Stefano, fedele alla Parola

Mt 23:29-36 (2Ti 4:6-8; Ap 2:10; 7:13-17)

7,51 Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. 52 Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti i traditori e gli uccisori; 53 voi, che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli, e non l’avete osservata».

Stefano, primo martire della fede

54 Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. 55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra, 56 e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio». 57 Ma essi, gettando grida altissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; 58 e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E detto questo si addormentò.

(Atti 7)

bibbiaaperta

Due parti nel brano della Parola di Dio proposta oggi alla nostra attenzione, che racconta del martirio (che significa “testimonianza“! e non semplicemente “morte violenta”, come tanti oggi vorrebbero far apparire, presi dalla frenesia del voler banalizzare tutto) di Stefano.

Nella prima parte, i versetti da 51 a 53, la martyria di Stefano, la sua testimonianza. Chiara, franca, fedele, fatta con la massima chiarezza, con la più grande parresia.

La scelta da compiere è sempre quella, essere fedele alla Parola di Dio, come è stata annunciata dai Profeti, e confermata dal Figlio, Verbo Incarnato, oppure chiudersi nella durezza dei propri cuori, dei propri orecchi e farsi una legge a propria immagine e somiglianza, ad immagine e somiglianza del proprio peccato, dei propri egoismi. E in nome di questa dare la morte, credere di dare la morte a quelli che, come Stefano, scelgono di rimanere fedele alla legge promulgata dagli angeli.

Le parole di Stefano non sono “dure”, come leggo in qualche commento, anche stamani! Sono chiare, sono “si, si, no, no” come chiede che siano il Cristo.

Stefano incarna la fedeltà assoluta al Signore della Vita, e quindi ne condivide la stessa morte ingiusta, violenta, per mano, badate bene, non di ‘senza Dio’, ma di credenti, che però negano nei fatti quello stesso Dio a cui dicono di credere, e tramutano perciò il dare la vita, proprio della vera fede, nella morte corporale di Stefano.

Sottolineo. La morte corporale, essi credono di dare la morte, perchè, dice Luca, dopo la lapidazione, egli si addormentò. Mi torna in mente un brano del libro della Sapienza che dice che le anime dei giusti vanno direttamente nelle mani di Dio. Agli occhi degli stolti pare che muoiano. Ma non muoiono veramente, sono resi partecipi della Resurrezione di quel Cristo a cui si sono mantenuti fedeli fino all’ultimo istante della loro vita.

Perciò la seconda parte,i versetti da 54 a 60 del capitolo7 del libro degli Atti, descrivono la morte corporale di Stefano, il suo addormentarsi nelle braccia del Signore, con dei tratti molto simili a quella che fu la morte del Suo Solo Signore.

59 E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato».

(Atti 7)

34 Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».  (…)
46 Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò.

(Luca 23)

La differenza salta agli occhi. Il Figlio si rivolge al Padre. Stefano si rivolge al Figlio, ed al Padre per suo tramite. Ma quello che è più bello, grande, meraviglioso non è la differenza, è quanto c’è di comune. La fedeltà assoluta alla Parola, il rimettersi alla volontà dell’Eterno, la morte del Figlio che diventa vittoria definitiva sulla morte, Resurrezione, la morte di Stefano che diventa un addormentarsi tra le braccia del Figlio e, attraverso di Lui, poter contemplare il Padre.

Donami, donaci Signore, la fede di Stefano.

Donami la capacità di essere fedele alla Tua Parola in ogni mia parola, scelta, decisione, difficoltà. Donami di non aver paura della morte corporale, delle persecuzioni, delle calunnie e delle ingiustizie del mondo. Donami, un giorno, quando vorrai di potermi addormentare nelle Tue braccia.

Amen, Signore, secondo la Tua volontà.

Informazioni su Luca Zacchi

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