La donna, la Parola, la misericordia (Giovanni 8,1-11 e 12,1-8)

Il Lezionario Comune Riveduto, cui solitamente faccio riferimento per le letture del giorno dalla Parola di Dio, oggi, quinta domenica di Quaresima o del tempo di Passione, propone una variante rispetto al Lezionario in uso presso la Chiesa Cattolica; la variante riguarda il suggerimento del brano tratto dall’Evangelo secondo Giovanni che per la Chiesa Cattolica è Giovanni 8,1-11 (il perdono concesso da Gesù alla donna adultera) mentre per le Chiese Riformate è Giovanni 12,1-8 (Maria di Betania che unge i piedi di Gesù) che entrambi i lezionari riprogongono, estendendo la lettura al versetto 11 (le minacce di morte estese anche a Lazzaro), per il Lunedì della Settimana Santa.

Un rapido confronto tra i due brani:

1 Gesù andò al monte degli Ulivi. 2 All’alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva.
3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna colta in adulterio; e, fattala stare in mezzo, 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. 5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» 6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. 7 E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 9 Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. 10 Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» 11 Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più».]

(Giovanni 8,1-11)

1 Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 2 Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. 3 Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio. 4 Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: 5 «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?» 6 Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e, tenendo la borsa, ne portava via quello che vi si metteva dentro. 7 Gesù dunque disse: «Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. 8 Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre».

(Giovanni 12,1-8)

bibbiaaperta

In entrambi i brani la protagonista principale è una donna. Una donna adultera colta in flagrante, nel primo caso, il cui nome non viene nominato. Maria, donna di Betania, nel secondo caso.

Altro punto in comune è Gesù che si trova con molte persone, in entrambi i casi. Nel primo, gli scribi ed i farisei che gli portano la donna adultera per accusarla, nel secondo i commensali della cena, tra i quali alcuni sono menzionati: Marta, la donna che Gesù aveva rimproverato perchè si faceva tirare qui e là dai tanti impegni domestici, perdendo di vista il centro, la cosa più importante, che era l’accoglienza da dare alla Parola dell’ospite (cfr. Luca 10,38-42); Lazzaro, che Giovanni sottolinea, Egli aveva risuscitato dai morti, e la cosa era così vera che era uno di quelli che era a tavola con Lui; Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, ma che stava per tradirlo, e che era ladro e che derubava i poveri (peggio di così!).

Maria, donna di Betania, è la sorella di Marta e di Lazzaro, colei che, invece, era stata lodata dal Signore per l’attenzione con cui ascoltava la Sua Parola, perchè aveva capito che questa era la sola che poteva dare senso ed avere importanza per la sua vita. All’inizio del capitolo 11 si dice che Gesù amava tutti e tre, e che Maria aveva un’attenzione speciale per la persona del Signore Gesù: Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro … Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli (cfr. Giovanni 11,1-5).

Cosa hanno in comune la donna adultera e Maria di Betania? Ad un primo sguardo può apparirci poco o nulla, ma a ben guardare una cosa in comune ce l’hanno. Entrambe, potremmo dire, pendono o di-pendono dalla Parola di Gesù, a questa si rimettono.

Maria di Betania lo fa con tutta sè stessa. Concentrandosi appunto nell’ascolto e nell’accoglienza della Parola del Signore, non solo con le orecchie, ma con ogni parte del suo corpo, con i suoi gesti. Mostra di aver capito con il gesto dell’ungere i piedi di Gesù, che dall’andare di quei piedi dipende la sua e la nostra salvezza. Perchè Gesù non è semplicemente un ospite da accogliere, non è semplicemente uno che annuncia qualcosa con la voce… E’ il Verbo Incarnato, è la Parola di Dio che cammina. Quei piedi che avanzano sono la garanzia per noi che possiamo avanzare, se Dio vorrà, sulla strada della nostra salvezza. E quindi dobbiamo baciare quei piedi, baciare la Parola di Dio, ungerci di Parola di Dio da ritrasmettere a nostra volta ai nostri fratelli.

La donna adultera si rimette alla Parola di Dio con il suo silenzio. Il Vangelo ce la descrive silenziosa. Parlano i farisei e gli scribi che la accusano. La accusano ripetutamente, usano tante parole, cercano di tirare a vantaggio dei loro interessi la stessa Parola di Dio. Gesù tace e scrive per terra, essi continuano ad accusare la donna. Finchè Gesù parla: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Parla e poi tace di nuovo riprende a scrivere per terra.

