La buona Compagnia

compagnia

[com-pa-gnì-a] s.f.
  • 1 Lo stare insieme con altri (ma anche con animali o cose che non facciano sentire soli); la persona o le persone con cui si sta insieme: amare la c. || dama di c., donna che intrattiene una signora, in partic. anziana
  • 2 Gruppo di amici che si frequentano abitualmente SIN gruppo: cattive c. || … e c. bella, nel l. fam., e via dicendo, eccetera
  • 3 Gruppo di attori riunito da un impresario o costituenti una società: c. teatrale
  • 4 Ciascuno dei reparti, agli ordini di un capitano, in cui è suddiviso il battaglione || c. di ventura, nei secc. XIV-XVI, squadra di soldati mercenari guidati da un condottiero
  • 5 Congregazione, ordine religioso: C. di Gesù
  • 6 Corporazione, società commerciale o di trasporto: c. di assicurazioni || c. di bandiera, compagnia di navigazione aerea o marittima che rappresenta lo stato di appartenenza

Per un “tolkeniano” come me, ovvero per un appassionato di Tolkien e della Compagnia dell’Anello, la più famosa di tutte le compagnie, è un piacere vedere come sia in qualche modo tornato “di moda” il termine “Compagnia“. Sopra ho riportato la citazione della relativa voce di uno dei tanti vocabolari e dizionari online presenti in rete.

Diverse sono le Compagnie di cui mi sento parte.

La prima, forse l’unica, quella da cui tutte le altre traggono senso, è la Compagnia dell’Anello, quella che rifiuta la logica di quelli che si credono i neri signori del mondo e li combatte con ogni sua capacità.

La Compagnia di quei pochi, felici pochi che contro ogni umana speranza lottano perchè i poteri ed i potenti di questo mondo non l’abbiano mai vinta, finiscano in rovina sciolti nello stesso fuoco a cui si sono rivoltati, che li aveva generati.
La Compagnia che vuole che solo la Luce di Dio e della Sua Parola di vita risplenda alta nel cielo.

La luce di Earendil, la luce che fa vedere chiaramente dove e come si muove il nemico, la luce che va tenuta alta, sul lucerniere, perchè tutti la vedano.
La luce che ti indica dove e come combattere, perchè la vita vera trionfi, perchè l’oscuro signore, il nero terrore che vuole avvolgerti con le sue ragnatele (fatte oggi di “buon senso”, falsi valori, relativismo) torni per sempre nel suo abisso.

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La Compagnia  che non ha bisogno di anelli del potere, perchè è legata anima e corpo all’Unico Signore della Vita, al Bene Assoluto, che per la via della Croce, la via faticosa dei monti, delle nevi, delle acque, li conduce alla salvezza, alla vittoria finale, li fa volare su ali di aquila.

aquile

Poi c’è la Compagnia dell’Agnello, che a ben guardare è la stessa di prima.

La Compagnia di chi vuole obbedire alla Parola di Dio, con mansuetudine ma con fedeltà assoluta alla Verità.

La Compagnia, come ha avuto a scrivere la giornalista ed amica Costanza Miriano, di quelli che porgono il collo, affrontano con coraggio la fatica e la difficoltà del quotidiano, ma restano saldi in piedi nei loro principi.

La Compagnia di chi si rifiuta di chiamare famiglia quel che non lo è, di pervertire il significato della creazione, di definire naturale quelli che sono prodotti della depravazione del peccato umano. Di dire che tutto è buono e così il suo contrario. Di chi non condanna ma discerne, ciò che è secondo Verità e ciò che non lo è. Accetta il primo e rifiuta di accettare il secondo.

La Compagnia dell’Agnello di Dio, di tutti coloro che lo vedono in piedi (innalzato) ma come immolato (sulla Croce), di tutti coloro che lo riconoscono come Colui che ha aperto il libro, ed a Lui si prostano e Lui solo adorano.

6 Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. 7 Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono.
8 Quand’ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. 9 Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, 10 e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra».
11 E vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. 12 Essi dicevano a gran voce: «Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode».
13 E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all’Agnello, siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli».
14 Le quattro creature viventi dicevano: «Amen!»
E gli anziani si prostrarono e adorarono. (Apocalisse 5)

Per ultima, permettetemi un po’ di leggerezza alla fine di questo post, la Compagnia del Girello, di quelli che, come me, pur avanti negli anni, ancora credono ai valori dell’amicizia, dello stare insieme, del gioco (per me il Subbuteo!), dello stare tutti insieme attorno ad un tavolo, ad una panno verde, condividere il bello che pure c’è nella vita, il buono per cui, per dirla con Samvise, l’Impavido, vale la pena di combattere.

Sam: Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che significavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa.
Frodo: Noi a cosa siamo aggrappati, Sam?
Sam: C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo.

Non vi sembri fuori luogo, in un post come questo, il gioco del Subbuteo, un gioco appreso da bambino. Chi non rimane nell’animo come un bambino, chi non è più capace di mettersi in discussione nel gioco, chi non è più capace di vedere chiaramente il bello ed il buono della vita, non avrà forza sufficiente per resistere al mondo ed entrare, quando sarà il momento, nella bellezza sfolgorante del Regno dei cieli.

Sarà un paragone ‘blasfemo’ per qualcuno, ma nel verde acceso della Contea, nel verde acceso di un panno per giocare, io vedo di traluce il verde dei pascoli erbosi del salmo 23, versetto 2. Il verde acceso della terra promessa, dove scorrono latte e miele, dei panorami messianici cantati dai profeti. Il verde acceso dell’erba alpina, dove corre il sentiero antico che solo conduce alle sorgenti delle acque, alla santa montagna dell’Eterno.

Giocare è mettersi in gioco. Con la fede, la fiducia di un bambino. Tranquillo e sereno perchè in braccio a Suo Padre. 

Sarà quel Padre, il Signore della Compagnia e di tutte le Compagnie, alla fine dei tempi e dei giorni, a dirci se eravamo o no dalla parte giusta del tavolo.

Informazioni su Luca Zacchi

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