Spera in Dio

Speranza in Dio
2S 17:22-29 (Sl 43; 27; 84; 63) La 3:24; Is 8:17

1 Al direttore del coro.
Cantico dei figli di Core
.

Come la cerva desidera i corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
2 L’anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente;
quando verrò e comparirò in presenza di Dio?
3 Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte,
mentre mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»
4 Ricordo con profonda commozione il tempo in cui camminavo con la folla
verso la casa di Dio,
tra i canti di gioia e di lode d’una moltitudine in festa.

5 Perché ti abbatti, anima mia? 
Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.

6
 L’anima mia è abbattuta in me;

perciò io ripenso a te dal paese del Giordano,
dai monti dell’Ermon, dal monte Misar.
7 Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate;
tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me.
8 Il SIGNORE, di giorno, concedeva la sua grazia,
e io la notte innalzavo cantici per lui
come preghiera al Dio che mi dà vita.
9 Dirò a Dio, mio difensore: «Perché mi hai dimenticato?
Perché devo andare vestito a lutto per l’oppressione del nemico?»
10 Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici
che mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»

11 Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.

bibbiaaperta

Il Salmo proposto oggi per la preghiera mi è carissimo. Come il suo ritornello, ripetuto ai versetti 5 ed 11:

Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.

Nei versetti da 1 a 4 è descritta l’anima di ogni vivente, che cerca Dio, che al di là di quello che possa l’essere dire o fare, sa dentro di sè che non avrà mai pace, serenità, calma, finchè non sarà tornata a Dio, alla Sua presenza. Che ricorda che ogni volta che è stata capace di farlo, di ricordarlo, allora si è sentita come una moltitudine in festa. Non semplicemente come un’anima, singola, in festa, ma come una moltitudine.

Perchè la gioia del Signore non è una gioia egoistica, solipsistica, ma è una gioia che coinvolge chi ti sta intorno, una gioia che è consapevolezza di stare assieme, una gioia che si comunica mentre tu ti comunichi, comunichi il tuo star bene nel Signore agli altri.

E allora…

Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.

Eppure (versetti da 6 a 10)  l’uomo si abbatte, si angoscia, è facilmente preda del peccato, dei peccati, dei propri, sente come un abisso abbattersi su di lui, si sente piombare in un abisso.

Ma se fa attenzione, se ricorda, se fa memoria è consapevole che il suo è un abisso di peccato, ma l’altro abisso che si china su di lui, al sentire il fragore delle sue cascate, del suo pianto, del suo dolore, della sua disperazione, è un abisso di misericordia. Dio  vede la miseria del cuore dell’uomo, e lo fa vedere anche a lui, all’uomo, perchè egli si ricordi.

E’ vero, dice questo: 8 Il SIGNORE, di giorno, concedeva la sua grazia, e io la notte innalzavo cantici per lui come preghiera al Dio che mi dà vita.

E’ vero, quando facevo questo la vita non mi pesava così tanto, riuscivo ad uscire dal nero del mio abisso, uscivo dalla notte tornando al Dio che mi dà vita, che mi riportava alla luce.

Prega l’uomo, allora, con tutto se stesso, la sua preghiera si fa pensiero, si fa riflessione…
Ma così grande è l’abisso del suo peccato, che ancora butta sul Suo Signore la responsabilità del suo sentirsi dimenticato, che in realtà è il suo essersi dimenticato di Dio, il suo essersi dimenticato di pregarlo, di lodarlo, di fare memoria.

E’ il suo andare in giro vestito di lutto, vestito di nero, invece che rivestito di nuovo, rivestito di luce, rivestito di Dio (rivestito della Sua Parola, rivestito della luce nuova del roveto ardente, della luce sfolgorante delle dieci parole, rivestito del Cristo).

9 Dirò a Dio, mio difensore: «Perché mi hai dimenticato?
Perché devo andare vestito a lutto per l’oppressione del nemico?»
10 Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici
che mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»

E’ il Cristo, è Dio che è stato trafitto dalle ingiurie e dalle lance degli uomini.
Non è l’uomo. L’uomo è colui che con il suo orgoglio, il suo peccato, la sua mancanza di memoria trafigge il Signore. E si trafigge, perchè solo nel Signore è la sua realtà, la sua speranza, il suo stesso essere. I nemici di cui parla il salmista in realtà è un nemico, è l’uomo stesso, è la sua poca fede.

Ed alla fine tutto dice all’uomo una cosa sola: «Dov’è il tuo Dio?».

Dov’è il tuo Dio? Cercalo, perchè lo sai. Cercalo e lo troverai, Egli stesso si farà trovare.

E allora…

Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.

Amen, secondo la Tua volontà Signore.

Per la preghiera vi propongo la versione di questo salmo cantata secondo il Salterio Ginevrino.

1. Quale cerva che assetata
brama un limpido ruscel,
tale afflitta e contristata
l’alma mia si volge al ciel.
E Ti cerca, o Dio d’amor,
e Ti narra il suo dolor,
ed aspetta la parola
che conforta, che consola.

2. Ma Tu tardi, e allor mi chiede
dei nemici Tuoi lo stuol:
“A che vale la tua fede?
Il tuo Dio ti lascia sol!”.
Ed il dubbio, notte e dì,
in me penetra così,
che resister più non giova
al torrente della prova.

3. Alma mia non dubitare,
ma confida nel tuo Re;
quand’Ei sembra più tardare
non temere, Egli è con te.
L’ora attesa alfin verrà
che vittoria ti darà,
e all’Iddio tre volte santo
scioglierai di lode un canto.

Informazioni su Luca Zacchi

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