Pentecoste e la storia misconosciuta

Predicazione del fratello, amico e pastore Paolo Castellina, da Tunbridge Wells (proprio la patria del Subbuteo!, i casi della vita…)

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Quando la storia è misconosciuta: l’avvenimento della Pentecoste

Sintesi. Ci troviamo in un’epoca in cui la maggior parte delle persone vive solo per il presente: la storia ha scarsa importanza e la si conosce poco ed in modo distorto. Ci manca pure una una prospettiva sul futuro di cui essere attivi e responsabili costruttori. Ancor meno, persino fra i cristiani, si conosce la storia del popolo di Dio, la storia della chiesa, storia che accompagna parallela, interseca e trascende la storia “secolare”. L’avvento del Signore Gesù Cristo sta al culmine di questa storia. La storia del popolo di Dio, però, trova negli avvenimenti della Pentecoste una tappa altrettanto significativa della “storia della salvezza”, e questo sia a livello globale che personalmente come cristiani. In che modo? Lo vediamo questa settimana esaminando Atti 2:1-21.

Il valore della nostra storia

Ci troviamo in un’epoca in cui la maggior parte della popolazione non conosce la sua storia, la storia della gente a cui appartiene, e nemmeno forse se ne interessa più di quel tanto. Si rammenta, magari, solo quello che gli era stato insegnato a scuola, quella storia che, più o meno bene presentata, era solo quella “ufficiale”, una storia comunque molto selettiva e passata al filtro manipolatore degli interessi politici, economici ed ideologici delle forze dominanti nella società.

Qualche sera fa mi è capitato di vedere in televisione un documentario-inchiesta su alcune delle popolazioni asiatiche che facevano parte dell’Unione Sovietica. L’ideologia marxista-leninista, con forti ambizioni omogeneizzatrici come tante altre ideologie e per i suoi fini, aveva cancellato artificiosamente dei confini, spostato e mescolato gente diversa, come pure soppresso “scientificamente” lingue, culture e tradizioni per rendere tutti, a suo dire, “uguali”. Cancellata la loro memoria storica e proibite e soppresse le loro lingue, intere popolazioni avevano perduto così la loro identità per assumere quella imposta dal partito comunista. Caduta l’Unione Sovietica (così come regolarmente cade ogni impero con le sue arroganti pretese), quelle popolazioni, dopo aver abbattuto le statue ed i simboli del regime, a fatica oggi riapprendono la loro propria lingua ancestrale, la loro storia, cultura, valori, tradizioni, bandiera ed eroi nazionali.

La “ingegneria sociale” delle ideologie omogeneizzatrici oggi prevalenti pretende fare lo stesso, per cui l’ignoranza storica dei popoli risulta loro persino conveniente: basta loro che la gente assorba i termini della propaganda ufficiale. Conoscere la storia e, in particolare, la storia della propria gente e i termini della propria identità è molto importante, perchè significa conoscere noi stessi, le nostre radici. Una generazione che non conosce la storia è privata del suo passato e non può avere nemmeno un futuro, se non quello che le è imposto.

Una storia parallela. Altrettanto poco conosciuta se non appositamente distorta, è però, una storia che potremmo intendere come parallela a quella civile, politica, militare delle nazioni: la storia del popolo di Dio, la storia di quegli uomini e di quelle donne che nel corso dei secoli Dio ha scelto come Suoi testimoni e servitori, la storia dei loro successi e dei loro fallimenti, la storia di come Iddio ha interagito con loro e di come Egli è stato fedele alle Sue promesse. La storia del popolo di Dio la potremmo anche chiamare la storia della Chiesa, spesso equivocata, trascurata o ignorata da quella “che si studia a scuola”, ma che accompagna, fin dai suoi albori, la storia dell’umanità. Nella concezione riformata, infatti, la storia della Chiesa non inizia soltanto con Gesù di Nazareth e neanche solo a Pentecoste, ma si può parlare della chiesa al tempo di Adamo, del tempo di Noè, del tempo di Abraamo, di Davide ecc. la Chiesa, cioè, nell’Antico Testamento. Parliamo poi della storia della Chiesa al tempo di Gesù e dei Suoi primi discepoli, quella dopo la Pentecoste e della Chiesa, nelle sue varie espressioni, dal periodo apostolico fino ad oggi. Questa storia non solo presenta una linea ininterrotta, ma corrisponde a ciò che Dio ha stabilito dovesse essere perché è Dio che la traccia e la sostiene. Essa, infatti, non procede in modo casuale, ma segue le linee indicate dagli eterni propositi di Dio che, segnati volta per volta dalle profezie bibliche, si realizzano infallibilmente nei tempi e nei modi stabiliti da Dio stesso. Lo celebriamo per il passato, lo vediamo nel presente e saranno tutti realizzati anche nel futuro.

