Il piacere del Messia o nel Messia?

35 Gesù, mentre insegnava nel tempio, disse: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è Figlio di Davide? 36 Davide stesso disse per lo Spirito Santo:
“Il SIGNORE ha detto al mio Signore:
‘Siedi alla mia destra,
finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi’”.

37 Davide stesso lo chiama Signore; dunque come può essere suo figlio?» E una gran folla lo ascoltava con piacere.

(Marco 12)

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Gesù è venuto ad insegnare. L’altro ieri leggendo i versetti sempre del capitolo 12 di Marco, da 24 a 27, lo abbiamo visto criticare l’incerta dottrina dei sadducei circa la resurrezione, prendendo spunto dal caso di una vedova.

Adesso Gesù mette sotto la sua “lente di ingrandimento”, che in realtà non è tale, è piuttosto una, diremmo più giustamente, interpretazione autentica, le differenti idee sul Messia che erano diffuse al suo tempo.

L’idea dominante del tempo era che il Messia sarebbe stato un re forte, un re dominatore, il figlio di Davide quindi, il più grande dei Re di Israele.

Così aveva gridato la gente la Domenica delle Palme: “Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!” (Mc 11,10) e con tale appellativo si era rivolto a Lui il cieco di Gerico: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!” (Mc 10,47).

Nel versetto 37, Gesù mette in questione questa interpretazione e l’evangelista Marco sottolinea che molta gente,una folla, lo ascoltava con piacere, ovvero approvava la critica. Erano probabilmente coloro che aspettavano un Messia secondo i ‘colori’ e le ‘tinte’ descritte nei testi del profeta Isaia sul Servo del Signore.

Praticamente se quasi tutti i gruppi e i movimenti dell’epoca di Gesù erano in attesa della venuta del Regno, tuttavia ognuno se lo immaginava a modo suo; farisei, scribi, esseni, zelati, erodiani, sadducei, i profeti popolari, i discepoli di Giovanni Battista, i poveri di Yahvè

Chi pensava che il Messia dovesse ancora giungere si divideva tra il Re glorioso, il Servo del Signore, un grande profeta… C’era chi pensava che il Messia fosse già giunto e non ci fosse nulla da aspettare, chi pensava che il Messia era Dio stesso che sarebbe nuovamente intervenuto direttamente nella storia di Israele (il cosiddetto “Messianismo senza Messia“).

Se proseguite la lettura noterete che Gesù subito dopo cambia discorso. Non dice più nulla su questo tema, passa ad altro (la giustizia degli scribi, l’offerta della vedova…).

Non dice più nulla perchè Egli era il Messia atteso, in una forma che nessuno aveva immaginato. Nessuno poteva immaginare che Dio stesso si sarebbe rivelato, si, ma nella Persona del Figlio. Che il Re dei Re, si, sarebbe giunto, ma il suo regno non sarebbe stato di questo mondo o al modo di questo mondo, che il Servo del Signore sarebbe stato impersonato direttamente dal Dio degli dei e Signore dei signori!, che Dio sarebbe intervenuto, sì, nella storia di Israele ma rimandando oltre la storia stessa!

Gesù non dice più nulla perchè la Sua Morte, ma soprattutto la Sua Resurrezione avrebbero detto tutto quanto c’era da dire. Che non solo il Messia era giunto, ma aveva trionfato, morendo sulla Croce e risorgendo il terzo giorno, su tutta la storia umana ed oltre, su tutta la Creazione, permettendo il perdono dei peccati oltre i limiti umani del tempo e dello spazio, oltre ogni limite (la discesa agli Inferi, il Signore che era, che è e che viene, l’Agnello sgozzato eppure in piedi dell’Apocalisse…).

Interroghiamoci allora, noi, oggi, sulla nostra fede. Perchè la mia impressione è che molti di noi, ancora, aspettino il Messia, peggio forse, un Messia, uno qualunque, che li liberi. Da cosa? Da tutto quello da cui in realtà siamo già stati liberati!, e ne saremmo consapevoli, se effettivamente avessimo il coraggio di confessare la nostra fede!

Interroghiamoci sulla nostra fede, perchè noi siamo già stati liberati: dal peccato, dalla morte eterna, dalle malattie! Tutte queste cose hanno acquistato un altro significato per il credente, sono state trasfigurate dalla Morte e Resurrezione del Cristo.

Dice il Salmista che: L’anima nostra è scampata come un uccello dal laccio dei cacciatori:
il laccio è stato spezzato e noi siamo scampati (Salmo 124,7).

Allora perchè noi continuiamo a dibatterci disperati come un uccello preso al laccio? per quale ragione, se non per la nostra poca fede?

Non è un brano molto commentato questo di oggi, non è un brano di Evangelo che “tira”, come si dice oggi, questo di Marco, perchè in realtà, a causa del nostro personale peccato, dei nostri personali timori, molti di noi sono ancora allo stesso “momento” di quei contemporanei di Gesù.

Aspettano un Messia che non verrà mai, perchè è già giunto. Aspettano una vittoria sulla morte che non avverrà, perchè la morte è gia stata sconfitta, per sempre. Aspettano una sconfitta dei demoni che non avverrà come la immaginano loro. Perchè il principe di questo mondo è già senza potere  verso chi si è affidato e continua ad affidarsi al Cristo ed al Cristo solo.

E’ un brano poco commentato, se non dagli “addetti ai lavori” (esegeti, biblisti, ecc…) perchè rischia di mettere in terribile imbarazzo chi si dice credente senza esserlo davvero…

Anche oggi alle folle piace come parla Gesù, ma anche oggi ognuno spesso si sceglie un Messia a modo suo. Prende un pezzetto di Vangelo e butta via l’altro. Prende le Beatitudini e trasforma Gesù in un liberatore sociale, e basta; prende i mercanti cacciati dal tempio e trasforma Gesù in un rivoluzionario dotato di frusta e cordicelle, prende la resurrezione e butta via la morte, parla solo di gloria, o prende la morte e scarta la resurrezione, parla solo di sofferenza…

Gesù parla continuamente delle Scritture, rimanda continuamente alle Scritture, interpreta continuamente le Scritture, per farci capire che queste vanno prese così some sono, per intero, sine glossa diceva Francesco d’Assisi (uno che ha impersonato il Cristo talmente bene che, anche lui, ognuno lo tira dalla sua parte di giacchetta…), senza nessuna aggiunta e senza nessuna omissione.

Nella Scrittura è tutto il piano di Dio. Ed il Cristo, Verbo Incarnato è, tutto intero! e non a pezzi, i’impersonificazione di questo piano, il suo realizzarsi, essere realizzato, il suo divenire. Divenire al modo divino però, non umano. Dio è aldilà, non al di fuori, ma aldilà della nostra storia, del nostro tempo. Aldilà: l’ha assunta completamente su di sè. Poichè Suo è il tempo.

Perciò, fratelli e sorelle, questo brano di Evangelo ci dice: il tempo è di Dio, il tempo è compiuto. Non sprecate in inutili attese quel barlume di tempo che avete in questo mondo, in questa vita. Vivete per fare in modo che il poco tempo che avete, su cui non avete alcun potere, sia vissuto per il Messia, con il Messia, nel Messia.

Per Cristo, con Cristo e in Cristo. Questo solo,solo così, sia il nostro piacere, ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio che ci parla, ci ammonisce, ci ama.

Amen.

Informazioni su Luca Zacchi

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