Il vignaiolo e il fico

“Signore, aiutami ad essere un fedele vignaiolo”. 

Con questa preghiera si chiude il testo di Elpidio Pezzella che commenta la parabola di Luca 13,6-9.

6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò. 7 Disse dunque al vignaiuolo: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercare frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?” 8 Ma l’altro gli rispose: “Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime. 9 Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai”».

Solitamente, osserva acutamente l’autore, nell’omiletica come nell’esegesi, ci si sofferma sul fico, sul fatto che questo non porti frutto, su una fede che non è resa manifesta attraverso le opere.

Il fratello Elpidio sposta l’attenzione invece, dopo aver analizzato singolarmente ogni elemento della breve parabola, sul vignaiolo e sul fatto, riportato nel sottotitolo del libro, che a ciascun fico occorre il suo letame, il suo concime.

Da qui lo spunto per analizzare la figura, le caratteristiche di chi è “in cura d’anime”, di chi svolge un compito pastorale. Le difficoltà di questo lavorare nel campo del Signore (guai al vignaiolo che si crede il padrone della vigna!), il modo per capire quale e quanto letame sia necessario (chiedete ad un contadino, non ogni tipo di concime va bene dappertutto; dipende dal tipo di pianta, dal terreno su cui cresce…), quante e quali collaborazioni possano essere necessarie (guai al vignaiolo che si crede onnipotente e vuol fare tutto da solo!) e quali caratteristiche debbano avere i collaboratori che servono (uguale, che sono ministri) ai tanti alberi di fico, ognuno diverso dall’altro, che crescono nella vigna, ed alle loro problematiche (ognuno ha i suoi parassiti, i suoi vizi, le sue malattie, i suoi difetti più o meno visibili).

“Signore, aiutami ad essere un fedele vignaiolo”. 

Faccio mia la preghiera del fratello Elpidio, che immagino rivolta da ogni ministro di Dio all’Eterno, perchè ogni fico possa avere dal nostro servizio il concime migliore per la sua crescita, perchè ogni ministro, ad immagine del seminatore che non si stanca mai di seminare, non si stanchi mai di concimare, di spargere letame sulla terra dove crescono i fratelli e le sorelle di cui è stato posto a servizio.

Poi, sarà secondo la Sua volontà. Se quel fico crescerà, se inizierà o tornerà a dare frutti, quanti ne darà, se li darà più o meno dolci. Ma che mai il vignaiolo si stanchi di sarchiargli intorno, di concimarlo, di dargli l’acqua viva che gli occorre.

Amen. 

 

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Ognuna delle parabole proposte dal Signore racchiude in sé possibili risvolti e applicazioni per la nostra vita, se permettiamo alle parole di rivelarci la Sua volontà. La maggior parte delle meditazioni sulla parabola di Luca 13:6-9 hanno concentrato l’attenzione sul fico e sul fatto che non porta frutto, facendolo diventare paradigma di una fede che non manifesta opere degne del cristianesimo. Il presente testo percorre un sentiero diverso che non ignora il fico, ma lo osserva in relazione al vignaiolo: oggetto principale delle riflessioni proposte. L’autore, Elpidio Pezzella, è attirato dal fico della parabola e dal comportamento del vignaiolo e, nel riconsiderarli va incontro all’attenzione di quanti stanno avvertendo la necessità che si sparga del concime salutare su tutti gli alberi della vigna.

Informazioni su Luca Zacchi

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