Perché ci deve interessare la storia della chiesa? Perché essa è la storia del nostro popolo, popolo che trascende quelle, sia pure importanti, delle nostre nazioni. Se pure è vero (ed è già importante) che è stato Dio che “ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione” (Atti 17:26) è altrettanto vero che Dio da tutte queste nazioni, sin dall’antichità, ha eletto in Cristo Gesù un popolo che Lo serve, una nuova umanità che come la “vecchia” si contraddistingue per la sua ribellione a Lui, così essa si contraddistingua per la sua fedeltà. “Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (Apocalisse 5:9).

Tu che sei cristiano e che, dopo aver ricevuto il suggello del Battesimo sei stato educato ed istruito nel contesto della comunità cristiana, aderisci con fiducia, gioia e riconoscenza ai progetti che Dio realizza attraverso la Chiesa e ti dà il privilegio di servirlo in questo ambito. Devi essere fiero di far parte del popolo di Dio, della Sua Chiesa, nonostante i suoi frequenti umani fallimenti ed infedeltà, perché riponi la tua fiducia non tanto nella Chiesa in quanto tale, ma nel Dio di Gesù Cristo che le rimane fedele. Nonostante infedeltà e incoerenze, Dio porterà a certo compimento tutto ciò che per essa e tramite essa ha stabilito doversi realizzare, come ha dimostrato di fare in tutte le fasi della sua storia.

La Pentecoste: uno dei punti cardinali. Uno dei fatti più significativi della storia del popolo di Dio, avvenuto dopo il ritorno del Salvatore Gesù Cristo presso Dio Padre, e che potremmo chiamare uno dei punti cardinali della chiesa cristiana. è quello che va sotto il nome di Pentecoste. Alcuni ritengono che sia stato l’avvenimento della Pentecoste a dare origine alla Chiesa. Non è esattamente così, ma sicuramente l’avvenimento della Pentecoste le ha dato un impulso unico e decisivo. La chiesa cristiana nel corso dei secoli ha visto la Pentecoste come uno degli avvenimenti fondamentali della sua storia da di celebrare accanto a quello della Nascita di Gesù (il Natale), la Sua sofferenza e morte in croce, la Sua risurrezione dai morti (la Pasqua), la Sua Ascensione al cielo. Perché la Pentecoste è significativa? E’ quello che oggi consideriamo.

Il testo biblico

Il racconto di quanto avvenne nel giorno della Pentecoste ci viene raccontato dal libro degli Atti degli Apostoli al capitolo 2. Ne leggeremo i primi 20 versetti.

“Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l’uno all’altro: «Che cosa significa questo?» Ma altri li deridevano e dicevano: «Sono pieni di vino dolce». Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo, e ascoltate attentamente le mie parole. Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno; ma questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele: “Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio, “che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito, e profetizzeranno. Farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra, sangue e fuoco, e vapore di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”(Atti 2:1-21).

Che avviene in quel giorno

Una festa israelita. Il giorno della Pentecoste era già una delle tradizionali festività del popolo di Israele: essa era la “festa delle settimane”, una festa agricola di riconoscenza per la prima raccolta della stagione che ricorreva alla fine della mietitura, sette settimane, cioè il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua. Nel giudaismo era pure considerata l’anniversario della promulgazione del Decalogo sul Monte Sinai ed era celebrata con processioni solenni, canti e danze notturne, con grande affluenza di gente, non solo ebrei, ma pure di simpatizzanti ed estimatori della fede d’Israele.

In quello stesso giorno una svolta epocale. In esatta corrispondenza con questa festa tradizionale, cinquanta giorni dopo la risurrezione del Signore Gesù, per i Suoi discepoli e per la popolazione di Gerusalemme, accade qualcosa che darà nuovo significato a questa festa e che segnerà una svolta epocale per tutta la storia del popolo di Dio.

