Il tramonto del sacro

Sulla rivista Micromega, sezione blogger, parte riservata al pastore valdese Alessandro Esposito, attualmente in Argentina, è in corso un dibattito sul tema “Il tramonto del sacro” che, alla lunga, rimanda al tema dei temi. Come considerare il rapporto tra Parola di Dio e Rivelazione.

Per chi scrive la Parola di Dio è l’unica fonte della Rivelazione, è Il Verbo Incarnato, è Il Signore Gesù, Colui che apre e nessuno può chiudere, è il Figlio che parla ad ogni uomo in ogni tempo ed oltre lo stesso, per l’eternità.

Per il pastore no, scrive espressamente che la sacralità del testo è da considerarsi ‘presunta’! E che la sovranità appartiene alla ragione umana.

bibbia-dottrina

Mi sembra solo uno dei tanti ‘falsi pastori‘ di cui parlano i profeti, Ezechiele in particolare, che sviano il popolo di Dio (non dei pastori!!!) dal sentiero antico che è la fedeltà assoluta alla Parola di Dio e lo disperdono per i mille rivoli delle false spiritualità di questo mondo, o per la falsità assoluta della ragione eletta a proprio ‘dio’ che porta all’uomo che si crede Dio ed agli abomini di questo tempo, proprio relativi a ciò che vi è di più sacro, che la Bibbia definisce come le realtà più sacre. La vita, l’amore, la convivenza, il rispetto per l’altro, anche per il proprio nemico.

Mi chiedo, come tanti altri, che senso abbia per lui il definirsi pastore. Giacchè per la nostra fede, il Pastore è uno, gli altri (pastori, presbiteri, vescovi, comunque li si chiami…) sono persone, scelte tra gli uomini, per indicare la stessa Via che Egli ha indicato, che è la Sua Persona e nient’altro, che è la Sua Parola, e nessun altra. Gesù nel suo ministero terreno annunciò la Parola del Padre, quello che noi per comodità chiamiamo Antico Testamento e nient’altro. E disse che neppure uno iota, una inezia di questo perirà.

I pastori scelti tra gli uomini fanno dell’annuncio della Parola di Dio la parte centrale, principale della propria vita. Se non lo fanno, sono magari, nella migliore delle ipotesi, assistenti sociali, benefattori, “coach”… Magari fanno anche del bene, ma tradiscono la loro vocazione. Se addirittura però negano la centralità, la sovranità assoluta della Parola di Dio, che dire di altro? Non vorrei mai essere al loro posto.

La penso come il fratello pastore Paolo Castellina, di cui di seguito riporto il pensiero. Spero che il fratello Alessandro Esposito si ravveda e prego per lui.

Di fatto abbiamo a che fare con una persona che ragiona esclusivamente con i termini ed i presupposti di un non-credente, uno che, se l’ha sentito, ha rifiutato l’Evangelo nei termini in cui la Scrittura lo esprime, che non riconosce l’ispirazione e l’autorità delle Scritture distanziandosi dalla millenaria fede del popolo di Dio.

Mi domando se ne valga la pena disputare con questa persona. Si può solo chiamarlo al ravvedimento e pregare per lui. Se non lo fa ” sia per te come il pagano e il pubblicano” (Matteo 18:17).

Se questo, poi, sembra essere lo spirito condiviso dalla maggior parte oggi dei pastori valdesi e membri di quella chiesa, vale l’esortazione del Léger al commento della Confessione di fede valdese: “per essere salvato conviene aggiungersi ed attenersi alla vera Chiesa: non alla Synagoga di Satana; o starsene solingo in un hermitagio, o scommunicato (…) per adherire alla vera Chiesa conviene separarsi dalla falsa; e discernere i veri pastori dalli falsi, conviene esaminare se la dottrina loro è conforme alla Sacra Scrittura. (…) Tutti quelli che non si separano dalla falsa Chiesa, senza accorgersene con restarvi si rendono complici delli suoi errori e superstizioni, e compagni de’ suoi eterni supplicij. (…)”

Altri interventi sul tema potete leggerli sul sito Valdesi.eu.

Informazioni su Luca Zacchi

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