Autoritratto, “selfie” dei credenti

I credenti di Gerusalemme mettono in comune i loro beni
At 2:44-47; 1Gv 3:16-19; Lu 12:33; 2Co 8:13-15; 9:9

32 La moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro.

33 Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro.

34 Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.

36 Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, 37 avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.

(Atti 4)

bibbiaaperta

Questo piccolo ma famosissimo brano del libro degli Atti degli Apostoli, proposto oggi per la lettura del martedì della seconda settimana di Pasqua, è forse la più celebre ‘fotografia’ della prima comunità cristiana, per alcuni di quella che è o dovrebbe essere la comunità cristiana ideale.

E’ una comunità, anzitutto, di credenti, di coloro che avevano creduto nel Risorto, in Cristo Gesù. Di coloro che credono che tutta la salvezza sia in Lui, nel Suo Nome. Che non ci sia bisogno d’altro di fare come Lui, abbandonarsi fiduciosi alla volontò del Padre e vivere fidando anzitutto e soprattutto della Sua provvidenza.

Perciò, coerentemente con questo pensiero non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro.

Si badi però! Tutti lavoravano, tutti si impegnavano nella trasformazione della creazione secondo il disegno di Dio. Poi tutto ciò che avevano veniva distribuito secondo il bisogno. Non accumulato, non ristretto al bisogno dell’uno, magari più capace e valente di altri nel lavoro. Ma distribuito secondo le esisgenze della comunità.

Così non c’era nessun bisognoso tra di loro.

Tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.

Perchè non c’era nessun approfittatore nè delle proprie capacità, nè di quelle altrui. Perchè tutti erano consapevoli che le loro capacità lavorative, i loro talenti, uno, dieci o mille che fossero, daDio venivano e solo aDio andava reso grazie!

Gli ultimi due versetti, 36 e 37, che descrivono la vendita del podere di Giuseppe, detto Barnaba, non sono accessori, ma sono un esempio concreto. Barnaba era figlio della consolazione, ovvero trovava in Dio la propria consolazione, trovava soddisfatto da Dio il proprio bisogno, lasciava che fosse Dio, e Dio soltanto a gratificarlo o ad asciugarli le lacrime.

Ha un bene personale, lo vende, e lascia che altri, gli Apostoli, distribuiscano il ricavato alla comunità secondo quelli che in quel momento erano i bisogni più urgenti, più impellenti. Non solo non considera completamente suo il campo, nè il ricavato dalla vendita di esso, ma neppure si ritiene in diritto di decidere lui come ed a chi ripartire questo denaro. Lascia chelo facciano le guide della sua comunità. Quelli che riconosce come Apostoli, come mandati, inviati dal Signore a guidare la comunità dei credenti.

In virtù di che, potremmo chiederci noi? La Parola ce lo dice poco sopra:

Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro.

La potenza, la franchezza, la parresia con cui gli apostoli testimoniano la Parola di Dio, la Resurrezione del Cristo, la Buona Novella è la prova che convince Giuseppe detto Barnaba che il Consolatore è all’opera attraverso di loro.

Preghiamo il Signore, oggi, perchè il Signore apra i nostri cuori alla generosità ed alla condivisione non effimera, ma come realtà di vita del nostro cuore ogni giorno.

Preghiamo il Signore per le guide delle nostre comunità, per noi, se lo siamo, perchè essi testimonino la Resurrezione del Cristo, la novità completa di vita che Egli richiede con la stessa potenza, forza, concretezza, coerenza di vita.

Amen, secondo la Sua volontà.

 

Informazioni su Luca Zacchi

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