La congiura (Geremia 18, 18-23)

18 Essi hanno detto:
«Venite, tramiamo insidie contro Geremia;
poiché la legge non verrà meno per mancanza di sacerdoti,
né il consiglio per mancanza di saggi, né la parola per mancanza di profeti.
Venite, attacchiamolo con la lingua
e non diamo retta a nessuna delle sue parole».
19 SIGNORE, volgi a me la tua attenzione
e odi la voce dei miei avversari.
20 Il male sarà forse reso in cambio del bene?
Essi infatti hanno scavato una fossa per me.
Ricòrdati come io mi sono presentato davanti a te
per parlare in loro favore,
e per distogliere la tua ira da loro.
21 Perciò abbandona i loro figli alla fame;
dalli in balìa della spada;
le loro mogli siano private di figli e rimangano vedove;
i loro mariti siano feriti a morte;
i loro giovani siano colpiti dalla spada in battaglia.
22 Un grido si oda uscire dalle loro case,
quando tu farai piombare su di loro all’improvviso le bande nemiche;
poiché hanno scavato una fossa per catturarmi,
e hanno teso dei lacci ai miei piedi.
23 Tu, SIGNORE, conosci tutti i loro disegni contro di me per farmi morire;
non perdonare la loro iniquità,
non cancellare il loro peccato davanti ai tuoi occhi!
Siano essi abbattuti davanti a te!
Agisci contro di loro nel giorno della tua ira!

La prima lettura del giorno, secondo il lezionario cristiano cattolico, riporta soltanto i primi tre versetti, da 18 a 20 di questa parte del capitolo 18 del libro del profeta Geremia. Probabilmente lo fa per la durezza del linguaggio dei tre versetti che seguono, dal 21 al 23, nei quali il profeta sembra invocare l’ira del Signore su chi rifiuta la sua profezia.

Spesso capitano queste cose, non solo nel lezionario cattolico, ma anche nella predicazione di altre chiese cristiane. Spesso a proprio arbitrio non si leggono o si omettono determinate parti della Scrittura perchè sembrano ‘troppo dure’.

L’esempio più classico sono i cosiddetti “salmi imprecatori”.

Agostino di Ippona risolveva il problema in questo modo:

Nei santi salmi avete letto che colui il quale parla nei salmi sembra augurare molte sciagure ai propri nemici. ” Eppure è certo – dice qualcuno – che colui il quale parla nei salmi è un santo: e allora perché desidera tante sciagure ai propri nemici? “. Non è un augurio ma una previsione; è una previsione profetica, non un’imprecazione malefica. Quegli autori ispirati da Dio sapevano già il male o il bene che doveva capitare a uno o a un altro e lo predicevano dando alle loro profezie la forma d’un augurio. (Discorso 56,3).

Il nostro autore, turbato e rattristato, pregava, mentre stava combattendo contro tutte le ingiurie dei suoi offensori. Non pregava per sopraffarli restituendo loro l’ingiuria, ma per riuscire a non odiare alcuno di loro. (Esposizione sui Salmi, 54).

Direi che la “soluzione” vada applicata anche a Geremia. Non è Geremia che invoca il male sui propri nemici, sono essi stessi ad attirarselo su di sè, rigettando la parola del profeta, e quindi la Parola del Signore, e la rovina che descrive il profeta è semplicemente la conseguenza delle loro azioni malvagie.

Una seconda riflessione da fare, la faccio spesso su questo blog, è che occorre sempre ricordare che la Parola del Signore non è, come molti credono, solo e semplicemente una parola di generica bontà ed edificazione. E’ anche e forse soprattutto una Parola di denuncia di peccato, di denuncia delle ingiustizie umane. O non avrebbe, la Parola del Signore, la Croce del Signore Gesù come il suo vertice più alto.

Certo, c’è la Pasqua dopo, c’è la Resurrezione, c’è la Pentecoste, ci sarà alla fine dei tempi un giudizio finale centrato sulla misericordia… Ma non siamo ancora, noi alla fine dei tempi. Dopo la vittoria del Signore sulla morte c’è, per noi, il tempo della testimonianza, il tempo del martirio. In quello siamo!

Ed anche il giudizio finale, sarà centrato sulla misericordia, ma sarà un giudizio. E ci sarà, ci dicono sempre invariabilmente le Scritture, l’Antico come il Nuovo Testamento, Geremia nel brano di oggi come Gesù in Matteo 25, nel discorso escatologico, chi andrà da una parte e chi dall’altra. Chi alla gioia eterna e chi all’eterna rovina.

Perciò io credo che bisogna leggere anche queste parti ‘scomode’ della Scrittura. Che ci ricordano che la nostra realtà non è mai così bella come ci piace dipingerla. Che sono molte di più le nostre mancanze verso la Parola del Signore, che la nostra obbedienza. Che se non siamo pronti a prendere la nostra croce ogni giorno e ad seguirLo non ce la possiamo fare. Che se pensiamo, come Giacomo e Giovanni nel Vangelo del giorno (Matteo 20,17-28), che il nostro sia un destino di potere e di gloria, con un Messia di tal fatta, siamo nel più clamoroso degli errori, un equivoco che potrebbe costarci l’eternità…

17 Poi Gesù, mentre saliva verso Gerusalemme, prese da parte i dodici; e strada facendo, disse loro: 18 «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi; essi lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; e il terzo giorno risusciterà».

20 Allora la madre dei figli di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi per fargli una richiesta. 21 Ed egli le domandò: «Che vuoi?» Ella gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno». 22 Gesù rispose: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». 23 Egli disse loro: «Voi certo berrete il mio calice; ma quanto al sedersi alla mia destra e alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma sarà dato a quelli per cui è stato preparato dal Padre mio». 24 I dieci, udito ciò, furono indignati contro i due fratelli. 25 Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. 26 Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; 27 e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo; 28 appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

 

Informazioni su Luca Zacchi

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