Casa di benedizioni

Il Vangelo della Visitazione commentato da don Fabio Bartoli.

“La visita di Maria ad Elisabetta non è un episkopein. Maria è venuta a servire, non a scrutare: la sua missione non è pastorale, ma materna, eppure dentro questa visita di servizio passa anche la visita pastorale, Maria viene a servire, ma porta in sé la Parola che scruta e benedice, la Parola che dona gioia. E la parola che porta la gioia è il suo stesso saluto (Cfr. Lc 1,44), quale sarà stato il saluto di Maria? Il Vangelo non lo dice, ma con tutta probabilità avrà salutato alla maniera ebraica: “Shalom”, che è molto più che un augurio di pace, è gioia, salvezza, pienezza di vita. Maria è piena di Spirito Santo, la sua parola non è più quindi una mera parola umana, Maria è gravida di Colui che è la Parola, perciò la sua non è più una parola argon, inefficace, anzi, è una parola che non rimane senza effetto (Is. 55,11). Accade a lei quello che Gesù profetizza per tutti noi: “In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui” (Lc 10,5-6). Anche noi, quindi, se sapremo gestare la Parola nel silenzio saremo capaci di questa visita che porta gioia e benedizione.”

La fontana del villaggio

porta

Quando penso alla casa di Ein-Karem, la casa di Zaccaria ed Elisabetta, mi vengono in mente tre parole: silenzio, visita e benedizione. Per questo la si può chiamare la casa della preghiera. Non per nulla è la casa di un sacerdote, e non per nulla in essa sono state composte due preghiere tra le più belle del Nuovo Testamento.

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