Come disse anche il giovane Karl Marx…

Nel caso che una cultura andasse contro la natura umana, essa si auto-distruggerebbe e non sarebbe più trasmessa alle generazioni future. Diventerebbe una “anti-cultura”.

Che cosa c’è da temere da una “cultura” che si arroga il diritto di chiamare con le parole “matrimonio” o “famiglia” arbitrariamente tutto quello che vuole, una cultura che dice che l’unico fondamento del matrimonio è l’affetto e pretende il nome di famiglia per qualsiasi tipo di convivenza affettiva immaginabile? Il pericolo più grande non è certo che duri per secoli. La realtà è una maestra severa.

E mentre Dio è misericordioso e perdona, la realtà purtroppo punisce senza pietà.

Come diceva già il giovane Karl Marx, un parlamento che volesse definire a modo suo cosa sia il matrimonio è eguale a un sistema legislativo che volesse cambiare, per decreto, le leggi della gravità e dell’acqua (Der Ehescheidungsgesetzentwurf, Rheinische Zeitung 353, 19 dicembre 1842).

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Anche se un bel giorno il Parlamento italiano, oppure quello europeo, dovesse decidere di abrogare la legge della gravità, chi decidesse di buttarsi dalla finestra continuerebbe comunque a cadrebbe giù. Come nel caso della gravità, così anche nel caso del matrimonio il pericolo non è che una tale legislazione duri nel tempo, ma piuttosto che l’impatto con la realtà sia distruttivo e potenzialmente letale. Invece la cultura, nel suo vero significato, porta la natura umana al suo compimento.

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