Quel giorno troviamo i discepoli di Gesù in una casa di Gerusalemme che, riuniti in preghiera, attendono qualcosa che ancora non sanno bene definire, ma che Gesù aveva loro promesso. Prima della Sua ascensione, infatti, “…trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, «la quale», egli disse, «avete udita da me. Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4,5). I discepoli di Gesù avrebbero avuto l’esperienza di una speciale e potente operazione dello Spirito di Dio che avrebbe trasformato del tutto la loro vita, una vera e propria “immersione totale” in Dio e nella Sua potenza.

Realizzazione delle profezie. Quanto accade loro essi lo comprenderanno come l’attuazione di ciò che il profeta Gioele aveva anticamente annunciato (Gioele 2:28), fatto di fenomeni straordinari, in cielo e sulla terra, e che preludono al potente irrompere del Regno di Dio, che così allarga sempre di più l’estensione della sua influenza, non solo a Gerusalemme, ma: “…in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). La Pentecoste segna l’inizio di quelli che, nella Scrittura, sono chiamati “gli ultimi tempi” dei piani e dei progetti eterni di Dio.

Un Evangelo trasmesso a tutti. Quando i discepoli di Gesù vengono investiti da questa speciale e potente influenza dello Spirito di Dio, essi ricevono “il dono delle lingue”, quello che permette loro di comunicare efficacemente quel che riguarda Gesù di Nazareth, l’Evangelo, a gente di lingue e nazioni differenti. Esso prefigura e suggella l’inizio del giorno in cui Dio raccoglierà, per far parte del Suo popolo, persone da tutto il mondo, come oggi noi vediamo sotto i nostri stessi occhi, senza più significative distinzioni Quello che tutti i profeti di Israele avevano aspettato ed annunziato, ora si compie, cioè che:“…che Gesù doveva morire per la nazione [di Israele]; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi” (Giovanni 11:51). La Pentecoste, così inverte ciò che era avvenuto alla Torre di Babele. Quando l’umanità aveva voluto trovare la sua unità sfidando Dio ed indipendentemente da Lui, era finita solo nel caos. L’unità autentica, però, si realizza quando è opera di Dio, in comunione ed armonia con Lui e con i Suoi eterni propositi. Essa non è uniformità ma, pur nelle differenze, è comunione sostanziale.

Una comunità impegnata. Lo Spirito Santo di Dio scende a Pentecoste sui discepoli di Gesù e fa di un piccolo gruppo di persone una comunità impegnata a diffondere, con la Parola ed i fatti, l’Evangelo di Gesù Cristo per il mondo intero, per annunciare che, con Gesù ed in Gesù il male è sconfitto e sarà sconfitto. Questo è importante sottolinearlo, perché di solito noi è ad un futuro lontano che guardiamo per la realizzazione delle promesse di Dio. Quel futuro, però, è già cominciato, quel futuro comincia oggi ogni qual volta uomini e donne accolgono nella loro vita la Persona e l’opera del Salvatore Gesù Cristo.

Ciò che avviene da quel momento in poi

Qualcosa di nuovo. Ciò che avverrà da Pentecoste in poi, sarà veramente qualcosa di nuovo, di radicalmente nuovo perché da allora saranno veramente – e sono a tutt’oggi – “gli ultimi giorni”. Pochi se ne rendono conto, ma questo non sorprende più di quel tanto perché chi non si rende ben conto dei propositi di Dio e come siano realizzati, pure non vede la realizzazione degli eterni progetti di Dio che si stanno svolgendo sotto i nostri stessi occhi proprio nell’ambito di quella storia che oggi è tanto disprezzata, la storia del popolo di Dio, la storia della Sua Chiesa, chiamata anche “la storia della salvezza”.

L’Evangelo in tutto il mondo. Non è forse vero che, a dispetto di tutto e di tutti, quello stesso Evangelo che era risuonato nella predicazione di Pietro a Pentecoste, ha raggiunto ormai oggi tutto il mondo? Questo sta avvenendo oggi, esattamente com’era stato annunziato e prefigurato a Pentecoste! Vi ricordate ciò che un giorno disse Gesù? “E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine” (Matteo 24:14). Che cosa vi suggerisce questo?

C’è qualcuno che osa dire che Cristo si sbagliasse?

Gli ultimi tempi: quando? Sì, nella storia del popolo di Dio, con la Pentecoste, iniziano “gli ultimi tempi”. Di solito guardiamo alle profezie della Bibbia come se riguardassero soltanto un futuro più o meno lontano e fatto di spaventosi cataclismi. Anche la profezia citata dall’apostolo Pietro nella sua predicazione del giorno di Pentecoste parla dei tempi della fine come giorni in cui: “Il sole sarà mutato in tenebre, la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore” (Atti 2:20). Soltanto che Pietro non sta qui parlando di una futura realizzazione (!) ma di qualcosa che stava avvenendo allora sotto gli occhi di tutti! Com’è possibile?

