Pilato al Senato

Nel Presidente Grasso – scrive Antonello Iapicca – ha vinto la stessa “interpretazione pragmatica del diritto” che vinse in Pilato: “più importante della verità del caso è la forza pacificante del diritto, questo fu forse il suo pensiero e così si giustificò davanti a sé stesso. La pace (condizione fondamentale per la conservazione dell’Impero) fu in questo caso per lui più importante della giustizia”. Dimenticando però che, “in ultima analisi, la pace non può essere stabilita contro la verità” (Benedetto XVI).

Discernere

Il Presidente del Senato, per giustificare la decisione ingiustificabile di negare il voto segreto sul non passaggio agli articoli e relativa sospensione della discussione sul Ddl Cirinnà, dice testualmente: “non sono Ponzio Pilato”. Dimentica però che Pilato, lavandosi le mani, ha deciso eccome, e ha fatto crocifiggere Gesù Cristo dando seguito alla decisione presa “a maggioranza” dal Sinedrio. Come ricordava ieri Camillo Langone su Il Foglio, citando il libro di Aldo Schiavone “Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria”: “Lo storico spiega come a volere la condanna di Gesù non fu il popolo di Gerusalemme, furono i componenti del sinedrio e forse il seguito, “i capi dei sacerdoti e le guardie” come del resto si legge nel Vangelo di Giovanni. Il crucifige venne pronunciato in un cortile, non da quarantamila persone (gli abitanti di Gerusalemme all’epoca) né da quattromila, al massimo da quattrocento, un po’ poco per considerare…

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Una risposta a Pilato al Senato

  1. Serena ha detto:

    Questa mi era sfuggita: ha davvero menzionato Pilato?! È proprio un servo del potere.

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