Educare gli adulti per dare fiato alla pedagogia svilita

Un articolo che mi ha dato molto da riflettere, ripreso da Betania’s Bar e da Avvenire.

L’ansia da protezione dei genitori, i bambini alle elementari con lo smartphone! perchè siano rintracciabili, maestri, educatori, professori guardati con sospetto, sempre discussi, sempre più spesso oltre misura.
Genitori che contestano i voti dei loro figli, genitori che si comportano come padroni dei loro figli, decidendo persino, anche a questo siamo arrivati, di che sesso debbano essere o sentirsi, con il consiglio dello psicologo di turno…
Scrive Fofi che “I bambini sono costretti a essere come noi li vorremmo e come li vuole il mercato“. Ed a mio avviso ha ragioni da vendere.

E’ uno dei principali motivi per cui mi sono convinto, e più vado avanti, più mi convinco, della  bontà della proposta dell’educazione parentale, con l’aiuto del metodo della scuola Waldorf e dei suoi educatori. Faticosa, senza dubbio, ma così bella quando ne vedi i frutti in come si sviluppa il bambino che dici “tuo” ma che non lo è…

Ma vi lascio alla lettura dell’articolo di Fofi.

bimbisentiero

Nell’editoria di questi anni abbondano i libri sull’educazione dell’infanzia, più specificamente i manuali di buon comportamento nei confronti dei propri figli.

Consigli su consigli di psicologi (loro soprattutto!) e giornalisti, pediatri e preti, mamme eccellenti e papà al seguito… e affini e collaterali, avrebbe aggiunto Totò.

Se ne ricava che troppi si preoccupano di proteggere i bambini da tutti i possibili mali esclusi quelli del troppo amor familiare, e vi si raggiunge a volte una sorta di sadismo del controllo, di paura ossessiva della società fuori di casa.

I bambini sono costretti a essere come noi li vorremmo e come li vuole il mercato. Circolano esasperanti manuali su come badare ai propri figli, con poche e lodevoli eccezioni. Interi settori delle librerie sono dedicate all’allevamento di bambine e bambini, ragazzine e ragazzini, mentre sono poveri di titoli di vera e propria pedagogia, scienza del come preparare alla vita le nuove generazioni.

È perché la scuola conta sempre meno, anche se ha ancora milioni di educandi e migliaia di educatori? O perché i pedagogisti che ieri pensavano, magari utopisticamente, alla formazione di individui attivi e socialmente responsabili, si sono adeguati al progetto di un mondo vieppiù condizionato dai voleri del sistema di potere, quantomeno in occidente? (Ma non si direbbe che le cose vadano meglio altrove).

In Italia è da tempo che nelle università invece che di educazione e pedagogia si è preferito parlare, per decreto politico, di ‘scienze della formazione’, evocando con la parola scienze qualcosa di assoluto e positivistico e con la parola formazione qualcosa di meccanico e costrittivo: ‘dar forma’ non ha lo stesso significato che ‘estrarre da’, ‘aiutare a’.

Si spiega l’assenza di una pedagogia che guardi alle storture del presente e alla perdita della funzione emancipatrice della scuola pubblica se si considera una società dominata dall’economia, da un potere in mano a pochi che hanno i mezzi per condizionare i loro sudditi e le generazioni future. In attesa di una nuova pedagogia occorrerebbe anche puntare a una sorta di educazione degli adulti che si occupano di infanzia e adolescenza alla comprensione del mondo in cui siamo entrati.

fonte: Goffredo Fofi, “Educare gli adulti per dare fiato alla pedagogia svilita” –  Avvenire 11/3/2016

Informazioni su Luca Zacchi

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