Alzatevi, andiamo via di qui.

27 Vi lascio pace; vi do la mia pace.
Io non vi do come il mondo dà.
Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.

28 Avete udito che vi ho detto: “Io me ne vado, e torno da voi”; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me.
29 Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate.
30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.

Alzatevi, andiamo via di qui.

(Giovanni 14)

Il Vangelo del giorno fa risuonare nel nostro cuore e nelle nostre orecchie, parole che spesso risuonano nelle nostre liturgie e nei nostri culti.

Vi lascio la pace, vi dò la mia pace.

Parole che spesso ripetiamo a pappagallo, come fossero facili. Non sono affatto facili. Basta poco, sonoil primo a saperlo ed a farlo, per accenderci come cerini, per far divampare nel nostro animo e nelle nostra mente sentimenti di rivalsa e di orgoglio personale verso il nostro prossimo.

Magari anche durante i nostri culti di rendimento di grazie al Signore. Scambiamo segni di pace, si, ma con quelli che ci pare a noi, che magari ci siamo scelti attentamente come vicini. Nostro Signore non evitò la compagnia di Giuda, a cena, di colui che lo tradì, che lo mandò a morte, noi se possibile evitiamo il condomino con cui abbiamo discusso l’orario per innaffiare le piante…

Perciò Gesù precisa, deve precisare, per la durezza del nostro cuore:

Io non vi do come il mondo dà. 

Non vi do come il mondo dà. La mia pace non ha nulla a che fare con la vostra. La vostra spesso è solo un banale astenersi dal fare una guerra aperta, dal dichiarare apertamente ciò che pensate.

Perdonatemi, ormai ho in mente l’esempio del condominio, sarà perchè sono fresco di assemblea. Ma potete mettere al suo posto il luogo di lavoro, o la scuola dei vostri figli, o la vostra famiglia. Non si dice, ‘credo che sia giusto annaffiare solo dalla talora a quell’altra’ e si argomenta. Ma ci si fanno dispetti, si paga in ritardo la propria quota, si spargono piccole calunnie su ‘quello chemi bagna tutto il terrazzo’…

Il cuore si turba, per tornare alla Parola, e si divide, va di qua e di là cercando invano la sua tranquillità… Va di qui e di là, in greco si userebbe la particella dià, quella di dia-bolos
Il cuore si turba e non trova la vera pace in sè. Per trovare la vera pace in sè la strada è una sola: rimanere con Lui.

Rimanere convinti che non è nelle apparenti soddisfazioni di questo mondo (il trionfo dei millesimi tuoi e del tuo “partito” in assemblea!), ma è nell’operare con la fatica, con la pazienza, con la Croce del tuo quotidiano (assai piccola, ammettiamolo, rispetto a quella che toccò a Nostro Signore, e che tocca tuttora a tanti Suoi martiri!) che si pacifica il proprio cuore.

Dice Gesù che questo è il tempo del principe di questo mondo.

Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.

Fa un riferimento diretto alla Sua Passione, certo, ma anche alla nostra partecipazione di questa. Questo mondo, questo, in cui viviamo, parliamo, agiamo, operiamo, è il mondo in cui questo principe opera. Un principe spodestato in realtà, un principe schiacciato per sempre dal Cristo, un principe che non ha nessun potere se non quello che noi stoltamente accettiamo di dargli.

Presi dalle sue lusinghe, ognuno ha le sue, ognuno ha le sue sirene, il canto che lo attira verso gli scogli dell’autodistruzione. Ricordate l’ Odissea immagino… Ulisse si salva legandosi all’albero maestro, così come noi non abbiamo altro modo per salvarci che legarci all’albero della Croce. Ulisse si lega all’albero maestro per poter toccare di nuovo la terra, noi dobbiamo legarci all’albero della Croce per poter toccare, se così sarà la volontà di Dio, la Resurrezione, la pace vera del Padre di cui parla oggi Gesù.

Inutile studiare strategie tipo mettersi i tappi alle orecchie per non ascoltare, o una benda sugli occhi per non vedere. Diceva il padre spirituale agostiniano al monaco Martin Lutero che si autoflagellava convinto di vincere così le tentazioni del demonio: “Pensi forse di combattere il demonio odiandoti? Egli ha molta più esperienza di te, conosce tutti i nostri trucchi. Se vuoi salvarti, guarda Cristo, affidati a Cristo, stai legato alla Sua Croce. E ripeti: “Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami”.

E’ una citazione del Salmo 119, il Salmo della Parola di Dio:

94 Io sono tuo, salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti.
95 Gli empi si sono appostati per farmi perire,
ma io medito sulle tue testimonianze.
96 Ho visto che ogni cosa perfetta ha un limite,
ma il tuo comandamento è senza limiti.

Tante volte, oggi, sarà turbato il nostro cuore. Ci sentiremo tante volte nel corso della giornata inadeguati, piccoli; tante volte cadremo vittime dell’orgoglio e delle nostre false sicurezze. Tante volte cederemo all’ira ed a meschini sentimenti di vendetta o di rivalsa.

Preghiamo così anche noi, allora, oggi ogni volta.

Io sono tuo, salvami

E se la preghierà sarà vera, ritroveremo la Sua pace.

La Sua pace, non quella falsa del mondo.

Amen, Signore, secondo la Tua volontà.

Alzatevi, andiamo via di qui.

Informazioni su Luca Zacchi

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