Gesù e la festa delle Capanne (Giovanni 7,1-18)

1 Dopo queste cose, Gesù se ne andava per la Galilea, non volendo fare altrettanto in Giudea perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

2 Or la festa dei Giudei, detta delle Capanne, era vicina. 3 Perciò i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qua e va’ in Giudea, affinché i tuoi discepoli vedano anch’essi le opere che tu fai. 4 Poiché nessuno agisce in segreto, quando cerca di essere riconosciuto pubblicamente. Se tu fai queste cose, manifèstati al mondo». 5 Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui. 6 Gesù quindi disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo, invece, è sempre pronto. 7 Il mondo non può odiare voi; ma odia me, perché io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie. 8 Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9 Dette queste cose, rimase in Galilea.

10 Ma quando i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora vi salì anche lui; non palesemente, ma come di nascosto. 11 I Giudei dunque lo cercavano durante la festa, e dicevano: «Dov’è quel tale?» 12 Vi era tra la folla un gran mormorio riguardo a lui. Alcuni dicevano: «È un uomo per bene!» Altri dicevano: «No, anzi, svia la gente!» 13 Nessuno però parlava di lui apertamente, per paura dei Giudei.

14 Verso la metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15 Perciò i Giudei si meravigliavano e dicevano: «Come mai conosce così bene le Scritture senza aver fatto studi?» 16 Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17 Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio. 18 Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato, è veritiero e non vi è ingiustizia in lui.

(Giovanni 7)

bibbiaaperta

Gesù si trova a Gerusalemme per la festa delle Capanne, Sukkot.

Questa, assieme alla Pasqua (Pesach) ed alla Pentecoste (Shavuot), fa parte dei tre pellegrinaggi a Gerusalemme prescritti nella Torah. Si celebra il 15 del mese di Tishri, primo mese dell’anno (per il nostro calendario settembre- ottobre).

La festa delle Capanne è detta anche festa del raccolto o festa della nostra gioia, poiché la celebrazione avviene alla fine del raccolto e nella gioia. Risale al periodo della vendemmia, quando i contadini mettono al riparo dalle piogge i loro raccolti, sotto le tende.

La Torah comanda: “Celebrerete questa ricorrenza come festa in onore del Signore per sette giorni l’anno; legge per tutti i tempi, per tutte le vostre generazioni: la festeggerete nel settimo mese. Nelle capanne risiederete per sette giorni; ogni cittadino in Israele risieda nelle capanne, affinché sappiano le vostre generazioni che in capanne ho fatto stare i figli di Israele quando li ho tratti dalla terra d’Egitto” (Levitico 23, 41-43).

Il nome capanne, Sukkot, ricorda, appunto, le capanne abitate dagli ebrei durante i 40 anni vissuti nel deserto, dopo l’uscita dall’Egitto. In questo tempo Israele imparò ad affidarsi a Dio, a credere nella sua fedeltà anche nelle prove. Il tempo trascorso nel deserto è stato tempo di prova: mancava l’acqua, il cibo, ma anche il tempo dell’esperienza della premura di Dio che ha protetto, nutrito e educato il popolo a vivere nella libertà ricevuta in dono.

Perchè Gesù rifiuta di andare alla festa pubblicamente, con i suoi fratelli? Perchè i suoi fratelli non volevano che andasse a Gerusalemme per mostrare che Egli era Dio, ma bensì per mostrare miracoli e prodigi e fare proseliti. Mentre a Gesù interessava suscitare la fede del popolo. Commenta giustamente ed amaramente Giovanni: Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui.

Perciò sale alla festa di nascosto, ma anche così suscita la curiosità e l’interesse di tanti che, sia pure di nascosto e sottovoce, parlano di lui.

Poi, verso la metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. Da notare, quando finalmente si reca alla festa, sale al Tempio, la casa di Dio, la casa del Signore, la casa del Padre, la Sua casa e si mise ad insegnare. Egli non aveva fatto studi nella sua vita terrena, e tutti si meravigliano della sapienza che esce dalla sua bocca.

Come quando, bambino, era sfuggito a Maria ed a Giuseppe, che lo avevano alla fine ritrovato nel Tempio, che dibatteva con i dottori. Ed aveva replicato al loro rimprovero con il dirgli: Non sapevate che dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?  (Luca 2,49). Anche i suoi genitori si erano meravigliati. Nemmeno i suoi genitori avevano capito. Il Vangelo di Luca ci dice però che sua madre serbò l’accaduto nel suo cuore, ovvero accettò il mistero della volonta di Chi le aveva donato quel Figlio.

16 Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17 Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio. 18 Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato, è veritiero e non vi è ingiustizia in lui.

Capite, dice. Io non sono venuto per fare la mia volontà, per cercare la mia gloria personale. Io sono venuto perchè sono stato mandato. Io eseguo la volontà del Padre. Tutto mi è stato dato dal Padre. Tutto vi è dato dal Padre, ogni mezzo di salvezza. Vi è data la Sua Parola. Vi è data la Sua dottrina. E questa Parola, questa dottrina che io incarno, poichè io sono il Verbo Incarnato, è quella che è contenuta nelle Scritture che oggi vi annuncio e vi spiego.

La Capanna in cui l’uomo è chiamato a vivere, così leggo io, è la Capanna della Parola di Dio. Una Capanna ben più sicura di tutte le case fatte con la muratura delle nostre certezze, dei nostri pregiudizi, delle nostre parole tanto spesso vuote di contenuto vero.

Può sembrarci fragile, debole, ma è proprio questa la sua forza. E’ la casa più adatta per la nostra realtà di uomini e donne peccatori, che hanno bisogno di respirare, hanno bisogno d’aria, hanno bisogno della grazia dello Spirito per apprendere la sapienza del vivere.

Una Capanna aperta, perchè ci chiama ad uscire ed a testimoniare a nostra volta.

Una Capanna, perchè non ci crediamo mai arrivati a destinazione, ma perchè ci rendiamo conto che siamo sempre in cammino con Dio, dal primo all’ultimo dei nostri giorni terreni.

Una Capanna, non una reggia o un palazzo di lusso, perchè ci ricordiamo sempre che la gloria che andiamo cercando non è mai la nostra, ma quella di Dio. E guai a quell’uomo che cerca la propria, gli rovinerà addosso quando meno se l’aspetta.

Il tempo è compiuto. Facciamoci trovare pronti, come meglio sappiamo. Poi, sia fatta la Sua volontà.

Amen.

 

Informazioni su Luca Zacchi

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