, di frantumazione di affetti. Se poi si era povere non rimaneva che mendicare o, nel peggiore dei casi, prostituirsi. Se si avevano dei beni, occorreva guardarsi da chi si accostava loro per impadronirsene, approfittando del loro stato di bisogno spirituale ed affettivo. Evidentemente è a persone di questo tipo che si rivolge Gesù.

La Legge di Dio, ricorda loro, dice di tutelare al massimo livello gli orfani e le vedove, invece voi, dicendo di amare la legge sopra ogni cosa, facendovi gli interpreti autentici di essa, finite per fare il contrario di ciò che dice la Legge di Dio, inventandovi precetti di uomini.

Non vi salverete certo, dice loro Gesù, per la lunghezza delle vostre preghiere, anzi, il vostro usare tante parole, il vostro spezzettare la Parola a vostro uso e consumo, questo proprio vi condannerà. E la vostra condanna sarà peggiore degli stenti degli orfani e delle vedove, perchè loro la subiscono qui, per la durezza dei cuori del mondo, nel tempo che resta loro da vivere sulla terra; voi la subirete nell’eternità.

Occorre amare la Parola di Dio. E’ cosa buona studiarla, approfondirla, ma occorre al tempo stesso pregare per ricordarsi che non ne siamo i padroni nè tantomeno gli autori ultimi. Tanto più la si è studiata e la si conosce, tanto più occorre essere attenti  perchè crescono i rischi di forzarla, di intepretarla anzichè viverla nella propria vita.

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Una aggiunta che spero utile sui diversi gruppi che Gesù viene a correggere e sui loro atteggiamenti.

Chi erano gli scribi? Secondo la maggioranza degli studiosi gli scribi erano degli specialisti nello studio della Bibbia e nella spiegazione dei precetti della Legge (per approfondire vedi qui).
Si facevano chiamare «rabbi», cioè maestri. Ed erano quasi tutti farisei.

I farisei (da perushim, “separati”, separati da tutto ciò che non è giudeo) invece erano, diremmo oggi, dei laici: non appartenevano all’ordine sacerdotale. Amavano intensamente la legge di Dio e, per essere sicuri di osservarla, moltiplicavano i precetti, correndo quindi il rischio di dimenticare che la salvezza rimane sempre dono di Dio e non è frutto o ricompensa delle opere umane. Erano molto ammirati dalla gente per la loro perfezione nell’osservanza della Legge. La Torah era parte della Legge ma non la esauriva, veniva completata dalla Tradizione orale.

I farisei si contrapponevano ai sadducei (da Sadoch, capostipite di un insigne casato sacerdotale); un gruppo molto più piccolo ma assai più influente. Molti erano sacerdoti. Appoggiarono i re-sacerdoti asmonei e più tardi i dominatori Romani. Non moltiplicavano i precetti come i farisei, aggiornando la legge, ma consideravano sufficiente la Torah e non credevano alla risurrezione dai morti. La Torah era tutta la Legge. Erano più tolleranti dei farisei verso il non-giudaico e quindi i primi li accusavano di “vendersi” ai dominanti politici di turno.

Semplificando, dai farisei verranno fuori gli Zeloti (dallo zelo con cui applicavano la legge allargata dai farisei) ed i Sicari (armati di sica, un corto affilatissimo pugnale) una sorta di loro braccio armato. Mentre alcuni considerano gli Esseni (una sorta di monaci che conducevano una vita di stile che potremmo oggi definire benedettino) una versione spiritualista dei sacerdoti sadducei.

Informazioni su Luca Zacchi

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