La predicazione dell’Evangelo. E’ possibile perché nella prospettiva del Nuovo Testamento, è la predicazione dell’Evangelo di Gesù Cristo che segna, per chi l’ascolta, i giorni della fine, della sua fine! Vi sorprende questo? Voi che ascoltate l’Evangelo di Cristo state vivendo a livello personale la vostra apocalisse, la vostra personale apocalisse, i giorni della fine! “La fine di che cosa?” mi chiederete. Riflettiamo su di questo.

Giorni di giudizio. Colui che denuncia il peccato. Con la Pentecoste, dopo la partenza del Signore Gesù Cristo, la Sua ascensione al cielo, è entrata in questo mondo la speciale presenza dello Spirito di Dio promesso da Gesù stesso. Egli, infatti, aveva detto: “Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato” (Giovanni 16:8-11).

L’andazzo di rovina e di morte di questo mondo è stato denunciato e messo allo scoperto (per chi ha occhi per vedere) ed è stato giudicato, così com’è giudicata la vita di ciascuno di noi quando è vissuta senza Dio e trasgredendo alla Sua volontà rivelata. Il giudizio implica un’inappellabile sentenza di condanna, giusta ed eseguibile prontamente. Non mi sorprende che vi sia chi dice che non vuole udire, in chiesa, la predicazione dell’Evangelo perché essa lo mette in crisi e si sente giudicato! Non può essere diversamente! Questa è l’epoca dello Spirito, epoca di personali e necessarie “apocalissi”!

Chi passa indenne al giudizio di Dio. Però… voi che avete accolto il Salvatore Gesù Cristo nella vostra vita avete già vissuto il momento del giudizio e ne siete usciti indenni.

Certo, siete stati dichiarati colpevoli e passibili, da parte di Dio, di una giusta condanna. Lo avete riconosciuto onestamente come giusto e legittimo e vi siete umiliati davanti a Lui. Avete francamente accettato che chi, come voi, trasgredisce i giusti ordinamenti di Dio deve essere condannato. Solo che, in quello stesso momento, avete invocato il nome del Signore Gesù affinché sulla Sua croce egli prendesse su di Sé la vostra condanna, e Lui l’ha fatto e ne siete stati liberati. Ora potete dire:“In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia” (Efesini 1:7); in Lui “abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede” (Efesini 3:12); “In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati” (Colossesi 1:14). Lo dice l’Evangelo di Giovanni: “Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giovanni 3:18). Ecco perché l’Evangelo di Marco termina dicendo: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato” (Marco 16.16).

Chi rimane sottoposto al giudizio. In negativo anche per coloro che, pur avendo udito l’Evangelo di Gesù Cristo hanno tirato fuori scuse per non accettarlo, ne sono rimasti indifferenti ed ostili, o peggio, lo hanno respinto, anche per loro è venuto il giudizio.

Lo dice Gesù stesso: “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Giovanni 3:19). Dei “prodigi” sono avvenuti nel cielo (la volontà di Dio di salvare chi si fosse affidato al Salvatore Gesù Cristo). Dei “segni” sono comparsi sulla terra (i segni della grazia di Dio in Gesù Cristo: la predicazione dell’Evangelo e poi ciò che è rappresentato nel Battesimo e nella Santa Cena). Il sangue di Cristo è il sacrificio ultimo per il perdono dei peccati, il “fuoco” dello Spirito Santo è evidenza della possibilità di una nuova vita. Molti, però, non hanno visto questi “segni” e si sono perduti. Per loro “il sole si è mutato in tenebra” e “la luna in sangue” perché le tenebre annunciano il giudizio. “Vapore” e “fumo* hanno oscurato loro la vista, perché “hanno preferito le tenebre alla luce”. Se non hanno accolto Cristo nella loro vita, nulla potrà farli scampare al giusto giudizio di Dio sul loro peccato: ne dovranno espiare loro stessi fino in fondo la pena. Per questo è anche scritto: “Badate di non rifiutarvi d’ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d’ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo” (Ebrei 12:25).

