Martedì Santo, luce delle nazioni

1 Isole, ascoltatemi!
Popoli lontani, state attenti!
Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno,
ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.
2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente,
mi ha nascosto nell’ombra della sua mano;
ha fatto di me una freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra,
3 e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele,
per mezzo di te io manifesterò la mia gloria».
4 Ma io dicevo: «Invano ho faticato;
inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza;
ma certo, il mio diritto è presso il SIGNORE,
la mia ricompensa è presso il mio Dio».
5 Ora parla il SIGNORE
che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo,
per ricondurgli Giacobbe,
per raccogliere intorno a lui Israele;
io sono onorato agli occhi del SIGNORE,
il mio Dio è la mia forza.
6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra».

(Isaia 49)

bibbiaaperta

Nei primi tre giorni della Santa Settimana, quella che precede la Pasqua, si leggono in ordine primo, secondo e terzo canto del Servo del Signore, prefigurazione del Cristo, tratti dal libro del profeta Isaia.

Oggi tocca al secondo. Il messaggio, al versetto 1, appare rivolto a tutti. Anche a chi si crede isolato e lontano. Nessuno lo è tanto da non poter udire la Parola di Dio, che è più intimo a noi del nostro stesso cuore, più intimo dell’intimo mio, disse Agostino di Ippona.

Egli ci conosce fin dal grembo materno, conosce il nostro destino (il nostro nome) dal giorno del nostro concepimento.

Egli ha scelto un suo popolo, un resto, un piccolo gruppo e lo ha reso come una freccia appuntita, riposta nella faretra. Ma la freccia, si sa, non è fatta per rimanere ferma, chiusa. E così la spada non è fatta per rimanere inoperosa e nascosta nel palmo della mano.

Così l’opera di Dio non è rivolta solo a quel piccolo resto, a quel popolo peccatore e dalla dura cervice. Egli non vuole un popolo chiuso in se stesso, che si compiace della propria presunta perfezione (che in realtà non è), che pensa di essere migliore di tutti perchè è comunque scampato a tutti i tranelli ed i trabocchetti, anche sanguinari, che gli altri gli hanno teso.

Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra»

Egli vuole che quella freccia parta verso il bersaglio, che è l’offerta di perdono di misericordia a tutto il mondo, attraverso la conversione del cuore, il cambiamento pieno e completo della propria vita.

Fanno male una freccia che ti trafigge o una spada che ti taglia fin nel profondo, ma ciascuno di noi è chiamato ad usarne, è chiamato a portarla sempre con sè, sempre addosso.

Quella freccia, quella spada è la Parola di Dio. Che non è soltanto nè soprattutto una bella parola consolatoria, o basterebbero quelle, false, umane, auto-assolutorie, allo scopo. Ma è principalmente una Parola di giudizio, una Verità che taglia, che pone il bene da una parte, ed il male dall’altra, che chiede all’uomo la scelta tra il Re dei Re e lo sconfitto prinicpe di questo mondo.

E’ una freccia che indica una Via, il sentiero antico della fedeltà al Padre, ed esclude nel contempo tutte le altre.

E’ una Vita che siamo chiamati a vivere sapendo, a – che non è nostra,ma ci è stata donata, e tornerà al Padre, e b – che acquista il suo vero senso solo se si riveste della Vita del Figlio, del nostro Salvatore.

Occorre combattere per la salvezza di tutti, con l’armatura del Cristo, la spada della Parola di Dio, la freccia appuntita che chiama il mondo alla scelta.

Preghiamo di esserne degni, per la Sua sola Grazia.

Amen.

Informazioni su Luca Zacchi

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