Non dice a quegli uomini che stanno perventendo la Parola di Dio. Non dice a quegli uomini che la Legge data da Mosè e dai Profeti è sbagliata. Come potrebbe esserlo! Viene dal Padre, viene da Dio. E’ stata incisa sulla pietra, riempie tutta la terra su cui Egli va scrivendo con il dito, quasi a ribadirlo.

Non è bene l’adulterio, è una condotta sbagliata, è un peccato verso il proprio marito o la propria moglie, è un comportamento da correggere. Non è indifferente essere adulteri o non esserlo. Però, «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Però non è a noi che spetta il giudizio ultimo di condanna a morte, di condanna a perdere la vita verso l’adultera o l’adultero.

Il peccato è giusto che sia denunciato. Il peccato è giusto che sia reso manifesto. Ma nessuno di noi può togliere la vita ad una altro. La Parola ci ha donato la vita, solo la Parola può togliercela. Dio, il Signore, ci ha donato la vita, ha detto la prima parola sulla nostra esistenza. Solo Dio, solo il Signore può dire l’ultima.

E quegli scribi e farisei non sono così disprezzabili come sembra. Perchè capiscono il senso delle parole di Gesù, capiscono il senso ultimo della Parola cui Gesù li richiama, la misericordia, il mettersi di fronte non al cuore di quella sorella ma al proprio cuore, e scoprire la sua miseria, la propria personale miseria, la personale miseria di chiunque si scopre peccatore. Ed uno dopo l’altro se ne vanno, si rimettono al giudizio della Parola di Dio.

Non so voi, ma io ogni volta che immagino quella scena ne sento la tensione, sento la durezza del silenzio, il frastuono assordante che riempie la testa ed il cuore di quegli uomini messi di fronte a sè stessi ed alle proprie mancanze. Uno dopo l’altro se ne vanno. Resta Gesù, la scena silenziosa, la donna peccatrice anche essa. E finalmente l’epilogo:

Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. 10 Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» 11 Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più».

Il Verbo Incarnato, dopo quegli uomini, si alza in piedi, mostra la Signoria della Parola di Dio sulla vita di ogni uomo, e si rivolge alla donna. «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?». La misericordia, di nuovo. Gesù sa che quella donna ha peccato, che quella donna è colpevole. Egli è in alto di fronte a lei, è sopra di lei; la Parola di Dio è sopra ogni parola umana, la domina, la sovrasta. Ma le fa notare che più nessuno è attorno a lei per accusarla, che più nessuno è intorno a lei per condannarla, che più nessuno è attorno a lei con una pietra in mano. Ed ella riconosce la misericordia che ora la avvolge tutta. Riconosce di essere stata salvata dalla giustizia sommaria degli uomini ed a sua volta risponde: «Nessuno, Signore».

Finalmente l’epilogo. Diceva qualcuno, restano la misera, la peccatrice, la povera ed il Signore, la misericordia, la Parola.

E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più».

Prima la misericordia. Neppure io ti condanno. Poi l’invito a rialzarsi e riprendere il proprio cammino nella vita, Va’, poi la chiamata alla conversione dal proprio stato di peccato, e non peccare più. La ripresa del cammino della propria vita, dal momento che si è riscoperta la grandezza della Parola di misericordia prevede che si corregga senza indugio la propria condizione di peccato. Perchè comunque alla fine dei tempi sarà la Parola del Signore ad emettere l’ultimo, il solo vero e definitivo giudizio.

Sta a noi comportarci come la Parola del Signore ci dice, e poi rimettersi a quanto Egli ha stabilito per noi fin dal principio.

Sta a noi ungere costantemente la propria vita con l’olio di salvezza e di guarigione della Parola di Dio. Sta a noi riconoscere il Signore e la Sua Parola, in piedi, alti, di fronte e sopra di noi. Per poi rimetterci al Suo volere. Alla Sua misericordia. Perchè noi possiamo anche far finta di non vedere i nostri peccati, i nostri errori, le nostre mancanze, le pietre che ci ingombrano le mani, i soldi rubati che riempiono le nostre tasche… Ma Egli vede il nostro misero cuore…

Preghiamo che ne abbia pietà.

Amen.

Informazioni su Luca Zacchi

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