Giorni di vita nuova

Possibilità nuove. Con la Pentecoste, dopo la partenza del Signore Gesù Cristo, la Sua ascensione al cielo, è entrata in questo mondo la speciale presenza dello Spirito di Dio promesso da Gesù stesso e questi sono pure giorni dove la vita nuova è possibile, per grazia, grazie a Lui. Questi, per chi accoglie Cristo nella sua vita, sono i giorni in cui inizia un nuovo mondo, una nuova realtà, una nuova fase nella sua vita.

Giorni di novità di vita. Voi che accogliere la Persona del Signore Gesù Cristo come vostro personale Salvatore vedete la fine della vostra vecchia vita e l’inizio di una nuova.

Smettete con il vostro vecchio modo di pensare per adottare quello di Cristo. Smettete il vostro vecchio modo di essere, fatto di ribellione a Dio ed alla Sua Legge santa, buona e giusta, e cominciate a vivere, per la grazia di Dio, in comunione con Lui secondo la Sua volontà rivelata. Voi che avete accolto Cristo nella vostra vita avete seppellito “l’uomo vecchio” e siete rinati a novità di vita. E’ la fine del vostro vecchio mondo, è già il vostro ingresso “in un nuovo cielo ed in una nuova terra”. Accogliendo Cristo nella vostra vita, confessando a Dio di essere vissuti lontani da Lui commettendo ciò che Dio considera peccato, siete stati da Lui perdonati ed ora cominciate “un viaggio” che non terminerà con la vostra morte fisica, ma proseguirà nella gloria di Dio. Com’è possibile tutto questo?

Per la presenza attiva ed operante dello Spirito di Dio che agisce in tutti coloro che hanno affidato la loro vita al Salvatore Gesù Cristo. Scrive l’apostolo Paolo: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17), e ancora: “Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita” (Romani 6:4). E poi…

Giovani e vecchi… Si, questi sono i giorni in cui tutti coloro che accolgono Cristo nella loro vita vedono lo Spirito di Dio sparso su di loro e all’opera in loro e tramite loro ed allora possono avvenire miracoli e meraviglie in gran numero. Allora si vedono giovani che annunciano la Parola di Dio come profeti, allora si vedono vecchi che, nonostante la loro età, hanno ancora visioni per il loro futuro e non sono più disperati. Per chi ha occhi per vedere ed orecchie per udire, questi sono davvero i giorni dello Spirito di Dio, i giorni che seguono la Pentecoste, “gli ultimi giorni”. Lo vedete voi questo? Chiediamo a Dio in preghiera di poterlo vedere, ma anche che la potenza della Pentecoste si manifesti nel luogo dove noi dimoriamo e nel nostro tempo, se ancora non ne siamo stati testimoni, perché tutto questo è ben possibile: ci siamo dimenticati quale sia il tempo che noi stiamo vivendo, ci siamo dimenticati che questo è il tempo della Pentecoste?

Conclusione

Avevamo iniziato la nostra riflessione, oggi, mettendo in rilievo l’importanza di conoscere la storia per scoprire la nostra identità ed imparare dalle lezioni che essa ci può e ci deve impartire. C’è una storia, però, parallela alla prima, che il mondo non vede oppure equivoca, la storia del popolo di Dio e dei Suoi eterni progetti per questo mondo.

Siamo chiamati ad entrare consapevolmente in questa storia ed in essa trovare la nostra identità e missione. Conoscendo quella storia, non deve sfuggirci il fatto che oggi ci troviamo nel tempo della Pentecoste, nel tempo dello Spirito di Dio che, dato con abbondanza al Suo popolo, attraverso la predicazione dell’Evangelo convince di peccato e chiamaa ravvedimento ed alla fede nel Signore e Salvatore Gesù Cristo. Questo è il tempo della fine, della nostra personale apocalisse, il tempo di crisi in cui siamo chiamati a scegliere: cogliere la grazia di Dio in Gesù Cristo e vedere aprire per noi già fin da ora “un nuovo cielo ed una nuova terra”, oppure pagare fino in fondo le conseguenze del peccato.

A Pentecoste, dopo avere udito Pietro annunciare loro l’Evangelo di Gesù Cristo, e persuasi che le cose stanno veramente come le annuncia la parola di Dio, moltissimi si sono chiesti ed hanno chiesto: “Fratelli, che cosa dobbiamo fare?”. Al che Pietro risponde: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà» E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione»” (Atti 2:38-40). Dopodiché, la storia riporta queste conclusioni: “Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41). Che questo possa avvenire anche oggi fra di noi!

Paolo Castellina, Rielaborazione del 9/5/2016 della predicazione del 26 maggio 2004.

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