Il giorno del Re!

Dall’Evangelo secondo Luca, capitolo 19.
Tre scene concludono il capitolo.

La prima in apparenza trionfale. Tutto si svolge come Gesù aveva predetto ai discepoli, la folla lo cerca e lo acclama, alcuni cercano di farla tacere senza riuscirvi. Ma Gesù non si esalta. Sa a cosa va incontro, e commenta semplicemente: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno», rammentando a chi lo interpella che la gloria e la verità della Parola di Dio non potrà mai essere fatta tacere da alcuno. Sono le pietre stesse della creazione, gli esseri apparentemente più inanimati che fanno parte della creazione, a parlare del Padre!

La seconda scena ci rimanda alla misericordia del Figlio di Dio, che sa che l’esaltazione del mondo è finta, fasulla, che la gloria di questo mondo passa come il vento, che quelli stessi ora lo acclamano, poi urleranno “Crocifiggilo!”. E piange sul nostro peccato, piange sulla nostra miseria, piange sulla nostra ingratitudine, incapacità a riconoscerlo davvero sulle strade di questo mondo. E’ ancora una volta un messaggio chiaro lanciato a chi si propone di essere suo discepolo. Non hanno tollerato i profeti, non hanno riconosciuto me, non aspettatevi gloria e successi mondani! Cercheranno di buttar giù pietra su pietra, cercando in realtà di abbattere la fede nell’unica pietra, nell’unica roccia che dà solidità alla nostra vita, la fede in Dio.

Terza scena, la cacciata dei mercanti dal tempio. La fede ridotta a mercato, la fede spezzettata e messa in vendita al miglior offerente. La fede ridotta a paccottiglia dove ognuno sceglie questa a quella cosa che gli sembra più bella, più comoda, più luccicante, e si sente libero di buttare via il resto. La fede di tanti sedicenti cristiani di tutti i tempi e forse in particolare di questi. Il gesto di Gesù è più che indicativo. Dovete fare piazza pulita di tutto questo, tornare all’essenza della fede, tornare a quanto è scritto nella Bibbia, puro e semplice. Senza omissioni e senza aggiunte! Perchè ognuna di esse è un mercanteggiare sulla Parola di Dio. E Dio non lo tollererà nell’ultimo giorno. L’evangelista sottolinea giustamente che i nemici di Gesù, apparentemente fedeli e religiosi!, volevano farlo morire. Ma non ci riescono, non sanno come fare.

Ci riusciranno quando troveranno un traditore. E quando per vigliaccheria tutti fuggiranno e lo lasceranno solo. Quando sarà Egli stesso a consegnarsi, disperato per la nostra salvezza. Pochi rimarranno con Lui. Felici pochi. Preghiamo di essere con loro.

Amen.

Ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme
Gesù acclamato dai discepoli
=(Mt 21:1-9; Mr 11:1-10; Gv 12:12-19) Za 9:9

28 Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme.
29 Come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due discepoli, dicendo: 30 «Andate nella borgata di fronte, nella quale, entrando, troverete un puledro legato, su cui non è mai salito nessuno; slegatelo e conducetelo qui da me. 31 Se qualcuno vi domanda perché lo slegate, direte così: “Il Signore ne ha bisogno”».
32 E quelli che erano stati mandati partirono e trovarono tutto come egli aveva detto loro. 33 Mentre essi slegavano il puledro, i suoi padroni dissero loro: «Perché slegate il puledro?» 34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». 35 E lo condussero a Gesù; e, gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Mentre egli avanzava stendevano i loro mantelli sulla via. 37 Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, 38 dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!»
39 Alcuni farisei, tra la folla, gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!» 40 Ma egli rispose: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno».

Il lamento di Gesù su Gerusalemme
Mt 23:37-39; Lu 13:34-35; 21:20-24; 3:9; Gr 8:18-9:1

41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».

Gesù scaccia i mercanti dal tempio
=(Mt 21:10-16; Mr 11:11, 15-18) Gv 2:13-17

45 Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, 46 dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà una casa di preghiera”, ma voi ne avete fatto un covo di ladri».
47 Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; 48 ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra.

(Luca 19)

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Andrea di Creta (660-740), monaco e vescovo
Discorso 9 sulle Palme; PG 97, 989-993
« Ecco il tuo re viene a te » (Zac 9, 9 ; Mt 21, 5)

Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betania e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza. Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. È disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù « al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare » (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e in forma spettacolare: « Non contenderà » dice il profeta, « né griderà, né si udrà la sua voce » (Is 42, 2). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.

Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti al suo cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere dinanzi ai suoi piedi le nostre persone in umile prostrazione e in profonda adorazione. Accogliamo così il Verbo di Dio che avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere.

Egli, che è la mansuetudine stessa, gode di venire a noi mansueto. Sale per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell’ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé.

Informazioni su Luca Zacchi

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